Russia raddoppiato incassi energia

La guerra in Ucraina innescata dall’invasione delle Russia ha scatenato un altro conflitto di natura economica, quella sugli approvvigionamenti delle materie energetiche. Proprio dalla Russia, infatti, molti paesi europei acquistano la maggior parte delle proprio forniture di gas e petrolio, materie prime fin qui non inserite nei pacchetti di sanzioni imposte a Mosca. Il prossimo 9 maggio dovrebbe arrivare l’embargo dell’Ue al greggio russo, ma la decisione diventerà operativa solo dopo 6 mesi. La Russia, dunque, continua a guadagnare dai Paesi europei e ad avere finanze per la sua guerra. Secondo il Centro finlandese per la ricerca sull’energia e l’aria pulita, Crea, il Cremlino dall’inizio della guerra avrebbe addirittura raddoppiato i propri incassi derivanti dalla vendita di energia rispetto allo stesso periodo del 2021, pur esportando di meno.

La Russia ha raddoppiato gli incassi per l’energia

Nello specifico, la Russia avrebbe guadagnato 44 miliardi di euro dalla vendita di prodotti energetici all’Ue. Si tratta di una cifra pari al doppio di quanto avvenuto nello stesso periodo del 2021, con la Crea che giustifica tale fenomeno con l’aumento generalizzato dei prezzi. Dei 63 miliardi di euro incassati da Mosca per la vendita di petrolio e gas, ben 44 proverrebbero dall’Unione Europa, in un complicato sistema di nemici bellici e alleati commerciali.

All’aumento del guadagno russo corrisponderebbe poi una diminuzione netta delle forniture. Le importazioni di petrolio sono infatti scese del 20%, quelle di carbone del 40%, mentre per il gas c’è stato un lieve aumento. A finanziare le casse del Cremlino sarebbe in particol modo la Germania, che dall’inizio della guerra avrebbe speso circa 9 miliardi di euro di rifornimenti energetici dalla Russia.

Putin è dunque contestato aspramente dai leader europei, ma allo stesso tempo attinge dalle casse dei loro Stati, in una situazione che potrebbe trovare la sua fine solo nel caso in cui l’Ue decidesse di tagliare in maniera netta le proprie forniture da Mosca. La decisione, però, non sembrerebbe così facile in questa fase, vista la totale dipendenza di alcuni Paesi europei, tra cui l’Italia, dalle materie energetiche russe.