Domenico Arcuri

Domenico Arcuri lascia Invitalia con una lettera aperta pubblicata ieri. Il manager a capo dell’agenzia per lo sviluppo dell’Italia abbandona dopo 15 anni per lasciare spazio a Bernardo Mattarella.

«Lascio con rammarico un Gruppo che sostiene la crescita del Paese e in 15 anni e 8 Premier ho modernizzato una holding che era costosa e inefficiente – scrive nella lettera -Oggi si conclude la mia esperienza in Invitalia. E oggi non è un giorno di dolore, di recriminazioni o di rimpianti. Perché a pochi viene data la possibilità, per quindici anni, di mettere a disposizione dei propri concittadini quel poco o tanto che sanno. Di lavorare per quello che si usa definire il bene comune. A me questa opportunità è stata data. E di questo sono riconoscente ed orgoglioso. Debbo perciò ringraziare – prosegue Domenico Arcuri– gli otto Presidenti del Consiglio con i quali ho avuto il privilegio di lavorare: Romano Prodi, che mi chiamò a ristrutturare l’allora Sviluppo Italia, Silvio Berlusconi, Mario Monti, Enrico Letta, Matteo Renzi, Paolo Gentiloni e Giuseppe Conte, che mi hanno riconfermato la fiducia, e Mario Draghi, che ha ritenuto la mia esperienza dovesse concludersi».

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Numeri che parlano da soli

La lettera di congedo per il manager è stato anche l’occasione per fare un riepilogo di quanto ha fatto negli anni alla guida di Invitalia.

«Quanto all’orgoglio, credo che la scelta migliore sia lasciar parlare i numeri. Che dicono assai di più delle parole. Nel 2007 – ricorda Arcuri– la Sviluppo Italia che ereditai era una somma irrazionale di componenti: dalle autostrade del mare al prestito d’onore, dalle bonifiche dei siti minerari alle olimpiadi invernali. Aveva 238 società, fatturava 94 milioni di euro e ne perdeva 51. Il totale dell’attivo era di 1.6 miliardi di euro. Dava lavoro a 1.719 persone: aveva 1 dirigente ogni 7 dipendenti. L’investimento più rilevante incentivato era di 5 milioni di euro».

Arcuri nella sua lettera aperta sottolinea che «nel 2021 l’Invitalia che lascio possiede 5 società, fattura 159 milioni di euro (351 consolidati), ha un utile di 80 milioni. Il totale dell’attivo è di 7.2 miliardi. Dà lavoro a 2.385 persone: 1 dirigente ogni 33 dipendenti. È la holding per lo sviluppo del Governo italiano. Ha un portafoglio ampio di incentivi per le imprese che vogliono investire e per i cittadini che vogliono intraprendere nel nostro paese.
L’investimento più rilevante che ha incentivato è di 800 milioni di euro; è una delle tre centrali di committenza nazionali; possiede due banche, la principale delle quali gestisce il fondo centrale di garanzia, la società che ha ridotto il digital divide e realizza l’infrastruttura a banda ultra larga, la start up che dovrà rendere possibile la produzione di acciaio verde, il 50% dei diritti di voto di Acciaierie d’Italia. Nel 2021 il Gruppo ha permesso l’attivazione di investimenti per 24.8 miliardi di euro, l’1.4% del Pil italiano- aggiunge- supporta la realizzazione del 23% del Pnrr. Insomma: un insieme razionale, davvero a sostegno della crescita del nostro paese».

La guida passa  a Bernardo Mattarella che sarà amministratore delegato, mentre Rocco Sabelli presidente. Mattarella è già presidente di Mediocredito Centrale, partecipata al 100% da Invitalia.