Il verdetto dell’Istat lascia l’Italia appena sopra la linea del 3% e ridisegna il quadro con cui il governo dovrà affrontare i prossimi passaggi di finanza pubblica. Nel 2025 l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche si è attestato al 3,1% del Pil, in calo rispetto al 3,4% del 2024 ma ancora superiore al valore di riferimento europeo. Viene così meno l’ipotesi, circolata nelle ultime settimane, che la revisione dei conti potesse portare il disavanzo del 2025 sotto il 3% e facilitare un’uscita anticipata dalla procedura per disavanzo eccessivo. Il dato del 3,1% conferma quello comunicato in primavera. L’Italia rimane quindi nella procedura aperta dal Consiglio Ue nel luglio 2024. La raccomandazione europea prevede che Roma ponga fine alla situazione di disavanzo eccessivo entro il 2026; la procedura resta per il momento sospesa nell’attesa del rispetto del percorso correttivo concordato.

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Il Pil cresce più di quanto stimato

La sorpresa positiva arriva invece dalla revisione della crescita. Secondo i nuovi conti, nel 2025 il Pil nominale ha raggiunto 2.265,003 miliardi di euro, 6,954 miliardi in più rispetto alla valutazione di marzo. Anche la crescita in termini reali viene ritoccata: l’aumento del prodotto è ora calcolato nello 0,6%, contro lo 0,5% indicato in precedenza. La revisione interessa anche il 2024. Il Pil in volume risulta cresciuto dell’1,1%, con una correzione positiva di tre decimi, mentre il livello del prodotto a prezzi correnti è stato innalzato di 8,564 miliardi. Il miglioramento del denominatore, tuttavia, non è stato sufficiente a spingere il rapporto deficit-Pil del 2025 al di sotto del 3%.

Investimenti in accelerazione, importazioni al +4,2%

Anche la nuova composizione della crescita mostra numeri più sostenuti rispetto alle prime stime. Gli investimenti fissi lordi aumentano del 3,9% in volume e i consumi finali nazionali dell’1%. Le esportazioni di beni e servizi avanzano dell’1,7%, mentre le importazioni salgono molto più rapidamente, del 4,2%. Tra i settori produttivi, l’incremento maggiore del valore aggiunto arriva dalle costruzioni, con un +2,6%. Seguono agricoltura, silvicoltura e pesca con lo 0,8%, industria in senso stretto con lo 0,4% e servizi con lo 0,3%. Ne emerge un’economia che nel 2025 ha fatto meglio di quanto inizialmente calcolato, pur mantenendo un ritmo di espansione contenuto.

I 36 miliardi per energia e difesa restano sul tavolo

Il dato sul deficit acquista particolare rilievo perché arriva mentre è aperto il confronto con Bruxelles sulla clausola nazionale di salvaguardia. L’Italia ha formalmente chiesto alla Commissione europea margini di flessibilità per circa 36 miliardi di euro, dei quali circa 14 miliardi destinati alla sicurezza energetica e 21-22 miliardi alla difesa. La richiesta italiana è ora sottoposta alla valutazione delle istituzioni europee. La clausola consente, una volta autorizzata, una deviazione temporanea dai limiti alla crescita della spesa netta e può incidere anche sui percorsi correttivi previsti nell’ambito delle procedure per disavanzo eccessivo. Per questo il permanere dell’Italia sopra il 3% non equivale automaticamente alla perdita della flessibilità richiesta, ma mantiene più stretto il quadro entro il quale dovranno essere costruiti i prossimi conti pubblici. La decisione sull’attivazione spetta al Consiglio su raccomandazione della Commissione.

La partita si sposta sul 2026 e sulla manovra

Con il 2025 ormai fissato al 3,1%, l’attenzione passa quindi al risultato del 2026, l’anno entro il quale il Consiglio Ue ha indicato per l’Italia la correzione del disavanzo eccessivo. La revisione positiva della crescita offre un quadro macroeconomico leggermente più favorevole, ma non modifica il punto di partenza: il 2025 si chiude ancora sopra il limite europeo. Per il governo, i nuovi numeri Istat entreranno ora nel quadro programmatico che accompagnerà la preparazione della prossima legge di Bilancio. Sul tavolo restano contemporaneamente il rientro dal disavanzo eccessivo, le misure da finanziare e la richiesta di utilizzare la flessibilità europea per energia e difesa. Dopo l’attesa per il dato Istat, dunque, il passaggio decisivo si sposta ora sulla costruzione dei conti del 2026 e sulle decisioni di Bruxelles relative alla clausola di salvaguardia.