Come si può gestire e tutelare il credito estero. Che cosa fare? Una soluzione può venire dalla trasformazione digitale dei servizi legali.

Le Pmi europee troppo spesso questa tipologia di problemi come emerge da uno studio congiunto realizzato da ELTA (European Legal Technology Association) e da Invenium Legaltech, startup specializzata nella gestione del credito internazionale con sede a Milano. L’analisi, “Il legaltech a tutela del credito delle Pmi europee”, ha considerato i player europei del settore legaltech, espressione di un mondo fatto di 3.300 realtà innovative, che hanno generato nel 2021 ricavi per 6,07 miliardi di dollari nel mercato B2B e 900 milioni in quello B2C. 

In Europa metà delle società legaltech

L’Europa vanta il secondo mercato di società legaltech dopo quello degli Stati Uniti, che costituisce quasi il 50% del mercato globale dei servizi legali supportati dalle nuove tecnologie. All’interno del Vecchio Continente a fare la parte del leone è il Regno Unito, seguito da Germania, Italia Spagna e Francia. Le aziende legaltech preferiscono il mercato d’oltremanica con le sue varie iniziative di trasformazione e deregolamentazione (Legal Services Act del 2007, Lawtech UK Initiative, Lawtech Sandbox). La maggior parte delle startup si concentra sulle categorie legaltech più utilizzate come, secondo il Global Legal Technology Report 2021-2022: automazione nella gestione dei documenti, servizi e operazioni legali online e gestione del ciclo di vita dei contratti.

Spese legali quasi inaccessibili per le startup

Le startup provenienti da mercati più grandi cercano l’espansione anche in altre aree geografiche. Dall’analisi sopra citata, nel 2021 l’83% delle legaltech europee prevedeva di espandersi oltrefrontiera (nel 2020 erano state il 68%). Sul fronte della domanda, molte piccole e medie imprese lottano con l’alto costo dei servizi legali. Il Legal Services Board nel Regno Unito ha condotto un sondaggio tra le PMI secondo cui l’l’87% di esse trova inadeguato il livello dei prezzi dei servizi legali. 

“Assistiamo – afferma Holger Zscheyge, presidente di ELTA (European Legal Technology Association), organizzazione che ha sede a Berlino – a tendenze paradossalmente opposte. Da un lato l’Europa è composta da oltre 40 Paesi con diversi livelli di dimensione e maturità del mercato legale, legislazione e lingua, e quindi le soluzioni legaltech devono essere adattate ai mercati locali; dall’altra parte siamo di fronte alla spinta alla internazionalizzazione e alla globalizzazione dei medesimi servizi, resi sempre più efficienti grazie all’automazione dei processi. È importante che le associazioni di settore come la nostra continuino a educare e formare sull’impatto positivo del legaltech e sulla necessità di una rivoluzione digitale del settore. Per quanto riguarda l’Italia, al fine di mantenere la sua posizione di leader come nazione esportatrice, il vostro Paese dovrebbe aiutare le industrie esportatrici a mantenere gestibili i loro problemi legali sostenendo la trasformazione digitale dell’industria legale locale e fornendo le infrastrutture necessarie per l’accesso ai servizi legali e la risoluzione rapida delle controversie”.

“La tecnologia – spiega Paolo Colombari, ceo di Invenium Legaltech, società membro di ELTA che si focalizza sulla gestione dei crediti non-performing in ambito internazionale – può rendere i servizi legali più accessibili, efficaci e veloci nel gestire problematiche legali.  Pmi e grandi gruppi operano sempre più a livello globale: anche il settore dei servizi legali deve andare nella stessa direzione. Gli esportatori agiscono in un ambiente che diventa ogni giorno più complesso. Oltre ai soliti rischi legati al commercio internazionale (fluttuazioni dei tassi di cambio, interruzioni della catena di approvvigionamento, questioni ambientali etc.), si trovano ad affrontare sfide legali e normative, nonché la criminalità informatica internazionale. Per giunta eventi straordinari, come la pandemia da Covid-19 negli anni 20/21, o conflitti militari, come quello in atto alle porte dell’Europa, possono alimentare criticità e mancati pagamenti, rendendo ancora più vulnerabili le aziende esportatrici.”