In un campo come quello delle cravatte, radicato agli stilemi della tradizione e solitamente refrattario a grossi cambiamenti, è riuscito a portare una sferzata d’aria nuova innovando pur senza distaccarsi dal solco della classicità. Per il brand napoletano Ulturale, presente a Pitti Uomo con una serie di capsule collection, la cravatta è stato – e continua ad essere – un accessorio su cui sperimentare. Pensiamo al modello scaramantico, con un cornetto di corallo portafortuna nascosto tra le pieghe di una “sette pieghe” (la regina dell’eleganza napoletana) che ha declinato in maniera spiritosa il passaggio dall’inglese tie all’apotropaico napoletano tiè. Oppure al modello “00tie” che nel cappuccio vede nascosto un taschino che può contenere una carta di credito, utile per effettuare pagamenti contactless direttamente dalla cravatta. Dietro le innovazioni griffate Ulturale c’è il fondatore dell’azienda, Vincenzo Ulturale, che dall’85 esprime la più alta tradizione sartoriale italiana. Eppure se la storia del brand non raggiunge i 35 anni, quella della famiglia affonda le radici in un passato ben più lontano. «Già quando ho creato Ulturale – spiega il fondatore – avevo alle spalle un’esperienza familiare di 40 anni: quando ero piccolo avevamo un piccolo laboratorio sartoriale allestito in una stanza di casa, che produceva conto terzi. I miei giochi da bambino sono stati metri e scampoli di tessuto. Siamo partiti da Napoli, col tempo ci siamo ampliati alla Campania e poi nel resto d’Italia, e oggi siamo presenti in Giappone, Corea, Russia e Svizzera.
Il brand napoletano è presente non solamente in campania, ma anche in Svizzera, in Russia e persino in Giappone e in Corea
All’inizio la produzione era affidata a me e ai miei genitori, adesso abbiamo meno di dieci dipendenti ma sto cercando di creare piccole strutture autonome in grado di poter fare numeri importanti senza perdere le caratteristiche dell’artigianalità e del fatto a mano. Mi piacerebbe organizzare una rete di produzione che possa supportare la nostra volontà di entrare in mercati come quello statunitense e sudamericano». Per diversi anni Vincenzo Ulturale ha visitato i padiglioni del Pitti Uomo, e da 7-8 stagioni è presente con un proprio stand: «La considero una fiera strategica, la più frequentata da distributori e agenti, in grado di attirare operatori da tutto il mondo. La frequento da una vita, vent’anni fa era la più potente ma ancora adesso è del tutto valida, soprattutto per il settore classico. Da qualche anno abbiamo deciso di sviluppare e portare a Firenze alcune capsule collection, per dare alla stagionalità un carattere forte: accanto a una base di tessuti permanenti, evergreen, elaboriamo capsule specifiche per mercati particolari o con modelli peculiari per dare un’identità ben precisa alla nostra idea di stile. In fondo – aggiunge Vincenzo Ulturale – la cravatta resta un marchio imprescindibile per l’uomo elegante. Forse non tanto nel mass market, è vero, ma di sicuro nel campo del lusso rimane un must. Per chi vuole indossare questo accessorio, in altre parole, la soluzione artigianale resta la prima scelta». E anche quest’anno, al salone fiorentino della moda maschile Ulturale mette in mostra una collezione – interamente fatta a mano in Italia – che esprime straordinaria vivacità e dinamismo, grazie all’incontro di stili e gusti differenti, che trovano nella qualità dei tessuti e nella ricchezza dei dettagli l’espressione dell’eleganza sartoriale made in Italy. La nuova collezione omaggia la crescita di una realtà che negli ultimi cinque anni ha incrementato del 50% il proprio fatturato, vicino al traguardo dei due milioni. Attualmente Ulturale distribuisce le proprie cravatte, realizzate in fibre naturali di lana, cotone, sete sia stampate che jacquard di provenienza italiana, attraverso una rete di oltre cinquanta punti vendita in Italia e all’estero, monomarca e wholesale, oltre alla presenza sul mercato corporate B2B.
















