E a Napoli l’aeroporto vola più di Linate

All’aeroporto di Capodichino, Napoli, c’è stato qualcosa di meglio e di più del miracolo di San Gennaro. Nel disastroso stillicidio di cattive notizie sul Sud Italia, se n’è distinta finalmente una buona, insomma: lo scalo, il city-airport più centrale d’Italia, incastrato tra la collina di Poggioreale e il centro, ha maturato nell’ultimo periodo confrontabile lo stesso traffico passeggeri di Milano Linate.

Un grande successo che va certamente ascritto in parte al boom turistico che il capoluogo campano ha conosciuto negli ultimi mesi, senza peraltro alcun particolare merito da parte della giunta comunale e di quella regionale che pure si contendono mitiche e un po’ invisibili strategie promozionali. Ma in buona parte questo successo si deve anche all’ottima gestione dello scalo, che ha saputo mettere bene a frutto anche i finanziamenti ottenuti dal ministero dei Trasporti.

La differenza insomma l’ha fatta Armando Brunini, un manager, che dirige Capodichino da quattro anni, è sveglio, onesto e determinato. Questione di classe dirigente… Ma è come dire “una parola”. Quel che distingue la classe dirigente – non solo meridionale – ma davvero in ossequio al vecchio motto del Gattopardo, “siamo dei” – è una costituzionale refrattarietà alla meritocrazia, per cui chi sbaglia “non ha acciso a niscuno” (non ha ucciso nessuno) e chi brilla “e vabbuo’, tene mazzo” (e va bene, ha avuto fortuna). Per carità, la fortuna ci vuole, lo diceva anche Napoleone. Però c’è un’altra cosa, che si chiama bravura. E quella fa la differenza.