Diamanti da “investimento”, la prima condanna in appello

Arriva la prima sentenza in appello a favore di un risparmiatore associato Adusbef difeso dallo studio Legals. La Corte d’Appello di Venezia ha emanato la prima decisione in tema di diamanti da investimento confermando la sentenza del Tribunale di Verona che per primo, Giudice Vaccari, aveva condannato Banco Bpm a risarcire un cliente che aveva acquistato diamanti da investimento. Siamo lieti di quest’esito processuale sia per il suo contenuto che per i principi che esso statuisce, afferma il Presidente di Adusbef, Antonio Tanza: “Non ci stupirebbe, peraltro, che la pronuncia sia oggetto di ricorso in cassazione da parte della banca, come avvenuto per l’appello, e nel caso siamo pronti a discutere anche dinanzi ai Giudici di Legittimità, come sempre abbiamo fatto”.

La causa era stata introdotta da un risparmiatore, difeso dagli avvocati Vincenzo e Camilla Cusumano, responsabile della sede Adusbef di Verona, nella sua qualità di erede di una zia che aveva acquistato nel 2016 diamanti da investimento della società IDB tramite l’intermediazione di Banco Bpm investendo Euro 46.222.40.

La vicenda nasce quando un’anziana risparmiatrice aveva acquistato i diamanti nella convinzione di effettuare un investimento sicuro, senza rischi di perdita. Successivamente, tramite articoli di giornale, ed in particolare grazie alla trasmissione Report, l’erede dell’anziana Signora scopriva che i diamanti non erano affatto un investimento sicuro e veniva a conoscenza che il valore dei

diamanti era notevolmente inferiore rispetto a quello che era stato riferito.

Nelle more del giudizio l’Agcm (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) sanzionava sia Idb Spa che Banco Bpm per pratiche commerciali scorrette, provvedimento confermato sia davanti al Tar Lazio che davanti al Consiglio di Stato.

A seguito del primo ricorso depositato dai legali dello studio Legals il Tribunale di Verona, Giudice Vaccari, emanava la prima in Italia a favore del cliente per la vicenda diamanti, sentenza che veniva immediatamente appellata dalla banca con 8 motivi di appello. Ieri, la Corte d’Appello di Venezia, ha rigettato l’appello della banca e confermato la responsabilità della banca affermando: “Non v’è dubbio che la Banca sia un soggetto qualificato e che, pertanto, fosse tenuta a conformare la propria condotta in modo tale da non ledere l’affidamento

legittimamente risposto dal proprio cliente nella serietà e trasparenza della stessa”, nonché condannato la banca a versare all’associato Adusbef la differenza tra il capitale investito ed il valore delle pietre che restano al cliente, oltre agli interessi e le spese legali.

Camilla Cusumano, delegata Adusbef Verona afferma: “Ci riempie di gioia la notizia di questa vittoria che stavamo aspettando. E’ la dimostrazione che la giustizia esiste e che agendo si può vincere anche contro le banche se si ha ragione”. “Nonostante le articolate difese degli avvocati di controparte, siamo riusciti a dimostrare la piena consapevolezza, per non dire malafede, della Banca circa il reale valore dei diamanti” afferma l’avvocato Vincenzo Cusumano, “Banca che percepiva ben il 18% di commissioni sulla vendita da parte di Idb”