Acciaierie

Il settore delle acciaierie è ancora sospeso tra rincari e aumento di produttività. Il mercato dell’acciaio sembra essere sulla strada della normalizzazione, che però è ancora lunga. Nel 2022, a oggi, i prezzi medi dei prodotti siderurgici sono stati del 12% più elevati rispetto al 2021, che pure era stato un anno straordinario quanto a quotazioni. Oggi il Carbon Steel Index (l’indice siderweb che sintetizza l’andamento dei prezzi dei prodotti in acciaio al carbonio sul mercato nazionale) è 138,8, il valore più basso da marzo 2021.

Quanto alla domanda di acciaio dei settori utilizzatori, quest’anno le costruzioni in Italia (che assorbono il 35% con consumo di acciaio) cresceranno del 10,9%, dopo il +24,1% del 2021; l’automotive (18% del consumo) dello 0,1% (+18,8% nel 2021). Le previsioni per il 2023, però, sono negative. La domanda di acciaio in Ue è data in calo dell’1,3% (+18,1% nel 2021 e -3,5% nel 2022).

«Il 2021 e il 2022 sono stati anni straordinari, per motivi esogeni al mercato – dichiara Stefano Ferrari, responsabile dell’Ufficio Studi siderweb –. Il 2021 è stato l’anno dei coils, i cui prezzi hanno raggiunto livelli fuori scala. Il 2022 ha avuto come protagonisti del mercato i prodotti lunghi. I due comparti ora stanno tornando alla normalità: la strada è ancora lunga, ma le anomalie sono state in gran parte riassorbite nel secondo semestre dell’anno. Il punto di partenza del 2023 sarà più vicino alla realtà storica di mercato rispetto a quanto abbiamo visto negli ultimi due anni».

Se ne è parlato durante l’ultimo appuntamento dell’anno con MERCATO & DINTORNI, il webinar mensile di siderweb dedicato alla congiuntura siderurgica.

Costi di produzione più alti, la preoccupazione degli operatori

A impensierire gli operatori, oltre al rallentamento della domanda di acciaio, sono i costi energetici. Nel 2022 si è assistito a un’impennata dei prezzi di energia e materie prime: il costo di produzione di una tonnellata di acciaio con forno elettrico è salito da 594,98 euro del 2021 a 681,28 euro del 2022; quello con altoforno e forno a ossigeno da 536,04 a 778,25 euro.

«È molto difficile fare previsioni per il 2023, perché l’incertezza è elevata – ricorda Gianfranco Tosini dell’Ufficio Studi siderweb –. Tuttavia, il calo dei costi per la produzione di acciaio con altoforno potrebbe essere più consistente rispetto a quello del ciclo con forno elettrico, perché la diminuzione dei prezzi degli input come minerale di ferro e carbone dovrebbe essere più repentina rispetto a quella di gas ed energia elettrica, data per molto graduale».

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La redditività del settore è in calo

Nel 2021 la redditività della gestione industriale è stata pari al 5% del fatturato. Nel 2022 il valore è sceso al 3,5% e nel 2023, secondo le previsioni dell’Ufficio Studi siderweb, calerà ulteriormente al 2,25% per effetto della discesa di domanda e prezzi.

«Un tale ritorno sulle vendite è abbastanza contenuto – sottolinea Tosini –, soprattutto in considerazione degli ingenti investimenti che in prospettiva saranno essenziali per soddisfare la necessaria riconversione verde dell’industria siderurgica. Potrebbero avere problemi le aziende che già nel recente passato hanno mostrato difficoltà a stare al passo».

«L’incertezza è la vera discriminante del momento che stiamo vivendo – ha affermato Alessandro Banzato, presidente di Acciaierie Venete –. Dopo una prima parte di 2022 molto positiva e un secondo semestre di rallentamento, ora potrebbe esserci una stabilizzazione, o anche un piccolo rimbalzo delle richieste dei clienti e degli ordinativi. Certo alcuni numeri colpiscono, come la perdita di 4mila miliardi di crescita potenziale nel 2023 a livello mondiale. Bisognerà continuare a guardare con grande attenzione all’inflazione e al tema dell’energia». Quanto alla domanda di acciaio, nel settore delle costruzioni potrà avere una spinta decisiva dall’attuazione del Pnrr. Nell’automotive, «abbiamo visto piccoli rimbalzi della domanda che sono stati immediatamente colti in termini di ordini, leggermente superiori agli ultimi 3-4 mesi. Siamo fiduciosi che, di fronte a un quadro normativo che deve diventare più chiaro e alla necessità di svecchiamento del parco mezzi, si possa andare incontro a una seconda parte d’anno di miglioramento».
Quanto ad Acciaierie Venete, il gruppo ha in programma il cambio di tutti i forni fusori, in ottica di riduzione delle emissioni di CO2. «Partiremo da Padova e nel corso dei prossimi due anni coinvolgeremo tutte le nostre acciaierie» ha anticipato Banzato.