Franco Tatò
Franco Tatò, il manager scomparso a 90 anni

Il manager Franco Tatò è morto per un ictus all’età di 90 anni. Era ricoverato a San Giovanni Rotondo (Foggia), all’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza. Era alla vigilia di un intervento endocardico. Accanto a lui la moglie Sonia e la figlia Carolina, alle quali vanno le condoglianze di tutta la redazione di Economy.

Il manager filosofo, che è stato ai vertici delle grandi aziende italiane

Nato a Lodi nel 1932 Tatò si era laureato in filosofia con una tesi su Max Weber, dopo aver frequentato il collegio Ghisleri di Pavia. Grazie all’indipendenza economica, ottenuta con una borsa di studio, riesce a perfezionare la sua formazione, studiando due anni in Germania, vicino a Monaco di Baviera, e a perfezionarsi negli Stati Uniti ad Harvard. In questi anni per mantenersi agli studi lavora in una mensa universitaria. Nel 1956 viene assunto alla Olivetti. Il fondatore Adriano Olivetti è ancora vivo e Tatò inizia la propria carriera in quel simbolo del capitalismo italiano che la fabbrica di Ivrea, dove si costruisce il futuro. Nei primi sei mesi lavora come operaio alla catena di montaggio, ma presto scala i vertici aziendali, con una storia che sa tanto di sogno americano. Proprio all’azienda piemontese inizia a specializzarsi in quello che diventerà il suo marchio di fabbrica: il risanamento delle società. Gli viene affidato il compito si far rinascere le controllate estere. Dal 1970 al 1973 è Amministratore Delegato di Austro Olivetti a Vienna. Dal 1974 al 1976 l’azienda lo invia in Gran Bretagna come Amministratore Delegato di British Olivetti a Londra.

L’uomo che risolveva le crisi aziendali 

Nel 1976 Franco Tatò torna, e anche in considerazione del periodo giovanile di studi in Germania, diventa Amministratore Delegato della Deutsche Olivetti Gmbh di Francoforte, dove rimane fino al 1980, anno in cui assume la carica di Direttore Vendite Estere del Gruppo Olivetti. Dal 1982 al 1984 lascia temporaneamente la Olivetti. Viene chiamato a ricoprire la carica di CEO della società Mannesmann-Kienzle di Villingen-Schwenningen. Nel 1986 il ritorno in Olivetti con l’incarico di realizzare la ristrutturazione della Triumph Adler. Tatò in soli due anni porta a termine il risanamento dell’azienda con una severa politica di tagli di costi superflui e una contemporanea riorganizzazione del lavoro all’insegna dell’efficienza produttiva. Nel frattempo la sua carriera ha una parentesi nell’editoria, perché Carlo De Benedetti lo vuole alla testa della Mondadori.

Gli anni ’90: Franco Tatò alla corte del Cavaliere

Negli anni ’90 viene chiamato a guidare per due volte il gruppo Fininvest, divenendone anche amministratore delegato. Dalle parti di Segrate la collaborazione con gli altri manager non sarà sempre facile, e nel 1996 per lui arriva la chiamata a capo del gruppo Enel, voluto dal principale avversario politico proprio di Silvio Berlusconi: Romano Prodi.

Da capo dell’Enel riduce il personale da 96.000 a 78.000 unità lavora per trasformare l’ex ente elettrico statale in un’azienda moderna leader nella fornitura di servizi e per trasformare gli “utenti” di Enel in “clienti”. A questo si aggiunge la diversificazione dei servizi forniti dall’ex azienda di Stato, al fine di compensare la fisiologica cessione di quote di mercato a concorrenti. Negli anni 2000 per lui ci sono altri incarichi nei board di diverse aziende dalla Prada Holding Milano, fino alla Cartiere Pigna, diventando anche amministratore delegato dell’Enciclopedia Treccani. Nel marzo del 2013 è diventato vicepresidente del colosso metalmeccanico Berco, facente parte del gruppo ThyssenKrupp.