A un mese dal caso Foodinho-Glovo, la Procura di Milano torna a intervenire nel settore del food delivery e dispone il controllo giudiziario anche per Deliveroo. Il provvedimento si inserisce nel filone di indagini che punta a verificare se il modello organizzativo delle piattaforme abbia favorito forme di sfruttamento sistemico della manodopera.

Aggiungi Economy Magazine come fonte preferita su Google!

L’impianto accusatorio: sfruttamento e compensi al ribasso

Secondo l’accusa, la società avrebbe sfruttato lo stato di bisogno dei rider impiegati in Italia, corrispondendo una retribuzione che, in alcuni casi, sarebbe stata fino al 90% inferiore rispetto alla soglia di povertà e ai riferimenti della contrattazione collettiva. Al centro, per gli inquirenti, ci sarebbe un sistema che comprimerebbe diritti e tutele di lavoratori formalmente autonomi, ma nella pratica vincolati ai meccanismi della piattaforma.

Cosa comporta il controllo giudiziario

Il controllo giudiziario non equivale a uno stop delle attività, ma impone un percorso di adeguamento e riorganizzazione sotto la supervisione prevista dalla misura. L’attenzione degli investigatori si concentra sui passaggi chiave della filiera: reclutamento, gestione operativa, criteri di assegnazione delle consegne e determinazione dei compensi.

Il nodo di fondo: autonomia, algoritmi e tutele

Il caso Deliveroo riapre una frattura strutturale della gig economy: il confine tra lavoro autonomo e forme di subordinazione di fatto. Un terreno su cui, ancora una volta, il diritto è chiamato a misurarsi con organizzazioni del lavoro guidate da piattaforme e algoritmi, mentre il dibattito politico e sindacale continua a chiedere regole più chiare e garanzie più solide.