Una battaglia sui brevetti finisce per entrare direttamente nei salotti degli abbonati. Il confronto tra Disney e InterDigital, nato attorno alle tecnologie che rendono possibile lo streaming video in alta definizione, si sta trasformando in un caso industriale con conseguenze concrete sull’offerta di Disney+. Da alcune settimane, come riporta il Corriere, la piattaforma ha infatti ridotto la disponibilità del 4K su una parte dei dispositivi, mentre prosegue davanti alla giustizia europea lo scontro sui diritti legati ai codec video, ovvero tecnologie che servono a comprimere e decomprimere i file. Una vicenda che intreccia proprietà intellettuale, costi tecnologici e qualità del servizio offerto ai clienti.
Il 4K ridotto e il nodo degli abbonamenti Premium
Il primo effetto della controversia si è visto sul servizio. Diversi clienti del piano Disney+ Premium, pur continuando a pagare 15,99 euro al mese, hanno segnalato la disponibilità dello streaming soltanto fino a 1080p su alcuni dispositivi. L’assistenza avrebbe inizialmente riconosciuto rimborsi tra 2,5 e 5 euro per ogni mese interessato dal disservizio; Fanpage.it ha poi riportato casi in cui sarebbe stato proposto un indennizzo fino a 40 euro. La questione assume un peso commerciale rilevante considerando le dimensioni della piattaforma: secondo le società di analisi Omdia e Dataxis, Disney+ conta circa 1,5 milioni di abbonati in Italia e opera in undici Paesi europei.
Lo scontro sui brevetti HEVC
Alla base del problema c’è una disputa tecnologica che precede le difficoltà incontrate dagli utenti. All’inizio di luglio il Tribunale unificato dei brevetti, l’Unified Patent Court europeo, si è pronunciato in due procedimenti relativi alla tecnologia HEVC, utilizzata per comprimere i contenuti video mantenendo elevata la qualità delle immagini. Secondo quanto ricostruito, i giudici hanno riconosciuto la violazione di brevetti appartenenti a InterDigital, gruppo quotato specializzato nello sviluppo e nella concessione in licenza di tecnologie per video, comunicazioni wireless e piattaforme digitali. Il contenzioso ha quindi investito direttamente alcune delle soluzioni utilizzate da Disney per distribuire contenuti in alta definizione.
Il nuovo fronte aperto sul codec VP9
La partita non si è però chiusa con le decisioni di luglio. Il 24 agosto InterDigital ha annunciato l’avvio di un nuovo procedimento contro Disney davanti allo stesso tribunale, questa volta relativo al codec VP9, una tecnologia che potrebbe consentire alla piattaforma di mantenere o ripristinare lo streaming 4K su determinati dispositivi. InterDigital sostiene che anche questa soluzione utilizzi tecnologie brevettate senza licenza e che il passaggio da un codec all’altro non possa quindi essere utilizzato per aggirare il pagamento delle royalty. Si apre così un secondo fronte giudiziario che potrebbe incidere sulle scelte tecnologiche e commerciali della piattaforma nei prossimi mesi.
















