Delle Chiaie

L’ingresso nella Collezione Farnesina significa molto per Fausto Delle Chiaie, sempre scevro da interessi economici, un Artista “puro” ispirato solo dalla sua passione, dai suoi convincimenti, dal suo estro. Significherà ancora di più per i suoi tanti estimatori, per chi ne ha apprezzato la visione, lo ha sempre sostenuto e amato, a Roma e non solo. 

Delle Chiaie

La Collezione Farnesina, all’interno del palazzo che dal 1959 è occupato dal Ministero degli Esteri a Roma, è il museo che il mondo ci invidia. Oltre 700 le opere-manifesto della nostra arte contemporanea ad oggi custodite in quello che è l’esito dell’innovativo progetto portato avanti nel tempo con passione, dall’ex segretario generale della Farnesina, l’ambasciatore, oggi a riposo, Umberto Vattani. Un progetto che ha avuto un cammino lungo, iniziato con il rifacimento del palazzo, con le opere d’arte ottenute in prestito e poi in comodato d’uso gratuito, il che regala mobilità alle opere stesse e non fa della Collezione un’esposizione statica. Ogni piano del Ministero ospita opere d’arte in un contenitore aperto ad un pubblico in costante aumento, che può così entrare in contatto con un complesso di opere ben rappresentative del panorama artistico italiano del ‘900 e contemporaneo.

Delle Chiaie

Delle Chiaie, un artista en plen air

Da oggi anche un’opera del Maestro Fausto Delle Chiaie entra nella prestigiosa Collezione Farnesina, un riconoscimento per l’artista, oggi settantanovenne, la cui arte, è stato scritto, «ha onorato con ironica genialità il Paese e la città di Roma in particolare». Tra i suoi estimatori il critico d’arte Achille Bonito Oliva che ha coniato per lui la definizione di “artista en plein air” e anche quella di “artista situazionista”, per il suo utilizzo di oggetti comuni o di scarto che il luogo dove opera di volta in volta offre e a cui dà nuovo significato

 

“Distanziamento Sociale” il titolo dell’opera entrata nella Collezione. un’idropittura e pennarello su tela di lino delle dimensioni di cm. 187 x 213. Distanziamento sociale che, naturalmente, è esattamente l’opposto di quello che l’Artista cerca e ha sempre cercato, che è invece il contatto e lo scambio. Ma con quest’opera ha voluto fotografare una situazione esistenziale di fatto imposta dal lockdown in periodo di pandemia e consegnarla così ad una memoria futura.  

Attivo a Roma dagli anni’70, conosciuto anche per il progetto del “suo” museo in Piazza Augusto Imperatore dove a lungo sono state esposte al libero sguardo dei passanti alcune opere, anche in sua assenza. Esito del suo “Manifesto Infrazionista” del 1986, dove si legge che infra-azione “è un’azione-collocazione-donazione di una o più opere, mostrate a terra da parte dell’artista nei luoghi dell’arte…è il grido d’allarme artistico del malessere storico; dell’accecamento del semplice e dell’umile, L’infrazione nasce dalla privazione della realtà visiva d’agire-pensare-fare… È la goccia che trabocca e vuole vivere con l’acqua”. Un attivismo che ha fatto dire, sempre ad Achille Bonito Oliva, che Delle Chiaie “crea una democrazia dello sguardo”.  Nella sua arte convivono influenze di arte povera, arte informale, pop art e tanta umanità. Lui stesso dice “l’arte è un gesto umano” e ne ha fatto spesso lo strumento per denunciare situazioni gravi o dolorose, come quella dei migranti in mare.