Made in Italy negli Usa
Come esportare il Made in Italy negli Usa

Per il Made in Italy “Investire negli Usa” è una prospettiva di sviluppo interessante, ma è necessario conoscere gli States. Anche per questo Economy ha organizzato un webinar moderato dal direttore Sergio Luciano dal titolo “Made in Italy, la nuova era dell’American Dream”. Nel corso dell’incontro si è discusso di strategie e opportunità in Usa per un Market Entry di Successo. Vi hanno partecipato Antonio Acunzo, Ceo di Mtw Group Usa, Paola Isaac, Economic Developement Specialist International, Roberto Masiero, presidente di Renaissance Evolution e Max D’Aurelio, presidente di Italyus.

Gli Usa il primo mercato per l’export italiano

Ad aprire gli interventi è stato Antonio Acunzo, che di Economy è anche un collaboratore. “Gli Stati uniti – ha detto – con il 10% esportazioni sono il primo mercato di riferimento per l’Italia. Nei primi nove mesi del 2022 l’export verso gli Usa è cresciuto del 33%. Questo è anche dovuto al fatto che, complice il fatto che sono difficilmente attaccabili, mercati come la Cina rappresentano il 3% dell’inverstimento del paese. I sette macrosettori più performanti dati dell’ambasciata italiana vedono la meccanica di precisione al primo posto come succede per tutto quello che è legato all’export e poi I segmenti classici come fashion e food and wine sono comunque trainanti”. Affrontare il colosso a stelle striscie non è comunque semplice per le società italiane. “Le Pmi – continua Acunzo – devono essere pronte, perchè non tutti sono adatti al mercato degli Stati Uniti. Non basta copiare e incollare il proprio modello di business. Non basta l’agente a distanza o le email. Negli Usa non funziona così”. Allo stesso tempo però ci sono vantaggi a livello burocratico, come ad esempio l’assenza dei notai.

Quali sono settori sono migliori per gli investimenti

La Florida non è solo ideale per passarci le vacanze o per un po’ di relax. Come ha spiegato Paola Isaac. “In questo periodo – ha detto – ci sono molte persone che si stanno trasferendo da New York e c’è una ripresa del mercato del real estate, al quale è legato il settore dell’interior design”. Per affermarsi in un mercato particolare come quello oltre Oceano c’è anche la necessità di essere costanti. “Non dev’essere una toccata e fuga – ha detto Roberto Masiero – perché gli americani sono sensibili alla sincerità. La chiave di volta per radicarsi passa per la cultura. É necessario investire molto di più nella cultura all’estero, perchè questo provoca maggior amore per tutto quello che è italiano. Il legame territoriale è importante non lo dobbiamo perdere. Prima il mondo della moda era un brand legato a un grande stilista, ma guardiamo a Brunello Cucinelli, che ha legato la sua identità anche per i secoli futuri. Ha ristrutturato il borgo di Solomeo e si è specializzato in questa produzione di cashmere. C’è una domanda di bellezza e di qualità e questo è a nostro favore. Noi le produciamo come dna. Uno cresce in mezzo a questa bellezza e non può creare nulla. Il bisogno di materiale e il terzo è il valore simbolico che rimanda alla fantasia di chi acquista”. Se il Made in Italy è ancora appetibile non è però sufficiente a reggere l’export come conferma Massimiliano D’Aurelio, che spiega come il fatto che “Il made in Italy si venda da solo è un luogo comune, ma è necessario che ci sia un intervento a sostegno da parte delle imprese”.

QUI È POSSIBILE RIVEDERE IL WEBINAR