Donne e Innovazione: un binomio in cui credere

Disintermediazione, era biomediatica e ora pure il metaverso… «In passato si cercava di prevedere il cambiamento di un lustro (5 anni), oggi quello sarebbe un tempo lunghissimo perché la velocità porta a repentini cambi di rotta». Maria Pia Rossignaud, Direttrice Media Duemila e Vicepresidente TuttiMedia, dal suo osservatorio può ancora immaginare dove stiamo andando. «L’oggetto della riflessione diviene il presente, inteso quale terreno da fertilizzare in modo che la tecnologia resti al servizio dell’uomo», dice.

Dott.ssa Rossignaud, a che punto siamo?

Noi di Media Duemila abbiamo scelto di definire la transizione digitale “Grande Mutazione”, dove ‘mutazione’, parola presa a prestito dalla biologia, rappresenta meglio il profondo cambiamento che nella comunicazione ha stravolto la natura stessa del mondo dell’informazione portandola in un’altra dimensione. La parola “rivoluzione” non definisce tutto ciò, il termine della genetica rende invece l’idea. Siamo passati dalle speranze della disintermediazione al caos dovuto alla mediazione delle macchine. La crisi epistemologica in atto interessa tutte le culture del mondo: la comunicazione umana trasportata negli algoritmi non ha più bisogno del senso delle parole. Questa è la base della crisi che tutti sottovalutano. La mutazione è sotto gli occhi di tutti.

La qualità non è un gioco. Che tipo di informazione ha in mente, per l’infosfera del terzo millennio, con il progetto dell’Osservatorio TuttiMedia “NewsMedia4Good”, prossimamente lanciato a Roma? A chi è rivolto, a che scopo e qual è il suo obiettivo sociale, se ne ha uno? 

“NewsMedia4Good” per noi significa storie raccontate con cura, non strillate. Non puntiamo esclusivamente alle buone notizie, ma vogliamo dire basta al sensazionalismo che divide, alla polarizzazione che ingabbia, per contribuire alla costruzione di una società fondata sul benessere diffuso. È giunto il momento di ritrovare il senso della notizia e ridare valore alle parole che interpretano la realtà, e abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti. Il nostro scopo è far arrivare un messaggio al G20: “Costruire insieme una nuova etica comprensiva della dimensione algoritmica in cui la sostenibilità economica dell’intero sistema dei media sia la priorità”.

“Donna è Innovazione”: un’altra iniziativa che Le ha anche fatto vincere il Premio 2021 dell’Assemblea parlamentare del Mediterraneo. Cosa ha di differente dagli altri “piani” messi in atto per favorire la gender equality nel mondo del lavoro e delle professioni?

Donna è innovazione è un progetto creato per valorizzare presso l’opinione pubblica donne che hanno fatto e fanno la differenza nella società, nei territori, negli ambiti lavorativi e invitano al cammino verso la parità di genere, non solo nel mondo tecnologico o aziendale, ma soprattutto nella vita di tutti i giorni, rompendo schemi obsoleti e facendosi promotrici di innovazioni e buone pratiche. Non ci concentriamo su donne famose o arrivate, ma cerchiamo chi, soprattutto nelle zone più arretrate, riesce a portare la speranza di un possibile cambiamento.

La Sua carriera ha seguito un itinerario che può dirsi lineare?

Nessuna carriera si può dire lineare, ci sono eventi che impongono frenate improvvise, che cambiano il corso avviato degli eventi. Dovevo essere assunta da Il Mattino di Napoli e Giancarlo Siani (mio amico fraterno nonché fidanzato di mia sorella) venne assassinato. Ho lasciato la via già tracciata al Mattino ed ora sono qua ad occuparmi di innovazione e media, di donne che vogliono cambiare, che non si arrendono…

E quindi che consiglio darebbe alle giovani?

Per quanto riguarda le giovani che si affacciano al mondo del lavoro, le nuove tecnologie possono essere di aiuto senz’altro. Paola Marazzini di Google, in un’intervista rilasciata a Media Duemila dice: “La tecnologia farà esplodere il potenziale delle donne perché le competenze tecnologiche sono un’altra immensa risorsa per la ripresa economica e per dare opportunità di trovare lavoro alle nuove generazioni o di crearsene uno proprio”. Anche se lo studio “Policy Brief: The Impact of COVID-19 on Women” del Segretario generale delle Nazioni Unite ha fatto emergere come proprio le donne e le ragazze a livello globale abbiano sofferto maggiormente degli impatti socioeconomici conseguenti alla pandemia da COVID-19.

Lei spesso ripete che “la tecnologia non è tutto”.

Tim Cook, il numero uno di Apple, azienda che oggi rappresenta la massima applicazione della filosofia del progresso continuo, dice: “La tecnologia da sola non basta e, a volte, può anche essere parte del problema; non ho paura che l’IA dia ai computer la capacità di pensare come gli esseri umani, sono più preoccupato delle persone che pensano come i computer: senza valori, senza emozioni, senza compassione, senza preoccuparsi delle conseguenze”.