Fabrizio Negri ceo Cerved commenta i dati sul default
Fabrizio Negri ceo Cerved commenta i dati sul default

Il 6,22% delle aziende non finanziarie italiane potrebbe andare in default. Lo dicono i dati del Credit Outlook 2024 di Cerved Rating Agency, l’agenzia di rating italiana specializzata nella valutazione del merito di credito di imprese non finanziarie italiane e delle emissioni di titoli di debito aggiornati al 31 dicembre. Un anno prima erano il 5,68%. In entrambi i casi si tratta di un valore di molto superiore ai livelli pre-Covid (a fine 2019 era al 4,45%). Sempre secondo le previsioni del Cerved nel 2024 questo trend potrebbe stabilizzarsi. Se lo scenario fosse più favorevole, la probabilità di default scenderebbe al 6,13%, mantenendosi in ogni caso al di sopra del 6%, livello mai raggiunto prima del dicembre 2023. Ma ci sono anche altri scenari, secondo i quali la probabilità di default potrebbe arrivare al 6,39%.

«Il trend negativo riscontrato a partire dal periodo pandemico non è ancora stato riassorbito e gli stress macroeconomici sequenziali, causati da tensioni geopolitiche, inasprimento delle condizioni di finanziamento e dinamiche inflattive – commenta Fabrizio Negri, Ceo di Cerved Rating Agency – continuano a influenzare il rischio di credito delle imprese italiane. In particolare, in rialzo dei tassi iniziato nell’estate 2022 ha contribuito al peggioramento della PD e prevediamo che la permanenza prolungata su livelli elevati possa ancora pesare sul merito creditizio. Questo elemento, congiuntamente agli altri fattori, continua a influenzare il rischio di credito delle imprese italiane, che vediamo però in lieve flessione nello scenario più positivo atteso a fine 2024».

Cala il rating positivo delle aziende italiane 

Negli ultimi tre anni la rischiosità di portafoglio è aumentata, secondo Cerved, come dimostrano la diminuzione dei soggetti che sono stati valutati con un rating positivo. In tutto le società di capitali prese in esame da Cerved sono 15 mila. Nel 2019 il 56,7% aveva rating positivo, mentre nel dicembre 2023 le “promosse” sono passate al 40,8%. Il quadro che emerge dall’outlook non è quindi dei migliori per l’Italia.