Delhi

A Delhi la lotta allo smog passa anche dalle scrivanie. Le autorità cittadine hanno imposto una drastica riduzione delle presenze in ufficio – pubblici e privati – chiedendo che almeno metà dei dipendenti lavori da remoto. L’obiettivo è semplice, almeno sulla carta: tagliare gli spostamenti quotidiani e alleggerire l’enorme carico di emissioni che soffoca Delhi da settimane.

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Il provvedimento è scattato dopo che la componente dell’Air Quality Index imputabile al traffico ha raggiunto il 21% del totale, segnalando un peso crescente dei veicoli nel peggioramento dell’aria. Da più di quindici giorni la capitale oscilla stabilmente tra i livelli “molto scadente” e “gravemente inquinato”, gli ultimi due gradini della scala Aqi, quelli in cui uscire senza mascherina diventa un atto di spavalderia.

A rendere ancora più anomala l’attuale emergenza è il ruolo marginale dei tradizionali incendi agricoli delle regioni circostanti: questa volta contano meno del 2% delle emissioni totali. Molto più rilevanti sono invece le fonti industriali, i cantieri e la combustione domestica di materiali di scarto. E poi c’è un capitolo che Delhi fatica a chiudere: i roghi della spazzatura nelle aree urbane meno servite, veri e propri focolai di inquinamento che continuano ad alimentare la nube grigia. Nelle discariche di Okhla e Bhalswa, dove si stima che siano accumulate circa 16 milioni di tonnellate di rifiuti, gli incendi sono frequenti e difficili da contenere.

Come se non bastasse, nelle ultime ore si è aggiunta una variabile imprevista: le ceneri del vulcano Hayli Gubbi, in Etiopia, che dopo un lungo viaggio sopra il Mare Arabico sono arrivate nel nord dell’India. Gli esperti rassicurano sul fatto che l’impatto sul livello del suolo dovrebbe essere minimo, ma qualche conseguenza c’è già stata: Air India e Akasa hanno immobilizzato a terra alcuni aerei per controlli precauzionali, dopo che i velivoli erano transitati vicino alla colonna eruttiva.

La riduzione delle presenze in ufficio non riguarderà i servizi essenziali, ma segna un passo significativo in un contesto urbano in cui salute pubblica, produttività e sostenibilità si intrecciano sempre di più. Per Delhi, abituata a convivere con lo smog ma travolta da un mix di fattori nuovi e vecchi, la parola d’ordine è una sola: prendere tempo e provare a respirare.