Matteo Messina Denaro agricoltura
CATTURATO IL BOSS MATTEO MESSINA DENARO, IL MOMENTO IN CUI VIENE PORTATO VIA DALLA CASERMA

I medici della clinica dove si curava raccontano di come il signor Bonafede, alias Matteo Messina Denaro, regalasse loro sempre dell’olio. Non erano al corrente di chi fosse quel paziente tanto generoso, come molti italiani non sanno che gli affari del boss riguardano anche l’agricoltura, in particolare proprio gli oliveti.

Agromafie un affare miliardario

Dai campi alla tavola l’agroalimentare è diventato un settore prioritario di investimento della malavita con il business criminale delle agromafie che ha superato i 24,5 miliardi di euro. È quanto afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nell’esprimere apprezzamento per la cattura di Matteo Messina Denaro ed il ringraziamento ai magistrati, ai carabinieri dei Ros e a tutte le forze dell’ordine.

Matteo Messina Denaro e l’agricoltura

I rapporti tra Matteo Messina Denaro e l’agricoltura, ma soprattutto alcuni agricoltori siciliani, rimangono forti. A favorire la latitanza del capomafia sembra essere stato un commerciante di olive che gestiva un centro per l’ammasso delle cultivar Nocellara del Belice alla periferia di Campobello di Mazara e che tra i doni preferiti per i sanitari c’erano olio o altre specialità contadine. La criminalità, con l’intermediazione, distrugge la concorrenza e il libero mercato legale soffocando l’imprenditoria onesta, anche compromettendo in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l’effetto indiretto di minare profondamente l’immagine dei prodotti italiani ed il valore del marchio Made in Italy.

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Come operano le mafie nelle campagne

Il legame tra il mondo mafioso e l’agricoltura è radicato fin dalla nascita delle mafie, “Che nelle campagne operano attraverso furti di attrezzature e mezzi agricoli, racket, abigeato, estorsioni, o con il cosiddetto pizzo anche sotto forma di imposizione di manodopera o di servizi di trasporto o di guardiania alle aziende agricole, danneggiamento delle colture, aggressioni, usura, macellazioni clandestine, caporalato e truffe nei confronti dell’Unione europea fino al controllo di intere catene di supermercati e ristoranti. L’arresto rappresenta dunque un momento storico che – conclude Prandini – mette la parola fine ad una latitanza che ha impoverito l’economia e la reputazione del Paese.