Dal 24 febbraio sono entrati in vigore i nuovi dazi statunitensi voluti da Donald Trump, annunciati nella Proclamazione del 20 febbraio nell’ambito della “imposizione di una tariffa temporanea all’importazione per affrontare problemi fondamentali nei pagamenti internazionali”. La misura prevede un’aliquota aggiuntiva del 10%, che si somma ai dazi Nmf (Most Favoured Nation) già esistenti, cioè quelli applicati ai Paesi che beneficiano della clausola della “nazione più favorita”.
La posizione di Bruxelles
A Bruxelles la reazione è stata immediata, ma improntata a una linea di vigilanza più che di rottura. Il portavoce per il Commercio della Commissione europea, Olof Gill, ha ricordato che l’Unione “si aspetta che gli Stati Uniti rispettino gli impegni stabiliti nella Dichiarazione Congiunta così come l’UE rispetta i propri impegni”. Il punto politicamente più sensibile riguarda il tetto tariffario concordato: secondo la Commissione, i prodotti europei devono continuare a beneficiare del trattamento più competitivo, senza aumenti oltre il limite “chiaro e onnicomprensivo” già definito. Gill ha sottolineato che, nella maggior parte dei casi, il dazio Nmf applicato alle esportazioni Ue verso gli Stati Uniti è inferiore al 5%.
Quando il 10% rischia di superare la soglia concordata
È proprio su questo dato che si gioca, almeno per ora, la tenuta dell’equilibrio negoziale. Se infatti il dazio di base resta sotto il 5%, l’aggiunta del nuovo 10% consentirebbe di rimanere entro la soglia massima del 15% prevista dalla dichiarazione congiunta. Il problema si apre per quei prodotti europei che già superano il 5%: in questi casi, la somma rischia di oltrepassare il limite concordato, e Bruxelles chiede a Washington di chiarire in che modo intenda rispettare il tetto complessivo.
Fase transitoria di 150 giorni
Gill ha inoltre spiegato che gli Stati Uniti hanno descritto l’attuale fase come una “transizione”, con una durata massima di 150 giorni. Un elemento che attenua solo in parte le preoccupazioni europee: il carattere temporaneo della misura non elimina infatti l’incertezza per le imprese esportatrici, chiamate a pianificare prezzi, consegne e contratti in un quadro nuovamente instabile.
I settori esclusi: aerei, farmaceutica ed energia restano protetti
Nel frattempo, la Commissione europea ha voluto delimitare subito il perimetro dell’impatto, chiarendo che alcuni settori simbolo dell’industria continentale restano fuori dai nuovi dazi. Aerei e componentistica aeronautica, farmaceutica ed energia sono esentati, in quanto già coperti dagli impegni assunti nell’accordo di luglio tra Ue e Stati Uniti. In altre parole, per questi comparti non scattano nuovi costi diretti legati al 10% aggiuntivo, e resta intatta quella che Bruxelles considera una vera e propria “zona protetta”.
Niente doppia stangata per acciaio, auto, camion e legname
Anche su acciaio, auto, camion e legname la Commissione ha cercato di rassicurare, escludendo l’effetto-valanga. Il nuovo 10%, infatti, non si cumula con le tariffe già imposte dagli Stati Uniti nell’ambito della Sezione 232 per motivi di sicurezza nazionale. Una precisazione decisiva per evitare una doppia penalizzazione dei settori che, negli ultimi anni, hanno già pagato il prezzo più alto della tensione commerciale transatlantica.
L’iter politico e giuridico: dall’accordo di Turnberry alla sentenza della Corte Suprema
Sul piano politico e giuridico, la vicenda si inserisce in un contesto già reso fragile dagli sviluppi degli ultimi giorni. L’accordo raggiunto la scorsa estate a Turnberry, in Scozia, e poi formalizzato in una dichiarazione congiunta, è stato rimesso in discussione dalla sentenza della Corte Suprema di venerdì 20 febbraio, che ha bocciato la base giuridica utilizzata dall’Amministrazione americana per i dazi all’importazione su gran parte dei prodotti europei. Da qui la scelta di Trump di procedere con una nuova imposizione generalizzata e temporanea, fondata su una diversa base giuridica.
Una tregua fragile tra vincoli tecnici e tensione politica
Il risultato è una tregua solo apparente. Da un lato, Bruxelles rivendica il rispetto degli accordi e prova a contenere l’impatto economico con precisazioni tecniche su esenzioni e non cumulabilità. Dall’altro, Washington riapre il dossier dazi con una misura che, pur presentata come temporanea, riporta al centro il nodo mai risolto del commercio Ue-Usa: fino a che punto la cornice politica regge quando cambiano le basi giuridiche e, soprattutto, le priorità della Casa Bianca.
















