IdeaPlast fa le... scarpe ai bovini e risolve un problema per gli allevamenti

Avete presente quel che si dice sui bovini, cioè che sarebbero responsabili del 74% delle emissioni di gas a effetto serra? Ovviamente si tratta di una bufala, ma ciò non toglie che quelle emissioni possano comunque essere preziose per ricavare energia, in un modello virtuoso di economia circolare a salvaguardia dell’ambiente. Potere è volere, ed è, infatti, su questo modello che si impernia l’apparente paradosso di un’azienda che negli ultimi anni ha costentemente ridotto le emissioni nonostante l’aumento del proprio fabbisogno energetico. Fino ad azzerarlo, diventando autoproduttore del 100% del suo grande consumo di corrente. Parliamo di Inalca (società del Gruppo Cremonini), leader in Europa nella produzione di carni bovine e prodotti trasformati a base di carne, salumi e snack (con i marchi Inalca, Montana, Manzotin, Italia Alimentari, Fiorani e Ibis), un colosso da 2,24 miliardi di euro di fatturato, più di 6.800 dipendenti, otto aziende agricole, 16 stabilimenti in Italia, 25 piattaforme distributive e 8 stabilimenti all’estero. E, appunto, un modello produttivo basato sull’economia circolare. Un fenomeno, un successo, di cui Economy ha parlato con Giovanni Sorlini, che in Inalca è responsabile della funzione Ambiente, qualità e sicurezza.

Dunque, il luogo comune sulla nocività dell’industria zootecnica per l’ambiente è vero o è falso?

I numeri reali calcolati dalle fonti ufficiali in particolare la Fao o l’Ispra per l’Italia ci dicono che questa affermazione è sostanzialmente falsa. Tutta l’attività agricola pesa tra il 12 e il 14% delle emissioni climalteranti globali e l’impatto degli allevamenti è ancora più basso: in particolare, quello bovino contribuisce tra il 5 e 7%. Certamente un dato non irrilevante, ma decisamente inferiore a quello di altri settori, come i trasporti o l’energia. Mi chiedo sempre come mai nessuno si preoccupi del 86-90% delle altre emissioni derivanti dai combustibili fossili! Trovo singolare questo accanimento contro gli impatti delle produzioni agricole, e della carne in particolare, quasi fossero attività del tutto superflue delle quali poter fare a meno. Una produzione massiccia di prodotti vegetali sostitutivi delle proteine animali inoltre, come auspicato da qualcuno, non ridurrebbe automaticamente gli impatti sull’ambiente. Questo non toglie che tutto il nostro settore sia da tempo impegnato in uno sforzo per ridurre gli impatti a tutti i livelli, ma riteniamo che la questione vada affrontata razionalmente e, soprattutto, senza derive ideologiche che portano a manipolazioni sistematiche dei dati. Al contrario, ricordo che nel nostro paese nel  1960 c’erano 10 milioni di bovini e che  oggi sono poco meno di 6 milioni, come fanno meno bovini ad inquinare di piu?  L’abbandono delle terre negli ultimi 60 anni ha portato a dissesti idrogelogici importanti e perdita di biodiversita: in Italia, costituita prevalentemente da aree appenniniche idonee per una zootecnia pascolativa, l’allevamento di bovini potrebbe costituire un’importante base per il rilancio della produzione agricola, notoriamente deficitaria, migliorando la sicurezza alimentare soprattutto in un momento di grande crisi legata alla pandemia da Covid-19.

Già nel 1997 Inalca aveva installato il primo cogeneratore a metano all’interno dello stabilimento di castelvetro di Modena

In ogni caso l’Inalca è all’avanguardia nell’economia circolare. Con quali risultati?

Da sempre nella nostra azienda la visione della sostenibilità è stata intrinsecamente legata al suo modello di business e sviluppo industriale, mai un elemento aggiunto per fare immagine. Da oltre 20 anni abbiamo sviluppato una strategia nella gestione delle risorse energetiche che ha portato alla realizzazione di impianti di produzione biogas, cogeneratori industriali, alimentati a biomasse e metano, impianti fotovoltaici. Oggi il 100% dell’energia utilizzata dall’azienda è autoprodotta, e andiamo verso il traguardo del 50% del fabbisogno energetico derivante da energia rinnovabile ottenuta con biomasse di recupero provenienti da attività agricole ed industriali del Gruppo. Il prossimo step riguarda la produzione di biometano liquido per autotrazione ottenuto da rifiuti e scarti agroindustriali: il bio-carburante prodotto verrà impiegato nelle flotte aziendali e i fertilizzanti risultanti dal processo verranno reimpiegati in agricoltura, ottenendo così una piena circolarità della filiera. Ma oltre a questo, va considerato lo sforzo costante nell’uso efficiente di tutte le risorse naturali, come l’acqua che viene integralmente gestita tramite un ciclo integrato completamente controllato dall’azienda, oltre a percorsi industriali di valorizzazione dei sottoprodotti, eliminazione degli sprechi, riciclo e recupero dei rifiuti che già coprono il 99% della produzione.

Che cosa intendete con “clessidra ambientale”?

È una rappresentazione grafica efficace per comprendere i reali impatti legati a un consumo equilibrato di carne. Si tratta di un modello elaborato dal comitato scientifico dell’associazione Carni Sostenibili, ripreso nel nostro Bilancio di sostenibilità nella sezione dedicata al consumo consapevole. Nella clessidra ambientale vengono coniugati i fabbisogni settimanali consigliati delle varie categorie di alimenti, così come indicati dalle linee guide nutrizionali del Ministero della Salute, con gli effettivi impatti ambientali che tali consumi comportano. Risultato? Gli impatti ambientali derivanti dall’assunzione di circa 400 grammi alla settimana di carne consigliati sono analoghi a quelli collegati all’assunzione dei 5 kg di frutta e verdura previsti nelle linee guida. Per dirla in altri termini, in un’alimentazione equilibrata basata sui principi della dieta mediterranea gli impatti derivanti dall’assunzione delle varie categorie di alimenti sono sostanzialmente equivalenti.

Un altro punto di forza del gruppo è l’attenzione per il sociale: per esempio in Africa.

In Africa, oltre all’Angola in cui l’azienda da oltre 30 anni ha iniziato la sua attività, siamo presenti in altri 5 importanti paesi. Il modello di business applicato sin dall’inizio da Inalca si è basato su una forte integrazione sociale ed economica, sostenendo, insieme alle attività economiche, iniziative di rilevanza territoriale come scuole e ospedali. Per fornire un quadro più chiaro sul contributo di Inalca allo sviluppo sostenibile dei paesi in cui opera, nell’ultima edizione del Bilancio di sostenibilità appena pubblicata abbiamo analizzato le nostre attività rispetto agli obiettivi globali per lo sviluppo sostenibile (Sdg’s) e gli indicatori macroeconomici dei singoli paesi, entrambi valutati e rendicontati dal punto di vista economico e sociale. Un lavoro complesso, iniziato con l’Angola e che prevediamo di sviluppare ed approfondire nelle prossime edizioni del Bilancio.

I soldi spesi per la sostenibilità vengono considerati più costi o più investimenti?

Riprendendo dalla sua prima domanda, nelle imprese lo sviluppo sostenibile può nascere solo da precise scelte industriali ed economiche prima ancora che da una doverosa sensibilità etica verso la protezione dell’ambiente e delle comunità. Una scelta obbligata a cercare ogni giorno le soluzioni migliori per produrre nella massima efficienza, coniugando risparmio di risorse ed impatti ambientali. Una scelta che trova piena coerenza anche nei recenti orientamenti normativi comunitari volti a privilegiare gli investimenti sostenibili da parte della comunità finanziaria. Sostenibilità applicata di selezione e valutazione degli investimenti che, ad esempio, verranno adottati anche nel contesto del piano europeo per la ripresa e la resilienza, il cosiddetto Recovery Fund.

Qual è il senso della vostra presenza a Ecomondo?

Ecomondo è l’evento internazionale di riferimento dell’economia circolare: non è solo una vetrina, ma uno spazio di confronto e di approfondimento tecnico dove tutti gli stakeholder possono confrontarsi in modo costruttivo. Migliorare la sostenibilità significa infatti comprendere, valutare e ove possibile adottare nuove tecnologie, acquisendole anche da altri settori produttivi. Ecomondo consente questo scambio e facilita il processo di innovazione. Da parte nostra, parleremo delle novità del nostro bilancio di sostenibilità, dei percorsi di sviluppo, ma soprattutto ascolteremo e studieremo anche le esperienze di altre imprese e istituzioni.