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Videoconferenze a dati protetti, la grande sfida di Bandyer

Una start-up italiana, quindici ragazzi, un pugno di soci di qualità e un bel numero di clienti "corporate" già convinti: per una tecnologia che abilita su qualunque browser la piattaforma proprietaria di qualsiasi azienda a sostenere la videocomunicazione più flessibile diretta con i clienti, senza regalare inutilmente dati a nessuno.

Redazione Web
Videoconferenze a dati protetti, la grande sfida di Bandyer

Lo smartphone squilla, il suo proprietario guarda lo schermo e riconosce il brand della propria banca. E già questa è una prima rivoluzione perchè, fino a ieri, vedevi numeri "sconosciuti”. In più quando risponde, il chiamato si identifica con la sua impronta digitale e sa che da quel momento la sua banca ha la certezza che a dialogare sia lui in persona, senza star lì a chiedere numeri di codice. A quel punto il bancario che chiama e il cliente chiamato sono in connessione diretta audio e video e possono parlare in totale sicurezza di relazione e riservatezza dei dati: discutendo di soldi, di investimenti, di acquisti in Borsa, di debiti… senza fishing possibili. Chiamata sicura e dati protetti.
Non è una videochiamata via Skype, né via Facetime: bellissime soluzioni, ma accomunate dal piccolo difetto di nascere e vivere su piattaforme informatiche planetarie, dalle proprietà lontane e potentissime. Che fagocitano i dati dei loro utenti e…bontà loro se non ne fanno usi strani.
Bandyer invece – così si chiama l’azienda italiana che ha messo a punto questa nuova tecnologia di videocomunicazione - fa girare le sue soluzioni su qualunque browser, abilita cioè la piattaforma delle sue aziende clienti (come la banca, appunto, ma potrebbe essere anche un’impresa produttrice di beni di largo consumo o una compagnia di assicurazioni) a funzionare nella comunicazione audiovideo di alta qualità senza pagare l’obolo dei dati a occhi indiscreti e “terzi”. Ebbene, questa tecnologia originale è appunto nata in Italia da una start-up che ha aperto i battenti quattro anni fa, ottenendo rapidamente la fiducia di clienti dai nomi talmente autorevoli che, quando potranno essere rivelati, basteranno da soli a far capire la forza dell’invenzione.
Altri esempi? Un agente assicurativo cha ha una nuova polizza da proporre ai suoi clienti apre il Crm (il suo sistema di customer relationship management), sceglie il cliente e clicca sul pulsante di chiamata, sperando che il cliente risponda al telefono. Lo smartphone del cliente squilla, e l’interessato riconosce il chiamante e non ha ragione di temere che sia una delle solite, asfissianti telefonate di telemarketing ed è invogliato a rispondere… E le case-histories potrebbero continuare.
“E’ una vera rivoluzione, che ridisegna anche il modo in cui si fa business”, spiegano i ragazzi di Bandyer, una squadra molto affiatata – Filippo Rocca, Simone Mazzoni, Francesco Durighetto e un’altra decina – che cerca di non cadere nel tranello del personalismo e ama parlare in modalità collettiva. “Mettiamo a disposizione dei clienti servizi di ‘full collaboration’ che trasforma l’esperienza di comunicazione in un fatto naturale e semplice ed allo stesso tempo completo, perchè l’utente ha la possibilità di interagire con i propri consulenti o operatori direttamente dalla pagina in cui si trova anche condividendo documenti oppure dalla pagina web del portale dell’azienda”.
Bandyer nasce insomma partendo da questa domanda: Perché limitarsi ad usare soluzioni esterne alle proprie piattaforme aziendali, quando la propria videocomunicazione potrebbe essere integrata e brandizzata?
In effetti l’idea è “semplice” ma molto efficace in quanto consente di integrare in tutta la filiera tecnologica anche la componente di comunicazione per supportare sia il canale mobile che web. Bandyer consente in questo modo di abbattere le barriere tecnologiche di utenti che non hanno dimestichezza con app e device e che quindi in modo semplice riescono a interagire con le aziende da cui si acquistano i beni o servizi.
Bandyer in definitiva si propone di aiutare a migliorare il rapporto di qualsiasi azienda con la sua clientela intercettando anche le nuove generazioni, incontrandone le esigenze digitali, e soprattutto proteggendoli con una comunicazione sicura e tracciabile. Dal punto di vista tecnologico Bandyer ha fatto proprio, seppure in anticipo rispetto al mercato, lo stack tecnologico che è diventato lo standard di mercato, ovvero WebRTC , scelto anche da colossi come Google e Microsoft.
Una bella storia di innovazione italiana che ha l’ambizione di conquistare il mercato nazionale e non solo, con una value proposition molto forte sia per il business che per IT che ne apprezza la facilità di integrazione e gestione.
“L’azienda ha avuto un’ottima accoglienza sui mercati nei quali si è oggi accreditata – conclude il team - e possiamo affermare che dopo solo tre anni dallo startup, siamo tra i leader nella videocomunicazione 2.0”. Un team giovane e motivato che ha rapidamente conquistato il mercato e che oggi continua a crescere a tassi importanti.
Bandyer ha ottenuto importanti riconoscimenti sul territorio italiano. Vincitrice di UnicreditStartlab come migliore startup digitale a solo un anno dalla sua fondazione, è anche la prima in Italia ad ottenere il prodotto di convertible notes da Intesa SanPaolo. Una grande compagine di soci investitori, che hanno creduto nella potenzialità del servizio, ha permesso questa crescita a Bandyer; la scale-up conta oggi 15 persone e si posiziona sul mercato italiano come una realtà solida e in grande espansione, per l’abilitazione della comunicazione digitale seamless.
 
 

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