Il divario retributivo di genere continua a rappresentare una delle principali criticità del mercato del lavoro europeo. Nonostante i progressi registrati negli ultimi anni, le donne percepiscono ancora stipendi inferiori rispetto agli uomini, con un impatto economico che supera i 358 miliardi di euro l’anno nell’Unione europea. Numeri che non riguardano soltanto la parità salariale, ma che si riflettono sulla capacità di spesa delle famiglie, sulla crescita economica e sulle future pensioni di milioni di lavoratrici.

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Il peso economico del gap salariale

Secondo le elaborazioni della Confederazione europea dei sindacati (ETUC) sui dati Eurostat, una lavoratrice europea guadagna mediamente circa 3.900 euro in meno all’anno rispetto a un uomo. La differenza nella retribuzione oraria lorda raggiunge l’11,1%, il che significa che, a fronte di 100 euro percepiti da un lavoratore, una donna ne incassa mediamente 88,9. Rapportato agli oltre 92,5 milioni di donne occupate nell’Unione, il fenomeno assume dimensioni economiche rilevanti.

Le differenze tra i Paesi europei

Il quadro resta molto eterogeneo tra gli Stati membri. Il Lussemburgo rappresenta l’unica eccezione, con retribuzioni femminili mediamente superiori a quelle maschili. All’estremo opposto si collocano Paesi come Finlandia, Austria, Germania e Svezia, dove le perdite annuali per le lavoratrici superano i 5 mila euro. L’Italia presenta un divario economico più contenuto rispetto alla media europea, pari a circa 1.557 euro l’anno, pur rimanendo distante da una piena parità retributiva.

La direttiva europea ancora incompleta

Per affrontare il problema, Bruxelles ha introdotto la direttiva sulla trasparenza retributiva, che impone maggiori obblighi alle imprese con almeno 100 dipendenti nella comunicazione delle politiche salariali. La normativa avrebbe dovuto essere recepita dagli Stati membri entro il 7 giugno 2026, ma numerosi governi non hanno rispettato la scadenza. Secondo l’ETUC, il ritardo rischia di prolungare un sistema che continua a penalizzare milioni di lavoratrici sotto il profilo economico.

Più trasparenza, più reddito e crescita

Le simulazioni elaborate dall’ETUC indicano che anche una riduzione del 10% del divario retributivo produrrebbe effetti significativi. Una lavoratrice europea potrebbe ottenere in media circa 672 euro in più all’anno, con incrementi superiori ai mille euro in alcuni Paesi come Francia e Irlanda. Oltre a rappresentare una questione di equità, la riduzione delle differenze salariali avrebbe ricadute positive sui consumi, sulle entrate fiscali e sulla competitività complessiva dell’economia europea, rafforzando la partecipazione femminile al mercato del lavoro.