Vi siete mai chiesti da dove arrivi il termine greenwashing? Fu l’ambientalista americano Jay Westerveld, nel 1986, a impiegare per la prima volta l’espressione. E lo fece per stigmatizzare la pratica delle catene alberghiere che, facendo leva sull’impatto ambientale del lavaggio della biancheria, invitavano gli utenti a ridurre il consumo di asciugamani. Un consiglio, però, dietro al quale si celavano solo motivazioni di natura economica. Ma sull’“ambientalismo di facciata”, in tempi di global warming e climate change, le risposte devono essere concrete ed efficaci. La più urgente, per esempio, è quella di considerare “economia circolare” come qualcosa di più di un semplice slogan. Ne è convinto Claudio Perissinotti Bisoni – technical project manager di Uni, Ente taliano di normazione – che a Economy spiega come la strada della circolarità non sia reversibile. «Per economia circolare si intende un sistema economico che, attraverso un approccio sistemico e olistico, mira a mantenere circolare il flusso delle risorse, conservandone, rigenerandone o aumentandone il valore, e che al contempo contribuisce allo sviluppo sostenibile». Le parole sono importanti: c’è persino una norma Uni che definisce cosa si possa intendere per “circolare: «La specifica tecnica Uni/Ts 11820 definisce la circolarità come l’allineamento ai principi dell’economia circolare». Indubbiamente pleonastica come definizione, ma la specifica tecnica va ben oltre. Come si può misurare la circolarità di un’azienda? «Attraverso un algoritmo di calcolo – sottolinea Perissinotti – dettagliato nella Uni/Ts 11820 che basandosi su indicatori quantitativi, qualitativi e semi-quantitativi consente di misurare il grado di circolarità di un’organizzazione o di un gruppo di organizzazioni. L’assessment da applicare cambia in base alla natura delle stesse aziende: le organizzazioni di prodotti dovranno compilare come minimo 33 indicatori, quelle di servizi 27, sul totale dei 71 indicatori disponibili, per capire come si stanno muovendo sul tema. Alcuni indicatori (i cosiddetti core) dovranno essere necessariamente compilati. Altri indicatori (gli specifici) potranno essere selezionati prima della compilazione a patto che se ne selezioni almeno la metà del totale. Esiste poi una terza categoria di indicatori (i premianti) che rappresentano un livello più alto di maturità nel campo dell’economia circolare e che possono contribuire, se compilati, ad aumentare il proprio livello di circolarità». E che sia un tema non più rinviabile è testimoniato dalla circostanza che la “Strategia nazionale per l’economia circolare” è una delle riforme del Pnrr. Senza contare che per un Paese povero di determinate materie prime come l’Italia, la completa transizione verso l’economia circolare rappresenta un obiettivo strategico per affrontare le grandi trasformazioni che stanno investendo l’economia globale.

Non solo. L’applicazione della specifica tecnica Uni/Ts 11820 consente alle organizzazioni italiane di avere un notevole vantaggio competitivo, perché avranno il tempo e l’opportunità di effettuare la misurazione della circolarità con largo anticipo rispetto ad altri. In un mercato globale questa può essere una grande spinta propulsiva, in quanto può aiutare a reingegnerizzare i processi, formare il personale e affinare le strategie in un contesto sempre più attento ai temi legati alla sostenibilità. Considerando anche, che una tendenza consolidata nella operatività delle banche è di interloquire in maniera privilegiate con le organizzazioni green.

A livello di sistema Paese, invece, il successo della transizione ecologica dipenderà da un lato dalla capacità della pubblica amministrazione, delle imprese e del no-profit, di lavorare in sintonia di intenti secondo norme più semplici, spedite ed efficienti, e dall’altro da un generale aumento di consapevolezza e di partecipazione da parte di tutti anche attraverso un inedito sforzo di informazione, comunicazione e educazione nazionale verso la realizzazione di un pieno sviluppo sostenibile. 

Applicare la specifica tecnica ed eventualmente certificarsi può rappresentare la chiave per un salto di qualità nell’impegno green delle aziende oltre che una leva per contrastare il greenwashing? «È sicuramente un ottimo punto di partenza – continua Perissinotti – per dare alle organizzazioni italiane (non solo alle imprese) degli strumenti condivisi e riconosciuti per la transizione ecologica. Il calcolo del livello di circolarità potrà anche supportare la comunicazione verso gli stakeholder, fornendo indicazioni oggettive sullo stato circolare delle organizzazioni che applicheranno il documento. Inoltre, la specifica tecnica Uni sarà certificabile come claim, ossia le organizzazioni avranno dunque la possibilità di certificare il livello raggiunto, contribuendo così a evitare il fenomeno del greenwashing. Questo può essere un vantaggio per le organizzazioni stesse, ma anche per il mondo dei consumatori». I dati raccolti dalle organizzazioni alimentano un algoritmo di calcolo e un modello matematico a supporto, consentendo di calcolare il livello di circolarità dell’organizzazione sulla base degli indicatori selezionati. Il livello di circolarità è un valore compreso tra lo 0% e il 100%. Una sorta di punteggio, insomma. E chi lo avrà più alto vincerà la sfida, ambientale ma anche sui mercati, finanziari (per l’attrattività degli investimenti Esg) e non. Impresa avvisata…