“Scusi, ma perché lei è qui?”: è la domanda che don Andrea Ciucci si è sentito rivolgere, a parole ma più spesso con lo sguardo, dalle teste d’uovo della Silicon Valley che lui, prete italiano senza porpora e senza spocchia, intervistava sul rapporto tra tecnologia e umanità.

Chi è Don Andrea Ciucci 

“Perché lei è qui” era facile spiegarlo formalmente, perché don Andrea è coordinatore della Pontificia accademia per la Vita – ovvero di uno dei “think tank” mondiali più qualificati per investigare sui confini tra etica e scienza, eppure sorprendeva, negli ambienti dell’hi-tech americano, il fatto che un uomo di chiesa s’interessasse di quei temi! Che pure sono senza ombra di dubbio i temi al centro del nostro futuro.

Il 24 giugno la presentazione del libro a Bologna

Su quest’abbrivio è nato un libro e un dibattito che sta montando. E che avrà una tappa di assoluto interesse venerdì 24 giugno a Bologna, al Festival del Lavoro, organizzato dalla Fondazione Studi dell’Ordine dei Consulenti del lavoro, durante il quale, in un evento organizzato da Economy Group alle 11, Don Ciucci si confronterà con Rosario Rasizza, co-fondatore ed amministratore delegato di Openjobmetis, la più grande agenzia per il lavoro quotata in Borsa italiana, nonché presidente di Assosomm, l’Associazione Italiana delle Agenzie per il Lavoro.

Per il mondo dell’hi-tech americano è assurdo il solo farsele, certe domande. Ma sono le domande sulle cui risposte sarà modulato il futuro dell’umanità, anche se nessuno sembra preoccuparsene.

E se domani i computer dessero ordini ai robot?

Che spazi resteranno al ruolo umano nella stragrande maggioranza delle attività oggi note se, oltre ai robot per svolgere le attività manuali, arriveranno anche i computer (e stanno già arrivando!) titolari di intelligenza artificiale per dare ordini ai robot e dire loro cosa fare?

Risponde l’inguaribile ottimista che i posti resi superflui dai robot intelligenti saranno più che compensati da quelli che invece si renderanno necessari per produrre e manutenere i robot: ma l’evidenza di oggi è un’altra, è che invece la ricerca punta a rendere ovunque minimale l’intervento umano, allo scopo di permettere al capitale di attivare direttamente la produzione saltando l’intermediazione umana.

Che fare? Qualcosa andrà pur fatto per evitare che la desertificazione del lavoro umano non solo si compia, ma si compia nell’indifferenza generale. Qualcosa andrà fatto, di politico e di culturale. E a Bologna si cercherà di capire che cosa.