Nadef mutui migranti
Giorgia Meloni presidente del consiglio

Il consiglio dei ministri ha votato il Def. Le stime parlano di una crescita del Pil italiano dell’1% che potrebbe generare un “tesoretto” nei conti pubblici da quasi 8 miliardi di euro. L’obiettivo principale è ridurre l’indebitamento al 4,5%

Nel 2022 il rapporto debito/pil è risultato pari al 144,4%, 1,3 punti percentuali inferiore rispetto alla previsione del Dpb dello scorso novembre. Una diminuzione che, coerentemente agli obiettivi indicati nello scenario programmatico continuerà progressivamente a scendere nel 2023 al 142,1%, nel 2024 al 141,4, fino a raggiungere il 140,4% nel 2026. Lo rileva una nota del Mef sul Documento di economia e finanza approvato dal Cdm. “Tuttavia non possono essere ignorati gli effetti di riduzione del rapporto debito /pil che si sarebbero potuti registrare se il super bonus non avesse auto gli impatti sui saldi di finanza pubblica che sono stati finora registrati”, si aggiunge.

Il Def punta a ridurre gradualmente, ma in misura rilevante e sostenuta nel tempo, il deficit e il debito della pubblica amministrazione in rapporto al Pil. Coerentemente con questo obiettivo, il governo conferma gli obiettivi di indebitamento netto presenti nel documento dello scorso novembre: 4,5% nel 2023, 3,7 nel 2024, 3 nel 2025, fino al 2,5 nel 2026.

Unimpresa: “Le casse pubbliche sono in salute”

La stima di un tesoretto da 8 miliardi arriva dai calcoli effettuati da Unimpresa, che sottolineano come lo scorso anno il Pil dell’Italia si sia attestato a 1.909,1 miliardi, mentre nel 2022 potrebbe arrivare a 1.928,2 con un aumento di 20 miliardi. “Se il pil italiano continuerà a viaggiare a un ritmo importante, il governo avrà a disposizione un gettito aggiuntivo importante. Risorse in qualche modo non previste che a nostro giudizio andrebbero dirottate immediatamente alla riduzione del cuneo fiscale sia per le imprese sia per le famiglie”, commenta il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara. “Richiesta – aggiunge – che oggi confermiamo alla luce di indicazioni macroeconomiche più che incoraggianti, di anticipare la traiettoria delineata dal governo con la delega per la riforma del sistema tributario del nostro Paese. In quel provvedimento, nel quale si sono messi neri su bianco i principi che andranno seguiti per ridisegnare il fisco, è stato annunciato, con la massima chiarezza, un obiettivo essenziale ovvero l’abbattimento del carico fiscale sui contribuenti. Questo percorso, non semplice, va anticipato il più possibile”.

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Se non si adegua il potere d’acquisto non si va lontano

La crescita del Pil potrebbe non bastare. A dirlo è, invece, Confesercenti, che pone l’accento sul problema del potere d’acquisto.  “Un tasso di crescita dell’1% quale quello prospettato dal Def è senz’altro alla portata della nostra economia, che ha dimostrato grande solidità nel corso della crisi Covid, così come lo scorso anno in presenza del formidabile rialzo dei prezzi dell’energia. Ma l’erosione del potere d’acquisto delle famiglie e i ritardi sul Pnrr rischiano di compromettere gli andamenti economici del 2023″. Così Confesercenti in una nota commenta il Def approvato oggi dal Cdm. “La spinta del turismo, che nonostante il persistere di alcune criticità mai risolte, a partire dall’annosa questione della destagionalizzazione, sta recuperando i livelli pre-pandemia, potrebbe contribuire in modo decisivo a conseguire il risultato di crescita atteso dal governo. Tuttavia, non possiamo mancare di sottolineare l’ostacolo posto dalla perdita di potere d’acquisto delle famiglie, che si protrarrà per tutto l’anno e che, secondo le nostre valutazioni, porterà a una caduta del volume delle vendite al dettaglio pari al -2,5%”, prosegue la nota.