Acqua, terra, aria e fuoco. O meglio: sole. I quattro elementi fondamentali su cui Talete di Mileto ha basato le riflessioni filosofiche che hanno “inaugurato” la filosofia occidentale sono le componenti di base la cui valorizzazione rappresenta la sfida per il futuro del comparto agroalimentare. E, soprattutto, conserviero. Dalle parti di Montechiarugolo, uno dei borghi più belli d’Italia, situato in provincia di Parma, la pensa così il gruppo Mutti che dall’anno scorso ha deciso di pubblicare il suo primo bilancio ambientale.

Con quale utilità? La scelta di redigere tale documento risponde sempre a due esigenze: valutare gli impatti sull’ecosistema su cui insiste l’azienda (dall’ambiente agli stakeholder) e migliorare di conseguenza le proprie performance. Soprattutto nelle aree critiche. Francesco Mutti, amministratore delegato dell’omonimo gruppo conserviero, lo dice subito: «È uno strumento che serve a superarsi, a non venire meno ad una “promessa” implicita che in tanti anni di attività il gruppo ha fatto a dipendenti, consumatori, stakeholder, fornitori. Rimanere ciò che si è, ma evolvendo. E investendo». Quello che può sembrare un ossimoro, in realtà, è solo una visione del futuro a lungo termine. Fondata nel 1899 da Marcellino e Callisto Mutti, l’azienda è leader in Italia e in Europa nel mercato dei derivati del pomodoro. Presente in 100 Paesi, ha chiuso l’ultimo conto economico con un fatturato di 484 milioni di euro (di cui il 50% del totale destinato all’export) e un volume di materia prima lavorata pari a 680mila tonnellate (più del doppio di quanto trasformava 5 anni fa). Pomodoro tutto italiano, ovviamente.

La storia di Mutti sul fronte della sostenibilità parte da lontano: nel 1999 fu la prima azienda ad adottare il Disciplinare di Produzione Integrata Certificata, una sorta di “bollino di qualità” che oltre a mantenere le proprietà del pomodoro ne conservava la tracciabilità fino al prodotto finito. Per arrivare, due anni dopo, alla dichiarazione “non Ogm” e, ancora, nel 2010, ad avviare la collaborazione con Wwf Italia, sul versante della riduzione dell’impronta idrica e di carbonio lungo tutta la filiera. «In un momento in cui il mondo è a un punto di svolta ambientale è importante che le imprese accelerino il proprio impegno nell’ambito della sostenibilità – ha sottolineato Francesco Mutti – introducendo azioni correttive nelle aree a maggior impatto». Il passo successivo di questo percorso, dunque, non poteva che essere il bilancio ambientale: «È uno strumento di cui siamo orgogliosi – continua Mutti – che evolverà insieme all’azienda e che ci consentirà di individuare le aree di intervento e le leve su cui agire». Sostenibilità, dunque, non è uno slogan. E le importanti partnership avviate negli anni, dalla Scuola superiore Sant’Anna al Wwf Italia, dal Cnr a Hort@, spin off dell’Università Cattolica, lo testimoniano. Non solo: per il triennio 2022-2024 è previsto un investimento di 1,5 milioni di euro interamente dedicato a progetti ambientali on top agli interventi già previsti. Buone prassi introdotte dal gruppo parmigiano (che dà lavoro a oltre 400 dipendenti tra uffici e stabilimento e circa 1.100 lavoratori stagionali) in fatto di sostenibilità e ambiente che completano la strategia produttiva e commerciale. L’obiettivo dichiarato è incentivare pratiche agricole virtuose per rigenerare il terreno e salvaguardare l’ecosistema attraverso progetti di riforestazione e i cosiddetti “corridoi della biodiversità”. A proposito di biodiversità: Mutti ha lanciato un’iniziativa di piantumazione denominata “Mille Querce”. Il progetto ha già visto la messa a dimora di 1.100 piante, di cui 130 querce, in un’area di 50.000 metri quadrati in aree demaniali dei Comuni di Montechiarugolo, Traversetolo e Sissa Tre Casali. “L’ultimo miglio” riguarda il packaging: «Il 99% dei nostri imballaggi primari e secondari – sottolinea Francesco Mutti – deriva da materiale riciclato. Non vogliamo fermarci qui: nei prossimi mesi l’azienda lavorerà a diversi progetti, come quello di rinaturalizzazione del fiume Po attraverso la creazione di boschi, siepi e filari e ambienti macchia-radura e, naturalmente vogliamo raggiungere il 100% di utilizzo di materiale da riciclo».

E cosa succede ai pomodori non idonei alla trasformazione e ai sottoprodotti di lavorazione? Quei pomodori che per varie ragioni non arrivano in produzione agiscono da fertilizzante naturale, mentre quelli che raggiungono gli stabilimenti ma che, a fronte del rigido processo di selezione, non raggiungono gli standard qualitativi Mutti, sono messi a disposizione di aziende che li usano come fonte per la produzione di biogas. I sottoprodotti di lavorazione (semi e buccette) sono invece conferiti ad aziende impegnate nel campo della zootecnia. La quantità di materiale riciclato è quindi notevolmente aumentata, in un’ottica di economia circolare. Che qui, come il concetto di benessere, non è uno slogan. Passi importanti sono stati fatti anche per quanto concerne il consumo energetico. Grazie alla presenza di impianti fotovoltaici in due stabilimenti del Gruppo, nel periodo dal 2018 al 2020 si è registrato un risparmio di 1500 tonnellate di CO2.

E insieme ad ambiente, sostenibilità e investimenti non poteva mancare anche uno spazio importante riservato all’innovazione. Nome in codice: InstaFactory. Nato come progetto sperimentale e lanciato nel settembre 2020, InstaFactory è un impianto mobile posizionato sul terreno di raccolta, che consente di trasformare la materia prima sul campo, preservando così le caratteristiche organolettiche del pomodoro e producendo una passata unica nel suo genere, la passata Sul Campo. Benché il modello industriale di Mutti già preveda un numero di ore molto basso dalla raccolta alla lavorazione, eliminando il passaggio del trasporto favorisce ulteriormente la lotta allo spreco e contribuisce alla salvaguardia dell’ambiente. E che innovare sia una scelta di ampio raggio, è testimoniato dai 30 milioni di euro di investimenti stanziati solo nel 2020 per incrementare gli indici di qualità, l’efficienza industriale e la sicurezza del Gruppo.

E poi, i mercati esteri: negli anni, la vocazione all’internazionalizzazione del gruppo, testimoniata dall’importante quota di export si è man mano ampliata per meglio rispondere alle sfide che un mercato internazionale sempre più ricco di complessità ha messo davanti al gruppo di Montechiarugolo. L’anno di svolta per le attività oltre confine è stato il 2013, quando è iniziato il processo di espansione. Prima in Francia, poi negli Stati Uniti, Svezia e Australia: le sedi commerciali estere del gruppo Mutti sono qui, ognuna a presidiare un mercato diverso nella cultura, nei consumi, nella percezione della qualità. La conquista dei mercati esteri, però, è andata di pari passo al consolidamento di quello domestico: nel 2016 è terminato il processo di acquisizione di Fiordagosto, uno stabilimento con sede a Oliveto Citra (Salerno) dedicato alla produzione delle varietà tipiche del Sud Italia, come il pomodoro lungo e il ciliegino. Mentre nel novembre 2017 è toccato allo stabilimento Co.Pad.Or di Collecchio, con una capacità produttiva di 300 mila tonnellate, che da gennaio 2021 è pienamente integrato in Mutti Spa.

Infine, e non per ultima, un’altra parola chiave del percorso di Mutti: solidarietà. La lotta allo spreco alimentare è uno dei punti su cui poggia l’impegno quotidiano del gruppo Mutti e su questo versante la partnership è duplice. Da un alto, le donazioni riguardano la Fondazione Banco Alimentare Onlus; dall’altro, Emporio Solidale di Parma per non tradire mai il senso di appartenenza al territorio e la vicinanza alla comunità locale. Perché, per andare lontano, è importante prendersi cura di ciò che ci è vicino.