La flessibilità nella consegna degli ordini è il nuovo standard

L’Unione europea mette nel mirino l’esplosione dell’e-commerce extra UE e introduce una nuova tassa sui piccoli pacchi. Il Consiglio dell’UE ha approvato in via definitiva l’applicazione di un dazio fisso di 3 euro su ogni prodotto contenuto in spedizioni di valore inferiore a 150 euro provenienti da Paesi terzi. La misura entrerà in vigore dal 1° luglio 2026 e rappresenta un passaggio chiave nella riforma del sistema doganale europeo, in attesa dell’entrata a regime dell’HUB doganale UE previsto nel 2028.

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Cosa cambia dal 2026

L’accordo politico è stato raggiunto dal Consiglio l’11 febbraio e si inserisce nel percorso già avviato durante la riunione ECOFIN del 12 dicembre 2025. Dal 1° luglio 2026 le merci che entrano nell’UE in spedizioni di valore inferiore a 150 euro — oggi esentate da dazi doganali — saranno soggette a un contributo fisso di 3 euro per ciascun prodotto presente nel pacco, in base alle rispettive voci doganali. La misura ha natura temporanea e resterà in vigore fino all’entrata in funzione del nuovo assetto permanente concordato nel novembre 2025, che supererà l’attuale franchigia dei 150 euro. Il nuovo HUB doganale europeo, atteso nel 2028, rappresenterà lo snodo tecnologico per applicare in modo sistematico i dazi anche sulle spedizioni di basso valore.

Perché Bruxelles interviene

La decisione nasce dall’aumento esponenziale delle spedizioni legate alle piattaforme online. Secondo i dati della Commissione europea, nel 2024 sono arrivati nell’Unione 4,6 miliardi di articoli di valore inferiore a 150 euro, attualmente non soggetti a dazi doganali. Una massa imponente di merci che, secondo le istituzioni europee, genera effetti distorsivi: concorrenza sleale per i venditori europei, rischi per la salute e la sicurezza dei consumatori, elevati livelli di frode e impatto ambientale legato alla logistica frammentata. Nel dibattito parlamentare europeo sono state esplicitamente richiamate piattaforme come Temu e Shein, simboli del boom degli acquisti a basso costo provenienti da Paesi terzi. Il contributo, va precisato, sarà applicato alle piattaforme e agli operatori registrati, non direttamente ai consumatori finali.

Il nodo IOSS e il 93% dei flussi e-commerce

Il dazio di 3 euro si applicherà alle merci per le quali i venditori di Paesi terzi risultano registrati nello sportello unico per le importazioni (IOSS) ai fini IVA. Si tratta di un perimetro molto ampio: secondo le stime, il meccanismo copre il 93% dei flussi di commercio elettronico verso l’Unione europea. La misura si distingue dalla cosiddetta “tassa di gestione” attualmente in discussione nell’ambito del più ampio pacchetto di riforma doganale e del quadro finanziario pluriennale. Inoltre, la Commissione ha previsto una valutazione periodica per verificare l’eventuale estensione dell’aliquota anche alle merci vendute da operatori non registrati all’IOSS.

Il Cordinamento con Bruxelles

Sul fronte nazionale, l’Italia aveva già introdotto una misura analoga nella Manovra 2026, con un contributo di 2 euro sui pacchi extra UE, attualmente prorogato a marzo nell’ambito dei lavori di conversione del decreto Milleproroghe. La scelta europea impone ora un coordinamento normativo. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha chiarito che il governo valuterà la proroga e l’allineamento alla decisione UE: “C’è una decisione europea e vedremo di renderla coerente”. Il quadro che si delinea è quello di una progressiva stretta sulle spedizioni low cost extra UE, con l’obiettivo dichiarato di riequilibrare il mercato interno e rafforzare i controlli. Ma resta aperta una domanda cruciale per il mercato: quanto di questo nuovo costo verrà assorbito dalle piattaforme e quanto, invece, finirà per riflettersi sui prezzi finali pagati dai consumatori europei?