La ripresa non corre, ma cammina con passo più sicuro. E in una fase in cui l’economia europea procede a strappi, non è un dettaglio. Secondo l’ultimi dati di congiuntura diffusi da Confcommercio, a febbraio il Pil italiano dovrebbe registrare una crescita dell’1,3% su base annua, con un incremento congiunturale dello 0,2%. Numeri che consolidano la dinamica già emersa a gennaio e che, soprattutto, certificano un avvio di 2026 in continuità con il miglioramento osservato nella parte finale dello scorso anno.

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Il 2025 si era chiuso con un incremento dello 0,3% nell’ultimo trimestre, grazie anche alle revisioni al rialzo dei dati precedenti. Un risultato superiore alle attese di molti previsori istituzionali, che ha lasciato in eredità al nuovo anno un trascinamento statistico favorevole. In termini tecnici, una base di partenza più solida. In termini pratici, un cuscinetto che aiuta a sostenere la crescita nei primi mesi del 2026.

I segnali che arrivano dagli indicatori ad alta frequenza raccontano di un clima meno incerto. La fiducia di imprese e famiglie mostra qualche progresso, la produzione industriale dà cenni di stabilizzazione e la propensione alla spesa si rafforza, pur senza strappi. È un miglioramento graduale, non un cambio di fase strutturale, ma sufficiente per riportare la variazione tendenziale del Pil sopra la soglia dell’1%, traguardo che mancava da tempo.

Sul fronte dei consumi, la dinamica resta moderata ma coerente con un percorso di recupero. A gennaio si registra un aumento dello 0,5% su base annua e dello 0,3% rispetto a dicembre. Non si tratta di un boom della domanda interna, bensì di un consolidamento progressivo. La novità è che i segnali positivi non riguardano più soltanto i servizi, tradizionalmente più reattivi, ma iniziano a coinvolgere anche alcuni segmenti dei beni.

Permangono tuttavia aree di fragilità. In diversi comparti, soprattutto tra i beni durevoli per la casa, la fase di contrazione sembra aver lasciato spazio non a una vera ripresa, bensì a una sostanziale stagnazione. È un passaggio meno doloroso rispetto al calo, ma non ancora sufficiente per parlare di inversione di ciclo. La variabilità tra settori si riduce, ma la domanda resta selettiva.

Un elemento che gioca a favore del quadro macroeconomico è la dinamica dei prezzi. Per febbraio è attesa un’inflazione dello 0,3% su base mensile e dell’1,1% su base annua. Livelli storicamente contenuti che contribuiscono a preservare il potere d’acquisto e, di riflesso, la fiducia dei consumatori. Le tensioni ancora visibili su alcune voci alimentari e la volatilità degli energetici dovrebbero progressivamente attenuarsi, anche alla luce di un’inflazione di fondo che si mantiene sotto il 2%.

Per imprenditori e professionisti il messaggio è chiaro: il contesto non è ancora espansivo in senso pieno, ma la traiettoria appare meno incerta rispetto a pochi mesi fa. La crescita c’è, anche se a bassa intensità; i consumi tengono, pur senza entusiasmi; l’inflazione non rappresenta, per ora, un fattore destabilizzante. In altre parole, l’economia italiana sembra aver archiviato la fase più delicata, ma resta in equilibrio su un sentiero stretto.