salario minimo
Gian Piero Gogliettino (segretario Ancal)

Il Governo è pronto. Sul tavolo del Consiglio dei ministri, convocato in via del tutto straordinaria per il 1° Maggio, presumibilmente intorno alle 10.30 – ovvero mentre i sindacati saranno in piazza a Potenza e a Roma ci si starà preparando per il consueto concerto a Piazza San Giovanni – ci sarà il “decretone Lavoro”, l’intervento per rimpinguare le buste paga dei dipendenti a basso reddito con un nuovo taglio del cuneo fiscale, attraverso il quale la premier Giorgia Meloni punta a rispondere idealmente alle istanze del mercato del lavoro proprio nel giorno della Festa dei Lavoratori.

Decreto Lavoro Meloni, cosa prevede

Il 27 aprile in Parlamento ci sarà il voto sulle risoluzioni a maggioranzaassoluta e, una volta ottenuta l’autorizzazione, tre giorni dopo, il decretoleggesarà pronto per essere varato dal CdM, aggiungendo un ulteriore punto di riduzione dei contributi e un’altra tacca nella tabella di marcia del centrodestra, il cui obiettivo di legislatura è arrivare a tagliare 5 punti del cuneo fiscale.

Grazie ai 3,5 miliardi di euro portati in dote dalle nuove stime al rialzo del Pilcontenute nell’ultimo Documento Economico e Finanziario, già nel prossimo mese di maggio i salari dei dipendenti con redditi sotto i 25 mila euro, dovrebbe essere irrobustiti con una sforbiciata alla tassazione che secondo i conti di Bankitalia, in busta paga, alla fine varrà 200 euro in più per l’anno 2023. Troppo poco? Secondo i sindacati e Confindustria sì, ma il governo non esclude di tagliare 4 punti nella manovra di bilancio di fine anno, consentendo ai lavoratori un risparmio più cospicuo nel 2024.

Cosa succederà nel 2023 per il reddito di cittadinanza

Nel frattempo, in vista del Consiglio dei ministri del 1° Maggio, si sta lavorando anche ai correttivi al “decreto Dignità” (targato Luigi Di Maio) del GovernoConte I per rafforza la contrattazione nell’ambito dei contratti a tempo determinato e per revisionare il tanto discusso (a destra, almeno) Reddito di cittadinanza. L’idea che circola in queste ore negli uffici del Mef, del Ministerodel Lavoro e di Palazzo Chigi è di spacchettare gli interventi di sostegno alle fasce deboli in 3 misure: da una parte la Garanzia per l’Inclusione (Gil) e dall’altra la Pal, Prestazione di accompagnamento al lavoro (transitoria fino a fine anno) e la Gal, Garanzia per l’attivazione lavorativa.

L’importo per chi può lavorare, i cosiddetti “occupabili”, dovrebbe avere un massimale di 350 euro che i fruitori perderanno nel caso non dovessero accettare una proposta di lavoro in arrivo. E dovrebbero essere inasprite le pene per chi dichiara il falso al fine di percepire indebitamente l’assegno.

Ancal: «giusta retribuzione passaggio necessario»

Sarà un “decretone Lavoro” destinato a lasciare il segno? Getterà le basi per un mercato del lavoro più equo e più adeguato ad affrontare le sfide della crescita e della competitività? Economy lo ha chiesto a Gian Piero Gogliettino, segretario generale dell’Ancal, l’Associazione nazionale commercialisti area lavoro: «Intervenire sul versante del prezzo del lavoro, in ragione di una riforma in grado di contrastare il fenomeno del dumping salariale e garantire la giusta retribuzione, diventa un passaggio ineluttabile non solo in termini di certezza del diritto, ma anche per contribuire significativamente al rilancio della competitività e allo sviluppo del Paese» ha risposto l’esperto.

Gogliettino solleva però qualche obiezione sul tema del Reddito di cittadinanza: «Penso che per rendere realmente efficaci le diverse misure che  Governo sta mettendo in campo nel settore del lavoro, in modo particolare quelle in materia di revisione del reddito di cittadinanza – queste le sue parole – non è più procrastinabile un intervento legislativo sull’efficacia generalizzata della contrattazione collettiva, tale da contrastare anche il fenomeno riprovevole del lavoro povero, che mortifica la dignità economica e sociale dei cittadini».

Per il segretario generale dell’Ancal, il passaggio naturale e coerente sul piano della legittimità costituzionale, non può che essere «la definizione legale di un minimale retributivo attraverso la corretta valorizzazione del nostro efficace sistema della contrattazione collettiva, giusta filosofia immanente alla direttiva europea, richiedendo quindi l’approvazione di una norma che regolamenti le condizioni e le modalità della registrazione dei sindacati e della rappresentanza unitaria».

Taglio cuneo fiscale 2023 ultime notizie

«Inevitabili – aggiunge Gogliettino – sarebbero gli effetti mediati di un tale intervento normativo, laddove favorirebbe inevitabilmente non solo l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro, con una crescita dei tassi occupazionali, ma pure la certezza del diritto rispetto all’applicazione di peculiari clausole contrattuali in deroga alle disposizioni legali, definite dalle parti sociali in virtù di apposita delega legislativa».

«Non va tuttavia sottaciuta una riforma strutturale – conclude – in chiave sistemica, che vada ad intervenire significativamente sul cuneo fiscale e contributivo, garantendo così ulteriore crescita dei salari, senza però gravare esclusivamente sulla parte datoriale».