Cdp scende in campo nel real estate
La sede di Cdp a Roma

di Anna Gervasoni*

È recente la notizia del nuovo fondo di fondi da 500 milioni di euro lanciato da Cdp e dedicato alle infrastrutture. Servirà per la crescita del mercato italiano mettendo a sistema risorse di investitori istituzionali per favorire lo sviluppo di progetti con finalità ambientali e sociali, in aree d’intervento con fabbisogni significativi di risorse finanziarie e negli ambiti di maggiore potenzialità di sviluppo come la transizione energetica e digitale, l’economia circolare e le energie rinnovabili. L’idea è puntare a ridurre il gap con le altre principali economie, indirizzando gli impegni verso lo sviluppo di infrastrutture che favoriscano la crescita del mercato nazionale dei fondi attivi nel settore, anche con asset manager e veicoli di nuova costituzione; e, infine, catalizzare le risorse di investitori a favore di progetti che abbiano un impatto diretto sull’economia reale e sul territorio, dando la possibilità di impiegare capitali in strumenti diversificati con ritorni adeguati al profilo di rischio. 

Viviamo in un contesto ad alta concentrazione di residenza nei centri urbani e con previsioni di una ancora maggiore urbanizzazione nel corso dei prossimi 30 anni. Diventa impellente, quindi, la realizzazione di nuove infrastrutture, la conservazione e l’ammodernamento di quelle esistenti per permettere una migliore coabitazione tra generazioni differenti: giovani che devono studiare e vivere in un mondo inclusivo e più alla loro portata, famiglie che necessitano di infrastrutture che li supportino nelle loro esigenze di lavoro e sociali, anziani che hanno bisogno di luoghi e servizi adatti alle loro esigenze. Le imprese hanno bisogno di connessioni efficienti, di reti logistiche moderne, di fonti energetiche sostenibili. Per realizzare tutto ciò non bastano le risorse pubbliche, Pnrr incluso. Ci vogliono fondi di private capital dedicati. Da qualche anno Aifi associa e rappresenta l’asset class dei fondi infrastrutturali. Attraverso uno specifico tavolo di lavoro si confronta col mondo operativo, delle istituzioni e dell’accademia, in particolare con ExSuf, il centro di eccellenza di Università Cattaneo Liuc e Nazioni Unite (Unece), che con il contributo di Municipia incentra le proprie analisi sulla finanza sostenibile per le infrastrutture e le smart city. 

L’Osservatorio, tra le varie attività, monitora periodicamente le operazioni dei player attivi in Italia e in Europa. Nel suo ultimo report, pubblicato a inizio maggio, si fotografa l’attività degli operatori con headquarter in Italia, Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna, oltre a quelli con sede in altre nazioni ma con almeno un investimento in portafoglio in Europa. I fondi mappati sono 189 e complessivamente detengono 3.691 investimenti a fine 2022. Numeri in aumento rispetto a quelli rilevati a dicembre 2021, quando i fondi mappati (142) avevano 2.946 asset in portafoglio. A fine 2022 rispetto all’anno precedente (osservando solo i 142 operatori già rilevati nel 2021 per operare un confronto a parità di perimetro del campione), gli investimenti in portafoglio sono aumentati del 15% con una crescita pari a 446 nuovi deal. Francia e Gran Bretagna sono i mercati europei più sviluppati. Il Regno Unito può contare su 71 operatori, la Francia su 28. 

L’Italia invece è salita a 16, dai 15 del 2021. Ancora pochi. L’Italia ha 242 asset in portafoglio a fondi infrastrutturali, 20 in più rispetto a 12 mesi fa. Si tratta di un mercato in ascesa. Due terzi degli operatori chiudono operazioni in territori differenti dal loro paese d’origine, ad eccezione di quelli italiani che sono quasi esclusivamente operativi sul territorio nazionale. Le operazioni in portafoglio, tanto in Italia, quanto in Gran Bretagna, Germania e Spagna, sono prevalentemente nel settore energetico con focus sulle fonti rinnovabili; per le realtà italiane si tratta dell’84,4%. La Francia è differente: il 40,3% delle operazioni sono investimenti in energie green, il 21% si è focalizzato su asset legati al trasporto e il 22,3% infrastrutture sociali. 

Abbiamo molto da fare in tanti settori e quindi speriamo di poter attrare capitali internazionali e soprattutto aiutare gli operatori domestici a crescere e ampliare la propria attività nei tanti ambiti che hanno bisogno di un incontro tra finanza privata e pubblica per lo sviluppo economico e territoriale.