di Piergiorgio Valente*

Al fine di addivenire ad un approccio unificato sul trattamento fiscale dell’economia digitale e di rendere efficace l’Action 1 – Tax Challenges Arising from Digitalisation, l’Ocse ha pubblicato ad ottobre 2021 il documento “Two-Pillar Solution to Address the Tax Challenges Arising from the Digitalisation of the Economy”. Il report relativo al Pillar One contiene la proposta elaborata dall’Ocse per ridisegnare le regole sulla ripartizione degli utili infragruppo e la qualificazione del concetto di nexus. Nel documento viene qualificato il cd. “Amount A” volto alla riallocazione di una parte dei profitti delle più grandi multinazionali nelle giurisdizioni in cui esse operano. Tale normativa trova applicazione per le multinazionali che presentano un fatturato superiore a 20 miliardi di euro e un margine di profitto superiore al 10%. 

Una nuova consultazione pubblica, in merito alla tematica dell’Amount A del Pillar One, è stata indetta dall’Ocse a seguito della pubblicazione, in data 06 ottobre 2022, del “Progress Report on the Administration and Tax Certainty Aspects of Amount A of Pillar One”. La consultazione si concluderà in data 11 novembre e si pone in continuità con il Primo Progress Report pubblicato a luglio 2022 sulla medesima tematica. 

Obiettivo della consultazione è quello di concentrarsi sugli aspetti amministrativi strettamente connessi alla gestione della nuova tipologia di prelievo, sugli aspetti legati alla certezza del funzionamento delle nuove disposizioni nonché sui meccanismi di risoluzione di controversie che potrebbero sorgere a seguito dell’applicazione delle nuove normative. 

Con riferimento agli aspetti amministrativi, viene ribadita la necessità di puntare ad un coordinamento tra l’implementazione delle norme relative all’Amount A con i sistemi impositivi facenti capo ai singoli Stati membri. Secondo il report, i redditi tassati ai fini dell’Amount A dovranno essere inclusi nella base imponibile delle imposte vigenti. 

Con riferimento alla compliance, gli artt. 12 e 13, previsti nel Titolo 6 delle Model Rule, prevedono che le singole entità dovranno trasmettere all’autorità fiscale la dichiarazione sull’Amount A e il c.d. “Common Documentation Package” entro 12 mesi dalla fine del periodo di riferimento. 

I documenti dovranno essere compilati seguendo modelli standard inserendo tra le diverse informazioni quelle inerenti all’identificazione del gruppo, indicando la Ultimate Parent Entity (Upe), i soggetti passivi e l’importo dei redditi tassabili nonché di quelli eleggibili per evitare la doppia imposizione. 

Particolarmente rilevante è anche quanto disposto dall’art. 15, nel quale viene delineato un meccanismo di responsabilità solidale in capo alla Ultimate Parent Enity (Upe), rispetto ad eventuali omissioni nel versamento da parte di altre entità del gruppo.

L’aspetto maggiormente negativo dell’implementazione unilaterale delle previsioni riguardanti l’Amount A è l’eventuale concretizzazione di approcci diversificati e non armonizzati da parte delle varie amministrazioni fiscali, con importanti ricadute in merito alle diverse entità del gruppo multinazionale.

Nella seconda parte del documento, in cui si affronta la tematica della “tax certainty”, viene delineato un approccio basato sull’implementazione di strumenti di “dispute prevention” e “dispute resolution”. L’obiettivo è quello di introdurre uno strumento maggiormente celere rispetto alla Mutual Agreement Procedure (Map). 

La parte terza del documento contiene una bozza di disposizioni riguardanti la gestione di possibili questioni che potrebbero sorgere in merito all’applicazione dell’Amount A.

Un meccanismo obbligatorio e vincolante è previsto per la risoluzione delle controversie sul transfer pricing e sull’attribuzione degli utili alle stabili organizzazioni che le autorità competenti non sono in grado di risolvere entro due anni dall’attivazione delle Map.

* Crowe Valente/Valente Associati GEB Partners