La sede principale romana della categoria Artigiani e Imprese

Mentre l’ex premier Giuseppe Conte in queste ore prova a convincere il leader del Partito democratico Enrico Letta ad “uscire dalla nostalgia di Draghi”, giungono alcune notizie e numeri economici dall’Ufficio studi della CGIA, Confederazione Generale Italiana dell’Artigianato. La categoria che rappresenta la piccola e media impresa italiana, l’ossatura del tessuto economico, analizza alcuni dati ereditati proprio dal governo Draghi.

 

L’eredità del governo Draghi

Nel 2022 ammontano a 52 miliardi di euro le misure contro il rincaro dei prezzi introdotte dall’esecutivo guidato da Mario Draghi a favore di famiglie e imprese. “Una cifra importante – osservano dalla CGIA – pari a 3 punti percentuali di Pil, che include anche i 17 miliardi di euro previsti dal decreto Aiuti bis approvato nelle settimane scorse”.  Decreto che passerà all’esame del Senato il prossimo 6 settembre: qui tutte le misure del Dl Aiuti bis.

 

Situazione economica italiana

“Assieme al boom delle presenze turistiche, alla forte ripresa degli investimenti, in particolar modo nel settore delle costruzioni, e al buon andamento delle esportazioni, le misure di contenimento dell’inflazione hanno garantito al Paese, almeno nella prima parte di quest’anno, un discreto risultato economico che pochi avevano previsto”, sono le valutazioni dell’Ufficio studi.

Oltre a queste misure, la CGIA ricorda anche “la riduzione degli oneri di sistema sulle bollette di luce e gas, la riduzione dell’Iva sul gas per usi civili, i crediti di imposta sulle bollette energetiche delle imprese, la riduzione delle accise sui carburanti, il bonus 200 euro per i redditi fino a 35mila euro, etc.”.

È vero, questi provvedimenti “hanno solo in parte frenato il carovita (+ 8% in un anno)”, ma, fa notare la CGIA, “comunque, sono state determinanti per mantenere la spinta inflazionistica sotto la soglia del 10%. Certo, si poteva fare meglio e di più, tuttavia, in una fase di grave incertezza politica e con una guerra alle porte, il risultato ottenuto non va assolutamente disprezzato. Ricordiamo, altresì, che questi 52 miliardi di spesa corrente non andranno ad aumentare il deficit pubblico“.

L’analisi degli esperti dell’Confederazione di categoria è che “grazie alla crescita del Pil e agli effetti dell’inflazione, le entrate tributarie e contributive del Paese nei primi sei mesi di quest’anno sono cresciute di 39 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso”, sottolinea la CGIA”.

 

Elezioni 2022

L’autunno caldo alle porte

Insomma, numeri, ma anche critiche che la CGIA non risparmia anche alle grandi imprese energetiche: “Un incremento che poteva essere ancor più significativo se le grandi imprese energetiche non avessero adottato un comportamento elusivo che, fino ad ora, è costato all’erario un mancato gettito di poco superiore ai 3 miliardi di euro. Infatti, dei 4,2 miliardi di euro attesi entro il 30 giugno scorso con la prima rata del contributo straordinario sugli extraprofitti imposto nei mesi scorsi dal governo Draghi, lo Stato ha incassato poco meno di 1 miliardo”.

In tal senso, le speranze sono riposte proprio sul decreto Aiuti Bis. Infatti, la CGIA calcola che “se la nuova norma per recuperare queste mancate entrate inserita nel decreto Aiuti bis non avesse effetto, l’erario potrebbe perdere quest’anno oltre 9 miliardi dei 10,5 previsti con l’introduzione di questa tassazione sugli extraprofitti”.

Rispetto alle prossime elezioni 2022 del 25 settembre, la CGIA auspica l’insediamento di un esecutivo autorevole:

“In vista del prossimo autunno sono molte le nubi minacciose che si stanno addensando sul nostro Paese. Tutti noi speriamo che alla fine non si scatenino lampi e tuoni, ma faccia capolino qualche raggio di sole che ci consenta di rasserenare questo momento così delicato. Tuttavia, le incognite che gravano sulla nostra economia sono molto “allarmanti”: il caro energia, l’esplosione dei prezzi, gli sviluppi della guerra in Ucraina e una possibile recrudescenza del Covid stanno turbando la serenità di famiglie e imprese. Anche per poter affrontare con determinazione queste criticità è auspicabile che dalle urne del prossimo 25 settembre “esca” una maggioranza ampia e solida in grado di esprimere un esecutivo autorevole che traghetti il Paese fuori da questo momento così complicato”.

Il presidente del M5s Giuseppe Conte e il segretario del Pd, Enrico Letta, durante l’evento della Cgil ”Il Lavoro interroga”, Roma, 01 luglio 2022. ANSA/ETTORE FERRARI

Il canto delle sirene e la nostalgia di Draghi

Da questi numeri reali che il governo Draghi lascia in eredità e che sembrano convincere le categorie economiche del Paese, viene spontaneo domandarsi che senso abbia avuto far cadere l’esecutivo per un salto nel vuoto alle prossime elezioni, interrompendo peraltro una continuità amministrativa, con i venti di guerra che soffiano sul fuoco della crisi economica.

Ecco come gli ammalianti inviti di Conte che prova a convincere Letta suonano un po’ come quella canzone famosa di una Romina che, disperata di fronte all’assenza dell’altra persona, chiedeva ad Al Bano: “Ma che cos’è quel nodo in gola che mi assale?”.

Era proprio quella nostalgia, nostalgia canaglia..