fatturato industria
crescono i prezzi dell'industria

L’industria manifatturiera italiana potrà chiudere il 2022 con un fatturato a prezzi costanti in crescita tendenziale del 2,1%, un tasso rivisto al rialzo rispetto alle stime di maggio e decisamente robusto dopo il rimbalzo del 15,9% registrato lo scorso anno. Anche se i problemi legati alla crisi energetica e al costo delle materie prime potranno influenzare l’inizio del 2023. A fare da traino la moda, ma anche quelli socialità e del turismo. Unici settori in controtendenza sono gli autoveicoli e le moto, che sono ancora alle prese con criticità dell’offerta e con una lenta ripartenza della domanda interna e alcuni produttori di intermedi, quali Metallurgia e Intermedi chimici, che scontano però il confronto con un 2021 record.

Il costo delle materie prime fa balzare i prezzi

Lo shortage delle materie prime causato dalla ripresa economica mondiale e dai colli di bottiglia lungo le catene globali del valore, e gli eccezionali rincari delle commodity energetiche, conseguenza del conflitto tra Russia e Ucraina, hanno determinato un aumento dei costi operativi senza precedenti storici recenti, con riflessi di accelerazione dei prezzi lungo le filiere, ma ci sono settori che si distinguono, al punto di poter parlare di un andamento a due velocità. Nella prima parte dell’anno si è verifica una brillante tenuta del quadro di ripresa post-Covid e una seconda caratterizzata da un progressivo deterioramento del contesto operativo interno ed estero, condizionato dalla forte incertezza globale.

L’inflazione penalizza gli investimenti

La spirale inflativa innescata dal caro commodity ed energia e le conseguenti azioni delle banche centrali stanno determinando un progressivo raffreddamento della domanda per consumi e investimenti. L’indice Istat che sintetizza il clima di fiducia delle imprese mostra, infatti, un generale aumento delle giacenze di prodotti finiti e un contestuale ripiegamento delle componenti attese sugli ordini e sulla produzione.

L’Italia comunque cresce di più di Francia e Germania

La fase di rallentamento è già visibile nei dati di produzione industriale, che in Italia mostra comunque un andamento tendenziale (+1,1% nei primi otto mesi dell’anno) di gran lunga migliore rispetto alla Germania (-0,7%) e simile a quello della Francia (+1,4%). Francia e Germania hanno avuto, peraltro, una crescita della produzione nettamente inferiore a quella italiana negli ultimi due anni a mezzo: rispetto ai livelli pre-pandemici, infatti, il manifatturiero italiano segna un incremento dello 0,3% a fronte, rispettivamente, di un gap di -6% e -5,3% dei nostri maggiori competitor europei.

Nubi fosche sull’attività industriale per il 2023

Il prossimo anno la farà da padrona la volatilità ancora elevata dei prezzi energetici, per poi distendersi gradualmente a partire dal secondo trimestre del prossimo anno, ma senza lasciar spazio a un andamento tonico come quello che ha contraddistinto la prima parte del 2022. La compressione dei consumi e il rallentamento del ciclo degli investimenti, che non potrà essere pienamente controbilanciato dal sostegno del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), portano verso una stima di contrazione del fatturato a prezzi costanti dell’industria manifatturiera nella media del 2023 (-1,1%) e di crescita modesta a prezzi correnti (+4,2%). “Tra i vari settori – spiega il Rapporto Analisi dei Settori Industriali -resisteranno la Farmaceutica (+1,6% la nostra stima di fatturato a prezzi costanti) e dai settori più attivati dalla transizione digitale ed energetica, Elettronica (+0,7%) ed Elettrotecnica (+0,6%).Una flessione inferiore alla media manifatturiera ci sarà per Alimentare e bevande (-0,3%), sostenuto da una componente di spese incomprimibili e Autoveicoli e moto (-0,5%), dopo la mancata ripartenza del 2022. I cali più consistenti riguarderanno, invece, i produttori di beni voluttuari del Sistema moda (-2,1%), sebbene in un quadro di maggiore tenuta della domanda internazionale di beni di lusso, e di durevoli per la casa, soprattutto Mobili (-1,8%), che scontano però anche un calo fisiologico dopo l’exploit registrato negli anni pandemici, quando hanno beneficiato di un’impennata dei consumi determinata da una nuova percezione del vivere l’ambiente domestico. In contrazione moderata gli Elettrodomestici (-0,6%)”.