La temuta recessione non ci sarà. È la previsione di Prometeia, basata su quattro condizioni che inducono a un prudente ottimismo per l’economia italiana. L’inflazione calerà. La discesa sarà spinta in particolare dal calo del prezzo dell’energia. In una situazione in cui i profitti sono rimasti buoni, e quindi non vi sono margini da riconquistare, e i salari stanno recuperando solo lentamente le perdite di potere d’acquisto, vi sono le condizioni perché l’inflazione possa continuare a ridursi.

Nel complesso, infatti, non sembra che siano rimasti in capo alle imprese quote importanti di costi non traslati a valle sui prezzi alla produzione dei manufatti, che in effetti sono aumentati di circa il 14%. Traslazione che è proseguita anche allo stadio del consumo finale, con incrementi, specie nei beni alimentari (oltre l’11%) e non solo, che incorporano tutti gli aumenti a monte. Secondo i dati disponibili, il peso dello shock inflazionistico starebbe gravando in prevalenza sui redditi da lavoro dipendente. Il mercato del lavoro si mantiene in salute. Le retribuzioni stanno ancora riflettendo in misura contenuta l’aumento dei prezzi e la difesa del reddito disponibile delle famiglie è ancora affidato a un mercato del lavoro sano che, con un tasso di disoccupazione in discesa e ora al 7,6%, consente di aumentare il numero dei percettori di reddito, molti appartenenti a famiglie con reddito medio-basso. Anche le politiche fiscali hanno contribuito: secondo le valutazioni di Prometeia, l’impatto regressivo di questo shock inflazionistico, che per la particolare configurazione è andato a colpire soprattutto le fasce di reddito più basse, è stato compensato dalle misure adottate. Ciò contribuisce anche a spiegare perché le richieste avanzate nella contrattazione collettiva siano rimaste sinora tutto sommato così moderate.

Il ben noto “tesoro” di extra risparmi accumulati durante la pandemia, pari a circa a 200 miliardi di euro, sostiene la domanda delle famiglie. Si ritiene però che sia stato accumulato dalle famiglie a reddito medio-alto, che destinano una quota maggiore dei consumi a turismo e svago (impediti dalla crisi pandemica). Partendo quindi dalla allocazione del risparmio di queste famiglie, si può dire che una quota non irrilevante sia già stata destinata a forme poco liquide ma anche all’investimento in attività reali.

Con l’aumento dei tassi, anche la parte molto consistente che sino allo scorso anno era stata mantenuta liquida si sta spostando verso attività più remunerative (obbligazioni e titoli pubblici su tutti). Benché la maggiore ricchezza finanziaria e reale rappresenterà un importante “cuscinetto” di sicurezza contro l’incertezza di questa fase, difficilmente potrà costituire una fonte diretta di spesa, perché sempre meno liquida e comunque in mano a famiglie “ricche”, con propensione al consumo più bassa della media. Prometeia stima così che i consumi rimarranno deboli, anche se non in caduta.

Il sostegno duraturo alla crescita continua a essere rappresentato dal Pnrr, non solo per l’impulso di qui al 2026, ma anche, nel medio termine, per lo stimolo all’ammodernamento e all’efficientamento di molti settori dell’economia italiana.