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Tre cose che il governo deve e può fare subito per l'economia

Sono tre interventi immediati, e immediatamente benefici ai conti delle imprese, che secondo noi di Economy Group potrebbero essere varati subito. Anche se gravosi per il bilancio dello Stato eviterebbero guai peggiori. L'Iva per cassa, il rinvio dei pagamenti degli oneri sociali del cosiddetto "cuneo fiscale" sui salari, un credito d'imposta per tutti i costi sostenuti con aziende fornitrici pubbliche concessionarie.

Sergio Luciano
Tre cose che il governo deve e può fare subito per l'economia

Per prevenire che il coronavirus causi un disastro economico senza precedenti al nostro Paese - con un rischio di fallimento per il 10% delle imprese italiane, già stimato dalla Cerved - occorrono misure di aiuto concrete e immediate, che riducano subito i costi per le aziende in difficoltà, ma proprio sin da domani.
E’ impensabile per qualsiasi governo pensi di fronteggiare una simile crisi promettendo lo sblocco di investimenti che farebbero sentire i loro effetti tra sei o dodici mesi.
Ed è auspicabile che di cose concrete e non di progetti remoti si discuta oggi a Palazzo Chigi tra il governo e le parti sociali. Non solo di misure a effetto magari incisivo ma ritardato. Ma di aiuti operativi da oggi.
Secondo noi di Economy Group ci sono almeno tre disposizioni che potrebbero essere varate immediatamente e che quindi darebbero immediato sollievo effettivo alle imprese, soprattutto medie e piccole, proprio in termini di risparmio di cassa e di miglioramento dei conti 2020:
 
-       SUBITO l’Iva per cassa: significa alleviare i costi fissi delle imprese di un 22% sul fatturato che verrà pagato dai clienti con gli inevitabili ritardi da crisi;


-       SUBITO il congelamento del cuneo fiscale, tutto, sul lavoro dipendente: i pagamenti a carico delle imprese di tutta la parte immersa della retribuzione (versamenti previdenziali, assistenziali e fiscali) vengono sospesi fino alla fine dell’emergenza epidemica e poi pagati a rate nei successi due anni;


-       SUBITO il conteggio di un credito d’imposta del 20%, a vantaggio di tutte le imprese, su tutti i costi per acquisto di servizi in concessione (energia, trasporti, autostrade etc).
 
Chiaramente sono misure che inciderebbero direttamente e immediatamente sul gettito fiscale e previdenziale del bilancio dello Stato 2020, riducendolo. E determinerebbero un incremento del deficit, verosimilmente maggiore di quello ad oggi preventivato. Ma anche il default del 10% delle imprese italiane sarebbe una sciagura, anzi ben peggiore, per il lavoro e per i saldi di bilancio, dello Stato e dei privati. Impensabile.

E in questo frangente, cioè in una calamità naturale sistemica e continentale senza precedenti, sarebbe una vergogna senza fine se l’Unione europea non reagisse con compattezza e determinazione.

Oggi la Federal Reserve ha tagliato di mezzo punto i tassi d’interesse, anticipando le previsioni più ottimistiche. La Bce per ora si è limitata ad un preannuncio d’apertura verso misure “adeguate e mirate”.

Occorre che anche sul fronte della politica fiscale e finanziaria il Consiglio e la Commissione agiscano. Subito deroghe ai parametri di Maastricht, subito una prima emissione di eurobond. Con o senza il permesso della Germania, peraltro esposta quanto e più di tutti gli altri Stati membri al flagello del coronavirus, data l’estrema esposizione che quella nazione ha da tempo ai rapporti personali e commerciali con la Cina.
 
 
 

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