direttiva case green

La direttiva case green, decisa dall’Unione Europea, potrebbe soppiantare nel 2024 quello che è stato il Superbonus nel 2023 per l’intera filiera delle costruzioni, complice l’età media molto alta del patrimonio immobiliare italiano. A dirlo sono i dati di Federcostruzioni, che sono stati resi noti oggi alla presentazione di Saie, La Fiera delle costruzioni progettazione, edilizia, impianti (9 – 12 Ottobre, BolognaFiere), che quest’anno avrà il titolo “Quale futuro per l’edilizia senza una vera politica industriale”.

La direttiva case green vuole rinnovare il patrimonio edilizio entro il 2050 

La nuova proposta di direttiva UE sulle “case green”, che ambisce a rendere il patrimonio immobiliare europeo totalmente a emissioni zero entro il 2050, sarà cruciale per il futuro del settore, anche se l’obiettivo di ringiovanire il patrimonio italiano non dei più semplici da conseguire. Secondo i dati Ance su 12,2 milioni di edifici residenziali, oltre 9 milioni (73%) rientrano nelle classi più energivore (E, F, G) e non sono in grado di garantire le performance energetiche, sia pur minime, richieste per gli edifici costruiti successivamente, e molto lontano dalle prestazioni minime richieste alle abitazioni dei nostri giorni. In merito al settore non residenziale, su circa 1,35 milioni di edifici, il 55%, pari a circa 743 mila  edifici, ricade nelle classi più energivore (E, F, G). «Con la direttiva Case Green – dice Angelica Donati, Presidente di ANCE Giovani – l’Italia ha l’opportunità di scrivere un piano industriale di settore con una visione a lungo termine al 2050, che permetta alle costruzioni di continuare a trainare la crescita del Paese e metta le imprese finalmente nelle condizioni di investire sul futuro. Un futuro che deve essere sempre più sicuro, sostenibile, innovativo ed inclusivo, e che sarà possibile solo se verrà scardinata una volta per tutte la logica di gestione emergenziale che attualmente ci sottopone a continue varianti normative».

 

La direttiva case green sostituirà il Superbonus?

Sono in molti nel settore dell’edilizia a sperare che la nuova direttiva rappresenti per il settore un’iniezione di carburante simile a quella che è stata rappresentata dal Superbonus, che nel 2023 ha assorbito buona parte delle risorse del Pnrr che sono state destinate all’edilizia. «Oltre al clima di incertezza dovuto alle tensioni geopolitiche e determinato dalle scelte monetarie europee che impattano sull’andamento del mercato, il Governo ci lascia sconcertati dall’ultimo cambiamento normativo in materia di bonus fiscali. – dice Paola MaronePresidente di Federcostruzioni – Nella valutazione delle informazioni pervenute, in attesa del testo normativo definitivo, pare sia eliminata la possibilità, per le nuove operazioni, di utilizzare la cessione del credito e lo sconto in fattura nei casi in cui oggi è ancora consentita. In ogni caso, tale eliminazione non ha effetti retroattivi. Queste modifiche, se confermate, rischiano di destabilizzare ulteriormente il mercato già in affanno, inasprendo la situazione dei crediti incagliati e non tutelando le fasce deboli e abbandonando le imprese a nuove incertezze economiche, con rischio di chiusure e perdita dei posti di lavoro come testimoniano dati convergenti da diversi settori della filiera e indicati nell’anticipazione del Rapporto annuale Federcostruzioni. Federcostruzioni reputa quindi necessarie una serie di misure concrete di politica industriale, per sostenere la competitività della filiera delle costruzioni in Italia e all’estero, e permettere al Paese di rispettare gli impegni internazionali ed europei sul clima. Serve urgentemente un sistema di incentivi accessibili alle famiglie con la cessione dei crediti almeno per i redditi bassi, una visione complessiva e un sostegno pubblico adeguato per la filiera industriale delle costruzioni per la promozione degli investimenti per la transizione verde e la riduzione delle emissioni di CO2, il rafforzamento del meccanismo di adeguamento CBAM (Carbon BorderAdjustment) rafforzando la sua efficacia di difesa delle produzioni europee e la rapida attuazione dell’energyrelease e gas release, una maggiore concorrenza nei servizi di ingegneria abbassando la soglia per gli affidamenti diretti».