di Diletta Talenti
Centinaia di migliaia di italiani sopportano dolori cronici alla colonna vertebrale, sottoponendosi a cicli infiniti di fisioterapia e cure farmacologiche che non producono miglioramenti significativi. La realtà nascosta dietro questa sofferenza prolungata è che spesso la radice del problema non risiede nella schiena, ma nell’articolazione dell’anca. Diagnosi imprecise condannano i pazienti a percorsi terapeutici inadeguati, mentre la vera soluzione rimane inesplorata per anni. Il dottor Walter Salustri, specialista in chirurgia ortopedica, ha sviluppato un approccio rivoluzionario attraverso la tecnica di accesso anteriore per le protesi d’anca, perfezionata insieme al professor Kristoff Corten, autorità mondiale nel settore. “Numerosi pazienti che accusano dolori lombari e si sottopongono a fisioterapia in realtà presentano patologie dell’anca – evidenzia Salustri -. L’artrosi dell’anca si manifesta frequentemente attraverso dolore lombare persistente, che non risponde né alla riabilitazione né ai farmaci”.
Le statistiche rivelano un fenomeno in crescita esponenziale: gli interventi di protesi d’anca su pazienti under 60 sono aumentati del 76% nell’ultimo decennio. In Italia si registrano oltre 103.000 interventi annui tra protesi di ginocchio e anca, una crescita che non dipende solo dall’invecchiamento demografico ma da una nuova consapevolezza sulla qualità dell’esistenza. “Ho seguito una ristoratrice francese di 50 anni che gestisce un locale a Fiumicino, operata precedentemente alla colonna senza risultati”, racconta il chirurgo. ‘Dopo aver identificato il problema all’anca e averla operata con tecnica anteriore, ha risolto completamente i suoi disturbi’. La metodica di accesso anteriore rappresenta un salto qualitativo rispetto alle procedure tradizionali. L’intervento preserva completamente tendini e muscoli, riducendo significativamente le perdite ematiche e consentendo al paziente di alzarsi dopo sole sei ore dall’operazione. “Il paziente non presenta limitazioni nei movimenti, può utilizzare sedie basse nel post-operatorio e incrociare le gambe senza problemi”, spiega Salustri. La durata dell’intervento si aggira sui 50-60 minuti, con un ritorno alla normalità in quattro settimane: dopo dieci giorni è possibile guidare, dopo tre settimane si abbandonano definitivamente le stampelle.
I risultati sulla qualità di vita sono immediati e sorprendenti. Andrea, 41 anni di Roma, aveva perso la capacità di condurre una vita normale con la famiglia. “Dopo l’intervento di fine giugno, a settembre mi ha contattato per ringraziarmi di avergli permesso di attraversare mezza Europa a piedi durante le vacanze estive’, riferisce il medico. Un professionista romano di 53 anni è tornato a praticare tennis, mentre Piero, 72 anni, che camminava curvo per i dolori spinali, ‘ora mantiene una postura eretta e non accusa più dolore alla schiena’ dopo la protesi bilaterale. “Tutti i miei pazienti riprendono l’attività sportiva: calcio, basket, tennis, windsurf, trekking – sottolinea Salustri -. Qualunque disciplina desiderino praticare, possono farlo senza limitazioni”. Il messaggio del chirurgo è inequivocabile: ‘L’intervento va considerato quando la qualità di vita non è più accettabile’. Una filosofia che rispecchia una trasformazione culturale profonda. ‘Oggi non ci si accontenta più’, osserva. ‘A 50 anni non poter uscire, non riuscire a viaggiare con il partner o andare a cena fuori rappresenta un limite inaccettabile’.
La diagnosi differenziale assume quindi un ruolo cruciale. Molti pazienti vengono sottoposti a interventi sulla colonna vertebrale quando il problema origina altrove, ottenendo risultati deludenti. “L’anca costituisce l’articolazione portante del corpo – ricorda Salustri – Quando la sua funzionalità è compromessa, i sintomi possono presentarsi come dolore inguinale, gluteo, al ginocchio interno o come lombalgia cronica”. Il dottor Salustri sta per inaugurare un centro di formazione specializzato per una prestigiosa azienda produttrice di protesi, dove trasmetterà questa metodica ad altri chirurghi.
In Francia e Stati Uniti, i pazienti operati con tecnica anteriore vengono dimessi la sera stessa, un obiettivo ancora difficile da raggiungere in Italia per questioni assicurative, ma che rappresenta l’evoluzione naturale di questa tecnica. L’innovazione tecnologica si coniuga con un approccio personalizzato: durante l’intervento viene impiegato un telo operatorio speciale che consente di valutare simultaneamente la lunghezza di entrambi gli arti inferiori, garantendo una simmetria perfetta. “Riesco a ottenere una lunghezza identica delle gambe” precisa il chirurgo, un dettaglio tecnico che determina il successo del risultato finale. Questa evoluzione nella chirurgia protesica d’anca non costituisce solamente un progresso tecnico, ma una vera rivoluzione culturale che pone al centro la qualità di vita del paziente, superando le tradizionali limitazioni legate all’età e al peso corporeo che storicamente precludevano l’accesso a questi interventi.













