«Non eseguiamo semplicemente quanto ci viene richiesto dai nostri committenti, ma interveniamo con un approccio proattivo, risolviamo le problematiche e realizziamo l’intera opera nel rispetto delle direttive imposte dall’Unione Europea – afferma Stefano Mascio, direttore generale del gruppo di Mornico al Serio –.  Conosciamo bene quest’attività, in tutti i suoi dettagli. Studiamo, verifichiamo, testiamo e innoviamo costantemente non solo i mezzi ma anche i processi interni. Studio, rispetto delle regole, precisione, velocità e sostenibilità, queste son le parole chiavi per realizzare grandi opere che rendono competitivo il nostro Paese».

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Ed è con questa visione che il Gruppo Mascio, da oltre vent’anni è uno dei protagonisti della cronaca delle grandi opere pubbliche infrastrutturali.

«Il segreto della crescita del Gruppo Mascio sta in una sola frase: rispettare le regole, soprattutto in materia di sicurezza», aggiunge Stefano Mascio.

Ma c’è un’opera in cui questo principio non era solo uno standard aziendale, bensì una responsabilità morale: la ricostruzione del Ponte Morandi di Genova, oggi Ponte San Giorgio. Il crollo del 14 agosto 2018 è una delle ferite più profonde del nostro Paese. È stato un evento che l’Italia non potrà mai più dimenticare. Quel giorno 43 persone persero la vita. Il viadotto sul Polcevera, simbolo di un’epoca di grandi promesse infrastrutturali, crollava a causa di incuria, appalti senza visione e un sistema da ripensare.

Quando, nel 2019, partirono i lavori del nuovo ponte progettato da Renzo Piano, l’Italia intera fu chiamata a dare prova di efficienza, trasparenza, velocità. Il Gruppo Mascio fu tra gli attori tecnici chiamati a collaborare al cantiere.

«Abbiamo portato la nostra competenza nella logistica di cantiere, nel movimento terra e nella gestione dei tempi. In quel progetto, ogni ora contava. Ogni regola andava rispettata. Ogni dettaglio controllato», ricorda oggi Stefano Mascio.

L’inaugurazione del Ponte San Giorgio, il 3 agosto 2020, è stato il segnale che l’Italia poteva ancora rialzarsi. Non solo da una frana di calcestruzzo e acciaio, ma da un’idea arrugginita di Stato e impresa.