Docufilm, Milano chiama gli investitori

A pochi giorni dalla chiusura del Festival di Venezia, il cui programma già sottolinea la centralità del genere documentario per l’industria cinematografica internazionale presentando, tra le opere documentaristiche in concorso, quelle di registi del calibro di Emir Kusturica e Amos Gitai (ma anche di italiani come Roberto Minervini e Wilma Labate), dal 13 al 16 settembre torna “Visioni dal Mondo, Immagini dalla Realtà”, 4a  edizione di un festival internazionale che punta a consolidare il ruolo di “Milano capitale del documentario”, ma non solo. «Il nostro obiettivo – dichiara Francesco Bizzarri, direttore generale dell’evento – è quello di aiutare autori e produttori del cinema indipendente sul piano del finanziamento e della distribuzione dei loro progetti audiovisivi. Puntiamo a creare un mercato del documentario all’interno del Festival sulla falsariga di quanto avviene a Cannes per il cinema tradizionale». Cuore dell’evento è infatti la sezione “Festival Visioni Incontra” (13 e 14 settembre), due giorni durante i quali produttori, distributori, broadcaster, circuiti cinema, piattaforme, acquisition manager, sales agent, direttori di festival e story editor parteciperanno alle sessioni di pitching dei 16 progetti selezionati attraverso incontri one-to-one con i documentaristi, con l’obiettivo di aiutare lo sviluppo dei loro docufilm con finanziamenti, preacquisti e distribuzione.

A dare la misura dell’appeal e della capacità di muovere investimenti del genere in questo momento storico,  basti citare la partecipazione all’evento di colossi come Fox, Discovery, Sky, Rai, Chili, Netflix, I Wonder, Wanted, CG Entertainment e La Feltrinelli. Se infatti quella del documentario in Italia è una tradizione di lungo corso – a cimentarsi in passato maestri come Pasolini, Antonioni, Olmi e Amelio –, è negli ultimi anni che il “cinema del reale” ha ottenuto, oltre al plauso della critica, anche un notevole successo di pubblico. I recenti Orso d’Oro a Berlino per “Fuocoammare” di Gianfranco Rosi nel 2016 – già Leone d’Oro a Venezia per “Sacro Gra” nel 2013 (e candidato all’Oscar come Miglior Film Straniero nel 2017 proprio con il documentario sugli sbarchi a Lampedusa) – e il titolo di miglior Film nella Sezione Orizzonti di Venezia a “Liberami” di Federica di Giacomo sempre nel 2016, sono solo i principali i riconoscimenti ottenuti negli ultimi anni dalle produzioni italiane. Un successo di critica e di pubblico, dimostrato anche dagli incassi: Rosi con “Sacro Gra” è riuscito infatti a superare la soglia del milione di euro, sfiorata tre anni dopo con “Fuocoammare”; cifre da capogiro rispetto a una media di incassi per prodotti di questo tipo che non supera i 100 mila euro. Un successo che ha contribuito notevolmente a dare nuovi stimoli al cinema italiano, il cui mercato negli ultimi decenni poggiava quasi esclusivamente su una o due commedie l’anno.

Un cambiamento dimostrato anche dai numeri: dati relativi al periodo che va dal 1° gennaio al 22 luglio, infatti, mostrano come la quota di mercato Usa in Italia sia del 53,97% per quanto riguarda gli incassi col 26,33% dei film distribuiti, mentre il cinema italiano è al 28,25% con il 34,26% dei film; un risultato che va considerando alla luce di quanto avveniva un anno fa, quando a un 67,92% delle produzioni Usa, l’Italia rispondeva con solo il 17,60%. A contribuire a questa rinascita anche iniziative come “Festival Visioni Incontra”, dalla cui fucina, ad esempio, lo scorso anno è uscito vincitore “Gli ultimo Butteri” di Walter Bencini che proprio grazie ai finanziamenti ottenuti ha avuto anche una buona distribuzione in sala lo scorso giugno. Sedici le opere sottoposte all’attenzione dei professionisti durante le giornate a loro dedicate; 30 invece i titoli del programma aperto al pubblico – l’anno scorso si è toccato quota 4000 presenze – con proiezioni displocate nelle prestigiose sedi della Triennale di Milano, la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli e il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci. (g.c.)