Che differenza c’è tra bene e servizio? Nessuna. Chiedetelo ad aziende come Sonder, Kfc, H-Farm, Korian, Reale Immobili, ODStore, Milano Contract District, Costa Group, Befed, Poke House, Abitare Co, Numa Stays. Tutte loro hanno scelto il noleggio operativo che, appunto, consente di trasformare qualunque bene, dagli impianti industriali a quelli tecnologici agli arredi, in un servizio, attraverso il pagamento di un canone. Tutte loro sono clienti di Domorental, società italiana con sede a Milano, con un giro d’affari (che punta a raddoppiare nel 2023) di 12 milioni di euro e 50 collaboratori tra diretti e autonomi. Il pay off? Asset as a service, appunto. Guai, però, a chiamarlo leasing: «L’azienda non spende e non si indebita, ma pagando un canone il bene diventa servizio», spiega a Economy il Ceo e fondatore (nel 2017) di Domorental Claudio Mombelli, un’esperienza di lungo corso ai vertici di captive finanziarie sia all’estero che in Italia di aziende quotate come Compaq Computer Corporation, Hewlett-Packard, Acer, Esprinet e start up per il renting Ict nella Gdo e nei canali online. «Si può affermare che il noleggio operativo sia una forma di accesso al credito in forma alternativa. Il noleggio operativo viene registrato a bilancio nella voce costi, mentre il leasing come debito e conto capitale. Tutto questo ha implicazioni molto importanti in termine di visione imprenditoriale e consente di ottenere una working capital efficiency. I beni strumentali, in questo modo, non hanno di per sé valore ma diventano un acceleratore della crescita». 

La formula del noleggio operativo sta rapidamente conquistando il mercato: nel 2022 in Italia, stando alle stime di Assilea, ha superato il miliardo di euro di valore e già nei primi otto mesi dello scorso anno aveva registrato un aumento del 23,6% rispetto al periodo corrispettivo del 2021. Quanto agli importi, i contratti di leasing strumentale operativo riguardano somme di oltre 50.000 euro nel 56,6% dei casi, dai 25.000 ai 50.000 nel 10,6% dei casi e di meno di 25.000 euro nel 32,8%. 

La maggioranza delle operazioni concerne proprio l’equipment, le attrezzature per le imprese, in particolare le Pmi. Quanto a Domorental, Claudio Mombelli spiega: «Agiamo in una logica di partnership sia con i fornitori che con i clienti finali con evidenti vantaggi per tutte le parti in causa. Continuiamo a crescere e prevediamo di raddoppiare il fatturato quest’anno e stiamo valutando il coinvolgimento di fondi potenzialmente interessati a investire nel nostro business con una prospettiva di sviluppo internazionale». 

Il performance renting

Ma c’è noleggio operativo e noleggio operativo: Domorental ha introdotto in Italia – mutuandola dagli Usa, dove aveva iniziato a diffondersi dopo la crisi finanziaria del 2008 – la formula del performance renting. «Il sistema finanziario-tecnologico del performance renting è una vera e propria rivoluzione copernicana nel settore del noleggio e del leasing, che asseconda da un lato il cambiamento del fare impresa nello scenario attuale, che vede molte aziende, in particolare Pmi, ad avere difficoltà di accesso al credito, dall’altro la logica globale della subscription economy e del buy now e pay later», commenta Mombelli. L’azienda lombarda agisce in partnership coi fornitori consentendo al cliente finale di poter accedere a qualsivoglia bene o servizio, funzionale alla propria attività, attraverso una modalità flessibile e utilizzando il contratto di noleggio come abilitatore. Tali prodotti sono acquisiti da Domorental, o per conto di partner finanziari, o gestiti direttamente da Domorental in qualità di funder. «La nostra piattaforma tecnologica sviluppata in house permette alle imprese di pagare una current fee, o in forma modulare cioè variabile in relazione al fatturato “prospettico”, o a seconda della performance dei macchinari (pay for performance), o parametrata in base al risparmio generato dagli stessi (pay for savings)», spiega Mombelli. 

La durata del servizio, diversamente da quanto prevedono sia il leasing che il noleggio tradizionale, non è prefissata, ma ogni contratto viene costruito “su misura” in base alle caratteristiche dei beni e della clientela. La piattaforma, oltre che per il controllo da remoto, viene utilizzata anche per l’analisi e la selezione dei fornitori, l’instant credit check, l’automatizzazione e la gestione dei processi, dei contratti e della data science. Al termine del perfomance renting, l’utilizzatore ha anche la possibilità di concordare il riscatto del bene (buy back), a un valore residuo predeterminato (residual value)». 

I vantaggi? Sono diversi: sostenibilità economica dell’investimento senza indebitamento, durata flessibile e non vincolata dell’ammortamento, trasformazione da capex a opex dell’investimento, nessun bene a cespite della gestione amministrativa degli ammortamenti, maggior equilibri della Posizione Finanziaria Netta e miglioramento degli indici di bilancio, mantenimento del capitale circolante per investimenti correnti. 

«Per parte sua», aggiunge il fondatore di Domorental, «il fornitore consegue qualificazione del servizio, supporto alla vendita e fidelizzazione del cliente, supporto finanziario, immediata disponibilità dell’importo relativo alla fornitura del bene senza rischi di credito o dilazioni di pagamento, possibilità di negoziazione con l’utilizzatore passando dalla logica dal prezzo di fornitura a quella del costo di utilizzo».

I settori target

Domorental ha individuato quelle Asa (Aree strategiche d’affari) che assecondano la nuova tendenza del mondo e che in un certo senso sono anticicliche, non risentono cioè di congiunture. «Pensiamo al desiderio di sicurezza diffuso nei comportamenti e nella mentalità delle persone dopo la pandemia da Covid-19, ma anche a quello di tecnologia, città intelligenti, medicina a distanza, di circular economy», spiega Mombelli. «Consideriamo anche il tema attualissimo della siccità. Di qui, per esempio, l’impegno nell’agritech con le nuove tecnologie, a iniziare dal precision farming, che consente un risparmio di risorse e facilita l’utilizzo mirato dei prodotti sulle colture. Guardiamo anche all’intelligenza artificiale, tutti ambiti che saranno imprescindibili nei prossimi anni e che ci introducono al mondo del metaverso, in cui dovrà agire anche il performance renting». 

I progetti chiavi in mano che Domorental sta realizzando riguardano proptech, transizione energetica, economia circolare, agritech, smart cities, medtech, intelligence industry e security software anche in iCloud. «Il vantaggio principale del nostro modello è che consente alle aziende di essere updated, di realizzare in modo veloce il business non indebitandosi e disponendo di liquidità». 

L’ultima proposta di Domorental è il Renting Zero Carbon, con la certificazione Carbon Cancelling che viene rilasciata da Domorental, senza costi aggiuntivi, ai propri clienti: ha durata illimitata e rappresenta la compensazione di CO2 in un determinato periodo di tempo di un prodotto o di un intero processo produttivo relativi all’offerta di Domorental, e avviene tramite l’emissione di un documento ufficiale iscritto nella blockchain dedicata o nei registri pubblici ufficiali disponibili a richiesta.