Si è inaugurato il 21 novembre nell’insediamento industriale di Rodano, in provincia di Milano, il nuovo centro di Ricerca e Sviluppo di Olon, multinazionale italiana leader nella produzione di principi attivi per l’industria farmaceutica. Il nuovo hub, per cui sono stati investiti 10 milioni di euro e che prevede la creazione di 50 nuovi posti di lavoro, è destinato a costituire il fulcro del network globale di ricerca dell’azienda, che vede altri 7 centri analoghi dislocati negli 11 insediamenti produttivi in Italia, Spagna, Usa e India. «Abbiamo scelto di investire in Italia –precisa Paolo Tubertini, Ceo di Olon– soprattutto in virtù dei rapporti con i nostri business partners e per la prossimità con altri centri di ricerca e con l’headquarter dell’azienda».

Che significato ha in termini strategici per l’azienda questa apertura? Quali motivazioni hanno spinto alla scelta?

Olon è un’azienda fortemente basata sull’innovazione, quindi sono proprio gli investimenti in ricerca i più importanti. L’hub di Rodano avrà il duplice ruolo di integrare, coordinare e supportare le singole competenze dei vari centri e nello stesso tempo di svolgere attività di ricerca e sviluppo per proprio conto.

Come si inserisce questo investimento nel percorso di crescita internazionale?

Noi siamo innovatori di processo, riteniamo che l’attività di ricerca sia essenziale e imprescindibile per mantenere un ruolo di primo piano, se non addirittura di pionieri, nel costante avanzamento delle tecnologie. 

Quali sono le caratteristiche preminenti del nuovo centro di Rodano?

Intendiamo rinforzare le competenze in modo da avere processi sempre più sicuri dal punto di vista chimico. Inoltre, l’hub sarà funzionale a realizzare lo scale up dei processi stessi e sarà fondamentale per continuare a perseguire la sostenibilità ambientale ed economica che sono strettamente correlate. L’obiettivo ambizioso è arrivare allo zero waste, riuscendo ad esempio a utilizzare tutti i prodotti di base, avendo una perfetta conversione dei componenti di una reazione, utilizzando sostanze meno dannose per l’ambiente in impianti di più semplice realizzazione e gestione.

Che tipo di rapporto ci sarà con gli altri centri Olon?

Noi siamo cresciuti per acquisizione e abbiamo sempre pensato fosse indispensabile mantenere vicino agli impianti di produzione le persone che sono esperte di quella specifica tecnologia. L’hub è di supporto e di integrazione a questi centri, con l’idea di creare team multidisciplinari per le singole tecnologie.

Cosa vi ha condotto a essere leader mondiale nel vostro settore?

La nostra capacità di integrare nel tempo le diverse realtà industriali via via acquisite. Abbiamo sempre seguito una logica sinergica per ottimizzare l’opportunità di business, sia in termini di sinergie di costo che di integrazione di business models.

Ci saranno anche giovani tra i nuovi assunti dell’hub?

Anche in questo caso parlo di integrazione, un mix tra persone provenienti da diversi gruppi senza particolare riguardo all’età per una sorta di cross fertilization. Qui si possono seguire due percorsi di crescita tecnico specialistico, creando i massimi esperti nel singolo topic, oppure manageriale. Noi abbiamo necessità di attrarre talenti della ricerca.

Quali sono gli obiettivi e le sfide per il futuro?

La sfida è sempre quella di crescere, acquisendo competenze e assets. In ambito tecnologico ci stiamo focalizzando sull’introduzione della continuous manufacturing, della biocatalisi e della photochemistry. Il fatturato di Olon nel 2023 supererà i 600 milioni di euro, con una crescita Cagr 14 % negli ultimi 5 anni. Intendiamo continuare a crescere.