La legge di Bilancio che il Parlamento di appresta a varare non lascia molto spazio alla crescita. In un contesto macroeconomico assai incerto, aggravato dalle nuove crisi internazionali, dall’instabilità dei prezzi delle risorse energetiche, e da una spirale inflattiva che continua a pesare negativamente sulla produzione e sui redditi medio-bassi, i margini di manovra del Governo sono strettissimi e si limitano a interventi contingenti (riduzione della pressione fiscale, rinnovi contrattuali nella PA e sostegno alla natalità) e misurati su di un orizzonte temporale di breve periodo. Una manovra «prudente» che, sostiene il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, deve garantire la sostenibilità del debito pubblico.

Secondo le ultime stime, nel prossimo triennio, il rapporto debito-Pil si ridurrà di appena mezzo punto percentuale, collocandosi intorno al 140%, in calo rispetto agli anni della pandemia (150,3% del PIL nel 2021 e 145,4% nel 2022). Un dato che si incrocia con le previsioni di crescita del Pil. A metà novembre la Commissione europea ha rivisto al ribasso (0,7% rispetto allo 0,9% delle precedenti previsioni) le aspettative di crescita del Pil italiano nel 2023 che dovrebbe salire allo 0,9% nel 2024.

«Sono dati che confermano l’urgenza di prefigurare una strategia credibile per mobilitare risorse e imprenditorialità», ha detto il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, davanti alle Commissioni congiunte Bilancio di Camera e Senato durante l’audizione sulla manovra di bilancio per il 2024, che si è svolta il 9 novembre scorso. «E dev’essere definita una strategia di medio e lungo periodo per sostenere la crescita delle attività professionali. Occorrono strumenti di incentivazione mirati alla digitalizzazione degli studi professionali, va riordinato il regime normativo delle Società tra professionisti, e va finalmente aperta una riflessione sull’impostazione del welfare dei lavoratori autonomi liberi professionisti».

In questo contesto, Confprofessioni ha lanciato la proposta di un bonus digitalizzazione per favorire gli investimenti tecnologici degli studi professionali e la formazione del personale. «Gli incentivi per la digitalizzazione fin qui stanziati si sono rivolti quasi esclusivamente alle imprese», spiega Stella, «ma investire risorse nella modernizzazione digitale degli studi professionali, attraverso incentivi all’acquisto, allo sviluppo, e all’apprendimento delle infrastrutture digitali». Confprofessioni ha poi sottolineato la necessità di individuare nuove risorse per sostenere l’economia e le attività professionali. «In questa prospettiva», ha aggiunto Stella, «la piena attuazione della delega fiscale e la riforma degli incentivi per le imprese sono passaggi ineludibili di una strategia per la crescita». Tuttavia, le misure sul lavoro autonomo contenute nella delega fiscale «non hanno ancora trovato attuazione, a cominciare dalla revisione della disciplina tributaria delle Società tra professionisti. Considerando i primi decreti attuativi della riforma fiscale, ci aspettiamo di più sul tema delle semplificazioni, del taglio degli adempimenti e, più in generale, nel rapporto fisco contribuente, dove non cogliamo ancora quel salto di qualità che riteniamo necessario».

Un altro tema scottante sollevato dalla Confederazione riguarda i rinnovi contrattuali che si legano a doppio filo con la questione salariale. Oggi in Italia su 977 contratti del settore privato, ben 557 sono scaduti. Una spina nel fianco, che lascia scoperti circa 7,4 milioni di lavoratori. «Occorre intervenire, al più presto, per promuovere i rinnovi contrattuali che rappresentano il principale strumento per adeguare i redditi dei lavoratori all’andamento dell’inflazione e al costo della vita, attraverso la detassazione e la decontribuzione degli aumenti salariali», ha detto Stella. «C’è bisogno di uno sforzo della finanza pubblica non solo per favorire una crescita stabile degli stupendi, ma anche per integrare componenti economiche e prestazioni di welfare di settore e arginare la piaga del dumping contrattuale».