Aumento stipendi sanitari 2022

La mancanza di cure sanitarie eque costa l’1,4% del Pil europeo ogni anno. L’equità sanitaria è, infatti, tra i temi materiali di sostenibilità Esg per la maggior parte degli operatori farmaceutici e di Medtech. Il 90% della leadership è consapevole e pronta ad affrontare la questione della disparità sanitaria con piani aziendali formali. Lo rileva l’analisi di Boston Consulting Group (Bcg), Making Medtech More Equitable.

La disparità sanitaria è la presenza di differenze ingiuste, evitabili o rimediabili, nella salute e nel benessere delle persone. Eppure, esistono ancora divari all’accesso all’assistenza sanitaria, tra Paesi con Pil diversi oppure tra popolazioni rurali e urbane. Un tema rilevante dal punto di vista sociale, ma anche finanziario: il Parlamento europeo stima che le disuguaglianze sanitarie nell’Ue costano intorno all’1,4% del Pil ogni anno, quasi corrispondente alla spesa dell’Ue per la difesa (1,6% del Pil).

Dalla ricerca emerge una chiara concordanza sulla necessità di promuovere l’equità sanitaria: ben il 98% della leadership intervistata dice di comprendere l’impatto che la loro attività può avere sulla disparità sanitaria, mentre il 90% afferma di avere già dei piani aziendali formali per affrontarle. Il limite rimane l’esecuzione di questi piani, e tra gli ostacoli agli investimenti per la mitigazione del problema vengono citate la presenza di “priorità più immediate” e la “mancanza di un business case”.

«Tra i fattori che generano disparità vi sono le condizioni socioeconomiche dei pazienti, – dichiara Alessandra Catozzella, partner di Bcg – ma anche la mancanza di strutture sanitarie in alcune aree, così come la qualità dell’assistenza medica. Il problema esiste e ha impatti rilevanti sull’incidenza di malattie e l’aspettativa di vita della popolazione. In Italia, ad esempio, i divari di salute per area di residenza sono persistenti e non solo tra regioni del Nord e regioni del Sud, ma anche all’interno della stessa regione, ad esempio nelle aree rurali».

Il comparto Medtech ha un ruolo chiave nell’identificare le disuguaglianze sanitarie e creare soluzioni per cure migliori e più eque. Vi sono infatti 4 fonti di disuguaglianze sanitarie su cui il settore può lavorare: i prodotti progettati, testati e distribuiti senza tenere conto delle esigenze di diverse popolazioni di pazienti (per etnia o genere) o sistemi sanitari; i prodotti non accessibili a tutti i pazienti poiché non equamente distribuiti; i prodotti troppo costosi per alcune fette di popolazione mentre sono “comuni” per altre; i prodotti non adottati da tutte le fasce di popolazione poiché la ricerca e lo sviluppo di dispositivi medici e cure si concentrano su campioni di pazienti non rappresentativi. Oltre ad essere una responsabilità sociale, impegnarsi per garantire l’equità è una decisione molto importante per le aziende, che possono espandere la propria definizione di valore, ovvero creare business case più completi che guardano a nuovi modi di generare impatto, andando oltre gli indicatori finanziari tradizionali.

I benefici di queste iniziative potrebbero essere diversi: innanzitutto, una maggiore attrazione e ritenzione dei talenti, poiché iniziative di equità sanitaria portano le aziende a differenziarsi in modo virtuoso sul versante della responsabilità sociale e dell’impegno per le problematiche connesse. Vi è poi l’accesso a nuovi mercati grazie a prodotti e servizi per le comunità attualmente sotto-servite. Sviluppare prodotti per più mercati dà alle aziende la possibilità di confrontarsi con ambienti normativi diversi e aprire partnership locali strategiche a sostegno della R&D o di altre funzioni aziendali. Inoltre, con la crescente importanza delle tematiche Esg per gli investitori, un forte impegno per eliminare la disparità sanitaria può aiutare le aziende di medtech a costruire relazioni più forti con i propri investitori e attrarne di nuovi, con un “valuation premium” fino al 12%. Infine, un approccio proattivo all’equità sanitaria aiuterà le aziende a soddisfare requisiti normativi sempre più orientati al tema. In Italia, ad esempio, il piano per l’applicazione e la diffusione della medicina di genere, adottato con il decreto del 13 giugno 2019, esorta a “un utilizzo dei dispositivi medici che tenga conto delle differenze anatomico-funzionali legate al genere”, evidenziando come non sia ancora preso in considerazione a sufficienza “pur essendo stato riconosciuto rilevante in ambito sanitario”.

Promuovere l’equità sanitaria richiede di realizzare prodotti che siano adattati, accessibili, convenienti e disponibili a tutti coloro che possano trarne beneficio. Come fare? Ci sono delle priorità che le aziende sanitarie possono tenere in considerazione.

  • Costruire consapevolezza sul problema e sul potenziale delle soluzioni, fissando obiettivi specifici a lungo termine. Ciò comporta una visione completa degli indicatori di successo.
  • Integrare l’equità sanitaria come priorità in tutte le funzioni aziendali e lungo l’intero ciclo di vita del prodotto, a partire dalla R&D, includendo prodotti che soddisfano le esigenze delle popolazioni e dei mercati sottoserviti e tenendo conto di diverse tipologie di pazienti nei trial clinici.
  • Costruire partnership strategiche a lungo termine con altre realtà sanitarie, inclusi provider sanitari, organizzazioni governative, organizzazioni no-profit, gruppi di advocacy e comunità, per aumentare la portata e l’impatto degli sforzi.
  • Rimanere impegnati e coerenti, in modo che il tema non venga abbandonato o deprioritizzato quando le condizioni di mercato esterne o le priorità interne cambiano. Gli obiettivi devono essere pubblici, la leadership deve essere ritenuta responsabile dei progressi e i risultati devono essere promossi esternamente.

La maggior parte dei leader del settore desidera fare la differenza e, sebbene i ritorni finanziari siano l’imperativo, non sono l’unico obiettivo. Adottando misure efficaci per migliorare l’equità sanitaria, le leadership possono infatti migliorare la vita di milioni di persone, generando al contempo benefici aziendali.

«Nell’healthcare abbiamo il privilegio (e dovere) di generare un impatto reale sulla vita delle persone», evidenzia Catozzella. «Al di là dei requisiti normativi e dei sempre più numerosi report e indicatori richiesti (oltre 1.100 data point solo per effetto della CSRD), credo non vi sia modo migliore per misurare la sostenibilità che assicurare accesso equo alle cure, che si misura in numero di persone che hanno accesso a farmaci, vaccini e cure di qualità, nonché in riduzione delle reazioni avverse, complicazioni e morti evitabili legate a bias (di genere o etnia) nella ricerca clinica e farmacologica».