Gruppo Cassa Centrale e Prelios Credit Servicing

Identità territoriale, focalizzazione rigorosa sul sostegno all’economia reale, con particolare riguardo alle piccole e medie imprese: sono le chiavi di volta della strategia che Cassa Centrale Banca, la Bcc trentina presieduta da Giorgio Fracalossi e impegnata nel processo che la renderà la capofila del nascente Gruppo Bancario Cooperativo, sta affermando in tutte le sue iniziative, in vista della piena attuazione del progetto di riforma delle Banche di Credito Cooperativo. L’istituto macina (e attua) progettualità, come un fiume in piena, il che – di questi tempi – non è affatto scontato, nel settore creditizio. Dopo aver rapidamente raggiunto la soglia patrimoniale di un miliardo di euro necessaria per sostenere, fino alla completa attuazione, il processo di aggregazione, ha recentemente avviato, tramite la partecipata Neam (Nord Est Asset Management S.A.), società di diritto lussemburghese di cui è azionista al 50% che gestisce a sua volta il Fondo comune di investimento Nef, il nuovo comparto Risparmio Italia Pir che sarà gestito in ottemperanza a quanto previsto dalla specifica normativa Pir fruendo così degli importanti benefici fiscali connessi, e ha lanciato l’ultimo comparto per gli investimenti etici.  Con il comparto Risparmio Italia PIR l’offerta di strumenti di investimento e di risparmio è stata arricchita di opportunità sia per la clientela più dotata patrimonialmente, sia per quella che riesce ad accantonare un po’ di risparmio tempo per tempo, attraverso i Pac piani di accumulo capitale.  Non solo. Dopo aver lanciato Nef Ethical Balanced Conservative e Nef Ethical Balanced Dynamic, che hanno raccolto rispettivamente 65 e 200 milioni di euro, è partito l’8 agosto anche Nef Etichal total return bond con un approccio sostenibile agli investimenti.

La soglia patrimoniale di un miliardo di euro, necessaria per l’aggregazione, è stata rapidamente raggiunta

Ma andiamo con ordine. In autunno dovrebbe prendere formalmente avvio l’iter di ottenimento delle autorizzazioni da parte di Banca d’Italia e Banca centrale europea (Bce) per la nascita di Gruppo Cassa Centrale Banca, un nuovo e moderno soggetto di credito e finanziario, che scaturisce dal piano di riforma del credito cooperativo. La quota patrimoniale raggiunta a fine marzo è stata non solo un passaggio formale ma una tappa strategica che ha dato entusiasmo e enfasi ad un’unione di realtà territoriali a cui il progetto si rivolge. L’attuale assetto del Gruppo ha origine nel 2007 con la costituzione del Gruppo Bancario Cassa Centrale Banca, composto dalla capogruppo Centrale Finanziaria del Nord Est e da Cassa Centrale Banca-Credito Cooperativo del Nord Est, la quale detiene, a sua volta, partecipazioni di controllo in altre società. Presto al Gruppo si aggregheranno le oltre 110 BCC, Raiffeisen e Casse Rurali da tutta Italia che hanno deciso di unirsi. Parallelamente, Cassa Centrale Banca è anche impegnata a portare avanti iniziative che vadano nella direzione di sostenere una strategia di crescita ormai segnata. Il fronte è quello della raccolta di capitali, appunto attraverso il veicolo di Nef, un fondo con numerosi comparti capace di offrire al risparmiatore la possibilità di costruire un portafoglio ampiamente diversificato in funzione della propria strategia di investimento. Ma l’identità del gruppo vuole connotarsi anche più marcatamente, sottolinea il vicedirettore generale di Ccb Enrico Salvetta, che è poi il vero deus ex macchina degli investimenti della banca: con gli investimenti etici. Riuscire ad unire ritorni economici ed eticità è una sfida che molti hanno tentato di affrontare, ma spesso con risultati di scarso rilievo. Cassa Centrale Banca, la prima Bcc ad avere avviato questa tipologia di comparti, pare ci stia riuscendo. Il primo dato da cui partire è appunto la raccolta di capitali. Con il lancio dell’ultimo comparto, il Nef Etichal total return bond, l’obiettivo entro fine anno è quello di raggiungere 600 milioni di euro, tutti investiti secondo principi etici, che si traduce in “no armi, no energia nucleare, no uranio arricchito, no pornografia, no gioco d’azzardo e infine no tabacco e alcol”.

Il Nef Etichal total return bond si pone l’obiettivo entro fine anno di raggiungere i 600 milioni di euro

Ma non solo: le indicazioni date ai gestori prevedono anche una valutazione reputazionale sulle aziende su cui investire, che devono quindi tenere una condotta trasparente e non aggressiva nei confronti del mercato e porre al centro la tutela dei dipendenti. Troppo facile fare soldi sulle spalle dei lavoratori.  “Le casse rurali sono nate oltre 100 anni”, spiega Salvetta, “con lo spirito solidale tra le persone che decisero di mettere in comune le risorse e cooperare per la crescita del territorio. Per cui la finanza etica ce l’abbiamo nel Dna e con questa cerchiamo ancora di sostenere il territorio e le aziende locali. Ricordo che gli utili di Neam vengono ridistribuiti sul territori, come fanno le Bcc da sempre”.  Ma la vera sfida, secondo Salvetta, è di riuscire a far percepire la finanza etica non come un investimento di serie B, ma come un comparto che possa offrire ritorni economici sostanziali: “La nostra proposta non vuole essere di nicchia, ma si rivolge a tutti, con caratteristiche commerciali valide e redditizie”. Cogliendo tutte le opportunità dell’innovazione: come appunto i Pir: “Siamo stati”, conclude Salvetta, “la prima banca ad avere lanciato una raccolta di capitali per i PIR, senza passare da un fondo. La risposta è stata ottima, in pochi mesi abbiamo raccolto quasi 100 milioni di euro”.