di Sonia Raule Tatò, presidente di Vegzone

Pochi lo direbbero, ma se non fosse stato per la genialità di una donna, una straordinaria pioniera e imprenditrice, è probabile che nessuno di noi oggi guiderebbe un’auto! E voi, cari guidatori che, con le vostre routine ironiche ancora oggi criticate le “donne al volante” e la loro apparente incapacità di guidare, dovete proprio a una di loro, Bertha Ringer, la maternità di questa incredibile invenzione che spesso, ad di là dell’uso comune, si fa oggetto delle vostre passioni.

Bertha nasce nel 1849 a Pforzheim nel granducato di Baden. Il padre, facoltoso uomo d’affari, sicuramente convinto che le donne non siano capaci di grandi cose, quel giorno apre la Bibbia di famiglia e vi scrive: “purtroppo è venuta alla luce solo una femmina.” Mai parole si rivelarono tanto miopi. Bertha si dimostra ben presto una ragazza lontana dalle convenzioni del suo tempo. Determinata e curiosa coltiva i suoi interessi, studia con passione e non si arrende a ruoli precostituiti o imposti. Il suo rifugio preferito è il garage di casa. Qui diventa amica dell’autista  da cui si fa spiegare tutto sulle auto, apprendendo così le prime nozioni di meccanica. Il destino compie il suo disegno un giorno del 1869 quando, durante un’escursione con la madre organizzata del club “Eintracht”, conosce un giovane ingegnere squattrinato, Karl Benz, che inizia a parlare con passione del visionario progetto di una “carrozza senza cavalli.” E se la madre pensa che forse è un po’ matto, a Bertha, che già vede il potenziale dell’idea di Karl, si illuminano gli occhi. E, contro la volontà paterna, investe parte della sua dote nel progetto dell’auto a guida autonoma. Diventa così, ancor prima del matrimonio, socia “ufficiosa” di Karl. I due convolano a nozze e nasce la Benz Motorwagen che verrà sempre ricordata come la prima automobile al mondo. Il brevetto, purtroppo, è registrato solo a nome di Karl, ma a quei tempi è impossibile per una donna sposata essere titolare di un brevetto.

Nel 1888 Karl e Martha creano la Benz Patent Motorwagen Model III, che presenta due marce e percorre la velocità strabiliante di 25 km all’ora. C’è solo un problema: nessuno vuole comprarne una! Malgrado l’entusiasmo dei Benz, l’impresa pare arenarsi. E così i primi anni di questa avventura professionale si fanno molto difficili: Karl è un talento nel design ma non altrettanto negli affari, presto la situazione finanziaria della giovane coppia tracolla e Karl sprofonda in una crisi depressiva. Ma, nonostante le difficoltà mai vissute prima e le fragilità psicologiche del marito, Bertha non si arrende e continua a essere il pilastro della famiglia, nel frattempo allargatasi, e dell’impresa. Decisa a dimostrare al mondo che la Benz Motorwagen III avrebbe cambiato il futuro dei trasporti, compie un’azione che, per una donna del 1888, poteva considerarsi quasi un crimine: senza il permesso del marito e, insieme ai due figli, intraprende un viaggio alla guida del prototipo. Prima di partire scrive a Karl un laconico biglietto: “Andiamo a Pforzheim a trovare la nonna”. Anche se l’obiettivo di Bertha è dimostrare al mondo l’utilità dell’invenzione, senza volerlo diventa allo stesso tempo la prima donna a guidare un’automobile. Il viaggio tuttavia non è esente da difficoltà. Durante il percorso deve fermarsi diverse volte per rifornirsi di ligroina, un solvente petrolifero usato in molti prodotti per la casa che si trova solo in farmacia piuttosto che chiedere aiuto per riparare una catena di trasmissione rotta. Deve personalmente sistemare diversi guasti con i mezzi a sua disposizione: sblocca una valvola ostruita con un fermaglio del suo cappello, isola un cavo elettrico scoperto con una giarrettiera e aggiusta il sistema d’iniezione con una forcina per capelli. Quando i freni di legno iniziano a cedere Bertha chiede al calzolaio di Bauschlott di installare dei sostituti in pelle, creando di fatto le prime pastiglie per i freni. Dopo dodici ore Bertha e i due figli arrivano finalmente a destinazione, dove i giornalisti si affrettano a dare rilevanza all’impresa: la pubblicità è assicurata. E le migliorie al veicolo ideate da Bertha restano fondamentali. La pubblicità dell’invenzione dà un’impennata agli ordini che arrivarono improvvisamente da tutta Europa e dal mondo, lanciando il grande impero automobilistico Benz e segnando una svolta nel viaggio umano.

Intanto, dall’altra parte dell’oceano, sono molte le donne che si appassionano alla nuova invenzione e presto iniziano ad apportarvi miglioramenti così significativi che rimangono ancora oggi pietre miliari nella storia dell’automobile. Lo avreste mai detto che non è stato un ingegnere o un meccanico a inventare il primo indicatore di direzione e il segnale di arresto attivato premendo il freno a pedale, ma una diva di Hollywood? Si tratta di Florence Lawrence, definita la prima vera “star del cinema”, con 250 film al suo attivo. In questo periodo le automobili iniziano ad affermarsi sul mercato e Florance è tra i pochi fortunati che possiede i fondi per acquistarne una. Non brevetterà mai le sue invenzioni ma, nel 1939, la Buick rende standard gli indicatori di direzione in tutte le sue auto.

Mary Anderson, candidata alla National Inventors Hall of Fame, in una nevosa giornata del 1902, viaggiando su un tram a New York City, osserva quanto sia frustrato l’autista del veicolo mentre lotta per rimuovere la neve dal parabrezza. Spesso l’uomo deve sporgere la testa fuori dal finestrino e persino fermare del tutto il veicolo per pulire lui stesso la neve. Quando Mary torna a casa pensa come trovare un modo più efficiente per pulire il parabrezza rispetto a quello a cui aveva assistito. Comincia così a delineare il progetto di una spazzola tergicristallo che possa essere azionata dall’interno del veicolo. Dopo aver finalizzato i dettagli della sua idea, il 18 giugno 1903 deposita una domanda di brevetto per la sua creazione. Sebbene l’utilità dei tergicristalli oggi è ovvia, nel 1903 le automobili non sono un mezzo di trasporto comune e Mary, non trovando aziende interessate a produrre la sua invenzione si arrende. Il brevetto scade nel 1920 quando la popolarità delle automobili aumentata notevolmente. Nel 1922 Cadillac inizia a usare il tergicristalli come caratteristica standard seguita dal resto dell’industria automobilistica.

In un periodo in cui le donne raramente frequentano l’università, nel 1838, Margaret Wilcox si laurea a Chicago in ingegneria e, poco più che ventenne, inizia a lavorare a un modo per riscaldare i vagoni ferroviari per renderli più confortevoli per lavoratori e passeggeri. Sviluppa così un modo per spostare l’aria attraverso il motore, dove viene riscaldata, per reindirizzarla all’interno dell’auto. La sua invenzione non solo rende il viaggio più agiato, ma mantiene anche i finestrini al riparo dal gelo e dalla nebbia, rendendo così il trasporto più sicuro. La creazione di Margaret, dopo alcuni miglioramenti, diventa la base per gli attuali riscaldatori per auto. Ford inizia a utilizzare il modello ad aria calda del motore nel 1929 e la creazione di Margaret viene trasformata nell’odierno sistema di controllo della temperatura, che miscela l’aria riscaldata dal motore con l’aria fredda esterna per raggiungere la temperatura desiderata. Margaret che aveva il depositato un brevetto nel 1893 a proprio nome, riceve pieno merito per la sua invenzione.

Altre invenzioni di queste pioniere includono gli specchietti retrovisori, le luci dei freni, il sistema di isolamento delle candele. Non tutte hanno una laurea come Margaret Wilcox, molte hanno semplicemente usato il buon senso e la creatività, dimostrando quanto il loro contributo sia stato fondamentale in un settore un settore che che presto sarà dominato esclusivamente dagli uomini.