auto elettriche cinesi

I prodotti di lusso e le eccellenze agroalimentari del made in Italy potrebbero essere le voci economiche con cui la Cina potrebbe penalizzare l’export italiano. L’obiettivo della ventilata mossa di rappresaglia che arriva da Pechino è chiara: creare una divisione interna tra i Paesi membri dell’Unione Europea e bloccare così il dossier sui dazi sui veicoli elettrici.

I veicoli elettrici a batteria prodotti in Cina saranno, salvo contrordini, presto soggetti al pagamento di tariffe quando verranno importati in Unione Europea. In Eurozona la domanda di questi tipi di mezzi ecologici è in aumento e i prodotti cinesi garantiscono prezzi concorrenziali e tecnologia affidabile.

I dazi, che si aggiungeranno a una tariffa d’importazione del 10 per cento, entreranno in vigore sotto forma di una garanzia il prossimo 4 luglio nel caso i negoziati con le autorità cinesi non produrranno una soluzione concordata. Per essere riscossi definitivamente, però, servirà l’eventuale approvazione definiva degli Stati membri in autunno.

La Commissione europea ha annunciato i risultati preliminari di un’indagine ancora in corso sulle sovvenzioni concesse dalla autorità di Pechino ai produttori cinesi di veicoli elettrici. 

Secondo il documento, i principali marchi cinesi ricevono sussidi definiti come “ingiusti e dannosi per la concorrenza dei produttori europei” e dunque subiranno dazi così calcolati per il momento riguardo i principali marchi cinesi.

La più sanzionata è la Saic con un dazio del 38,1 per cento. Lo stesso applicato ad altri marchi non specificati nell’annuncio che non hanno collaborato con l’indagine. Seguono Geely con il 20 per cento e Byd con il 17,4 per cento. Altri marchi che hanno invece cooperato nell’indagine europea subiranno sanzioni del 21 per cento.