di Lara Benazzi, Responsabile Business Unit “Sostenibilità” Sinergia

Nel quadro del Green Deal europeo e del nuovo piano d’azione per l’economia circolare, l’accordo raggiunto a Dicembre 2023 tra Parlamento e Consiglio europeo sul Regolamento Ecodesign (Ecodesign for Sustainable Products Regulation, Espr), avrà un impatto di grande portata sull’attuale sistema produttivo-industriale “lineare” dell’Unione europea, tracciando di fatto la strada verso modelli di business circolari in grado di “chiudere il cerchio” del ciclo di vita dei prodotti. Si tratterà di incrementare il riutilizzo e il riciclaggio, promuovere il recupero di scarti di lavorazione da rimettere nel ciclo produttivo e, soprattutto, cercare di limitare il più possibile l’impiego di risorse naturali. L’obiettivo principale della proposta, la cui entrata in vigore ufficiale è attesa in questi mesi, è di rendere i prodotti sostenibili lo standard nell’UE e responsabilizzare i consumatori a favore della transizione green.

Questo passaggio, a dir poco epocale, richiederà alle imprese di spostare maggiormente l’attenzione dalla fase finale del ciclo di vita alla fase inziale di ricerca e sviluppo, favorendo la progettazione ecocompatibile dei prodotti affinché siano durevoli, riparabili e riciclabili. Significa anche rafforzare la capacità di co-progettazione tra clienti e fornitori nelle fasi intermedie e, contestualmente, poter disporre di adeguate infrastrutture per una gestione più efficiente dei rifiuti (dalla raccolta differenziata agli impianti di trattamento più moderni).

Il nuovo pacchetto normativo sull’ecodesign andrà a modificare l’attuale direttiva sulla progettazione ecocompatibile, ampliando la gamma di prodotti coperti dalla legislazione (oggi limitata al settore energia) e introducendo i nuovi requisiti per aumentare la durabilità, riutilizzabilità, aggiornabilità e riparabilità dei prodotti. La priorità da parte del legislatore dovrebbe riguardare i settori del ferro, acciaio, alluminio, prodotti tessili (in particolare indumenti e calzature), mobili, pneumatici, detergenti, vernici, lubrificanti e prodotti chimici.

Tra le novità segnaliamo: il divieto di distruzione di prodotti tessili e calzature invenduti e la promozione di prodotti tessili circolari per contrastare il fenomeno del fast fashion; l’introduzione del passaporto digitale, vale a dire un sistema di etichettatura per avere accesso immediato alle informazioni sulla sostenibilità del prodotto; specifiche per la progettazione ecocompatibile in modo da contrastare le pratiche associate all’obsolescenza precoce o programmata.

A tal proposito, le imprese dovranno prestare molta attenzione anche alla proposta di Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica le direttive 2005/29/CE e 2011/83/UE (cosiddetta Direttiva Greenwashing), finalizzata ad impedire il fenomeno del greenwashing, o dichiarazioni ambientali ingannevoli, l’obsolescenza precoce, l’uso di marchi di sostenibilità e strumenti di informazione inattendibili e non trasparenti, ovvero tutte quelle pratiche commerciali sleali che impediscono acquisti sostenibili.

Dal punto di vista dei processi produttivi, il Regolamento Ecodesign porterà sicuramente ad un’accelerazione degli investimenti e all’adozione di pratiche circolari da parte delle imprese, che, al tempo stesso, dovranno aggiornare le modalità attualmente in uso inerenti ai sistemi di etichettatura e alle dichiarazioni ambientali di prodotto.