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DeepSeek si prepara a fare il salto sul mercato azionario. La startup cinese di intelligenza artificiale ha affidato a CITIC Securities il compito di preparare il percorso verso un’Initial Public Offering sullo STAR Market di Shanghai, il listino tecnologico della Borsa cinese. L’obiettivo è avviare il processo entro la fine del 2026, anche se per ora non sono stati definiti né il calendario dell’offerta, né l’ammontare che la società intende raccogliere, né la valutazione definitiva a cui punta.

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Il mandato a CITIC è tuttavia molto più di un dettaglio procedurale. In Cina, le società che intendono arrivare a una quotazione domestica affidano normalmente a uno o più intermediari finanziari il cosiddetto percorso di accompagnamento pre-listing, una fase che precede il deposito formale della domanda. Il fatto che DeepSeek abbia già individuato il proprio advisor rappresenta quindi un segnale concreto: il progetto non è più soltanto una possibilità discussa dagli investitori, ma sta entrando nella fase operativa.

Per DeepSeek sarebbe un passaggio di enorme rilievo. La società di Hangzhou è diventata in poco tempo uno dei simboli della capacità cinese di competere nel settore più strategico della tecnologia globale. Il suo arrivo sulla scena internazionale, con modelli capaci di offrire prestazioni elevate a costi di sviluppo e utilizzo considerati particolarmente competitivi, ha messo in discussione una convinzione radicata nel mercato: quella secondo cui per costruire AI di frontiera fosse necessariamente indispensabile disporre di una potenza di calcolo senza precedenti e di investimenti altrettanto giganteschi.

La forza della storia DeepSeek sta proprio qui. La società ha dimostrato che l’efficienza del software, l’ottimizzazione dei modelli e un rapporto più stretto tra architettura tecnologica e risorse hardware possono diventare altrettanto importanti della semplice quantità di chip e capacità computazionale disponibile. Ma proprio questa storia di efficienza sta entrando ora nella fase in cui anche DeepSeek ha bisogno di moltissimo capitale.

La Borsa come nuova infrastruttura dell’AI

La quotazione non arriva infatti perché DeepSeek abbia improvvisamente bisogno di maggiore visibilità. Quella, ormai, non le manca. Arriva perché la competizione sull’intelligenza artificiale sta facendo lievitare il costo della corsa tecnologica.

Per addestrare e far funzionare modelli sempre più sofisticati servono data center, acceleratori, sistemi di networking, energia, capacità di calcolo e soprattutto ricercatori altamente specializzati. E quando una società cresce rapidamente, il capitale serve anche per impedire che proprio le persone che hanno costruito il vantaggio competitivo finiscano dall’altra parte della barricata.

Secondo Reuters, DeepSeek punta a utilizzare le nuove risorse per finanziare l’infrastruttura computazionale, lo sviluppo dei modelli e la conservazione e il reclutamento dei talenti. È una dinamica che racconta bene la trasformazione dell’AI da disciplina tecnologica a industria capital intensive.

Il fondatore Liang Wenfeng sembra avere particolarmente chiaro quest’ultimo punto. La Borsa può infatti offrire uno strumento di incentivazione più potente per i ricercatori chiave, in un mercato del lavoro nel quale poche decine di ingegneri e specialisti possono incidere in maniera sproporzionata sulla competitività di un modello. DeepSeek ha già dovuto confrontarsi con la concorrenza di gruppi molto più ricchi e strutturati, tra cui ByteDance e Xiaomi, che possono contare su una capacità finanziaria rilevante per attrarre personale qualificato.

È un elemento spesso trascurato nella narrazione sull’intelligenza artificiale. La sfida non riguarda soltanto chi possiede più GPU. Riguarda anche chi riesce a costruire un’organizzazione capace di trattenere le persone che sanno come utilizzarle.

Una valutazione che corre verso i 75 miliardi di dollari

Il mercato privato ha già cominciato a dare un prezzo a questa ambizione. DeepSeek sta completando un nuovo round di finanziamento che potrebbe portare la valutazione della società a circa 500 miliardi di yuan, pari a circa 75 miliardi di dollari. È un valore molto superiore a quello emerso solo pochi mesi fa e che fotografa la velocità con cui gli investitori stanno rivalutando il potenziale dell’azienda.

A giugno DeepSeek aveva raccolto circa 7,4 miliardi di dollari, con una valutazione post-money superiore ai 50 miliardi di dollari. Secondo le informazioni riportate da Reuters, in quell’operazione Liang Wenfeng aveva impegnato personalmente 20 miliardi di yuan, mentre Tencent aveva investito 10 miliardi di yuan e il colosso delle batterie CATL altri 5 miliardi. Tencent e CATL erano così diventati i principali azionisti esterni della startup.

La progressione è significativa anche guardando ai dati emersi nei mesi precedenti. Le valutazioni collegate al round di giugno avevano indicato una cifra intorno ai 450 miliardi di yuan, mentre alcune successive comunicazioni di investitori cinesi avevano fatto emergere una valutazione di circa 350,88 miliardi di yuan, equivalente a circa 52 miliardi di dollari. Il nuovo round potrebbe quindi portare il valore implicito dell’azienda a un livello prossimo ai 75 miliardi di dollari, prima ancora dell’effettivo debutto sul mercato azionario.

E non è soltanto una scommessa finanziaria sul futuro. Secondo informazioni riportate da The Information, i ricavi annualizzati di DeepSeek si avvicinerebbero ai 500 milioni di dollari, sostenuti soprattutto dalla vendita dell’accesso ai modelli attraverso API cloud. La stessa fonte indica inoltre margini lordi superiori al 50% sull’attività di vendita dei modelli, mentre la spesa per le infrastrutture AI sarebbe arrivata a circa 1,6 miliardi di dollari nel 2026.

È qui che il racconto cambia prospettiva. DeepSeek non è più soltanto la startup che ha dimostrato come si possa fare AI spendendo meno dei concorrenti. È diventata un’impresa che deve finanziare una macchina industriale sempre più grande.

La Borsa per vincere la guerra dei talenti

La quotazione potrebbe avere dunque un effetto particolarmente importante sulla struttura degli incentivi. Nel settore dell’AI, infatti, la remunerazione dei ricercatori è diventata una variabile strategica quasi quanto l’accesso ai chip.

Per un laboratorio come DeepSeek, che ha costruito parte della propria reputazione proprio sull’efficienza tecnologica e sulla capacità di ottenere risultati rilevanti con risorse inferiori a quelle dei giganti americani, trattenere i ricercatori è una questione industriale. Il valore di un ingegnere specializzato non è facilmente sostituibile e i grandi gruppi cinesi possono mettere sul tavolo pacchetti retributivi e incentivi sempre più aggressivi.

Una società quotata dispone di uno strumento aggiuntivo: le azioni. La possibilità di offrire partecipazioni liquide o strumenti collegati al valore futuro dell’azienda può diventare una componente decisiva dei pacchetti destinati ai dipendenti più importanti. Per Liang Wenfeng, dunque, l’Ipo può essere contemporaneamente una raccolta di capitale e una macchina di retention.

Il paradosso è interessante: l’azienda che ha costruito la propria reputazione mondiale sull’idea di fare di più con meno si trova ora a dover spendere moltissimo per non perdere il vantaggio conquistato.

La corsa cinese verso il listino

DeepSeek non sarebbe peraltro un caso isolato. La Cina sta costruendo una propria filiera finanziaria per le società dell’intelligenza artificiale e diversi protagonisti del settore stanno cercando di trasformare il successo tecnologico in accesso stabile ai mercati dei capitali.

Z.AI e MiniMax hanno già scelto Hong Kong per le rispettive quotazioni, mentre Moonshot AI si prepara a seguire la stessa strada dopo avere depositato in forma confidenziale la richiesta per un’Ipo nella piazza finanziaria asiatica. Moonshot, secondo le indiscrezioni sul suo ultimo round, sarebbe valutata circa 50 miliardi di dollari, quindi sotto il livello attualmente attribuito a DeepSeek.

Il movimento non riguarda soltanto i laboratori che sviluppano modelli linguistici. Anche l’ecosistema infrastrutturale dell’AI sta affluendo verso il mercato. Un esempio è Enflame Technology, società cinese di chip per l’intelligenza artificiale sostenuta da Tencent, che debutta sullo STAR Market di Shanghai l’11 settembre 2026 dopo avere raccolto 6,12 miliardi di yuan, pari a circa 912 milioni di dollari, attraverso la vendita di 43 milioni di nuove azioni a 142,18 yuan ciascuna. La valutazione implicita dell’azienda al momento dell’Ipo è di circa 61,19 miliardi di yuan, pari a 9,12 miliardi di dollari.

È un tassello importante perché racconta una trasformazione più ampia: la Cina non sta cercando soltanto di produrre modelli AI competitivi, ma di costruire intorno all’intelligenza artificiale un intero mercato dei capitali, dalle società software ai produttori di semiconduttori.

Pechino guarda a Wall Street, ma con una propria scala

Il vero confronto, però, non si fermerà a Shanghai o Hong Kong. Il benchmark resta inevitabilmente americano. E qui i numeri diventano quasi surreali.

Anthropic, il gruppo statunitense sviluppatore dei modelli Claude, potrebbe arrivare a una valutazione di circa 2.000 miliardi di dollari in occasione di una possibile quotazione nell’autunno 2026. Reuters ha riferito che gli investitori guardano a una valutazione potenziale fino a quella cifra, mentre l’operazione è diventata uno dei grandi appuntamenti attesi dal mercato azionario tecnologico.

Il confronto con DeepSeek è quindi enorme: anche prendendo per buona la valutazione di circa 75 miliardi di dollari della startup cinese, il valore ipotizzato per Anthropic sarebbe oltre 26 volte superiore.

Anche OpenAI si muove nella stessa dimensione finanziaria, con una valutazione potenziale indicata da Reuters fino a circa 1.000 miliardi di dollari.

La distanza non significa necessariamente che DeepSeek sia tecnologicamente ventisei volte meno importante. Significa piuttosto che i mercati stanno attribuendo valutazioni molto diverse a società che operano nello stesso grande ecosistema, ma con strutture finanziarie, modelli di business, accesso al capitale e prospettive geopolitiche differenti.

Ed è proprio questo che rende interessante il futuro debutto dello STAR Market.

Il vero test sarà il prezzo che darà il mercato

Fino a oggi DeepSeek ha avuto soprattutto un prezzo stabilito dal mercato privato, cioè dagli investitori che hanno partecipato ai round di finanziamento. Con la quotazione arriverà invece il giudizio continuo del mercato pubblico.

La differenza non è marginale. Una valutazione privata di 75 miliardi di dollari può essere il risultato di una trattativa tra un numero limitato di investitori disposti a scommettere sul futuro. Una società quotata deve invece confrontarsi ogni giorno con domanda e offerta, aspettative sugli utili, prospettive di crescita, costi infrastrutturali, remunerazione dei talenti e rischi geopolitici.

Per DeepSeek sarà quindi un doppio esame. Da una parte dovrà dimostrare che la propria tecnologia può trasformarsi in un business capace di sostenere valutazioni da decine di miliardi di dollari. Dall’altra dovrà convincere gli investitori che l’efficienza che l’ha resa famosa non è soltanto una caratteristica tecnica dei suoi modelli, ma può diventare un vantaggio economico strutturale.

È questa, in fondo, la domanda più interessante che accompagna l’Ipo. La rivoluzione DeepSeek era nata come una sfida al principio secondo cui per dominare l’AI servono quantità sterminate di capitale. Ora quella stessa azienda si prepara a chiedere al mercato dei capitali una quantità molto più consistente di risorse per continuare a correre.

La quotazione sullo STAR Market potrebbe dunque essere molto più di un’operazione finanziaria. Potrebbe diventare il momento in cui il mercato stabilirà quanto vale davvero il modello cinese dell’intelligenza artificiale: meno chip, maggiore efficienza e capitale utilizzato con disciplina, ma anche una crescente necessità di investimenti per competere su scala globale.

E il primo vero prezzo pubblico di DeepSeek dirà una cosa che oggi il mercato privato può soltanto suggerire: se la promessa tecnologica della Cina sull’intelligenza artificiale può trasformarsi in una storia industriale da decine, o potenzialmente centinaia, di miliardi di dollari.