Le imprese familiari italiane dimostrano la loro capacità di tenuta in un contesto macroeconomico incerto. LOsservatorio AUB, promosso da AIDAF (Italian Family Business), UniCredit, Cattedra AIDAF-EY di Strategia delle Aziende Familiari (Università Bocconi), con il sostegno di Angelini Industries, Borsa Italiana e EY mostra che, dopo il rimbalzo post-pandemico, la crescita dei ricavi nel 2024 si è attestata su valori lievemente negativi (-1,2%), in linea con il rallentamento del ciclo economico.
Nonostante questo, nel confronto di lungo periodo, le imprese familiari mantengono un vantaggio strutturale rispetto alle aziende non familiari, sia in termini di crescita cumulata, sia di redditività. Sono alcuni dei risultati del XVII rapporto dell’Osservatorio AUB, che monitora tutte le aziende italiane con un fatturato di almeno 20 milioni, cioè 23.578, di cui 15.568 (il 66%) a controllo familiare. Il rapporto, curato da Fabio Quarato e Carlo Salvato, è stato presentato ieri sera a Milano, a Palazzo Mezzanotte, sede di Borsa Italiana.
Gli investimenti restano sostenuti: nel 2024 le immobilizzazioni delle imprese familiari crescono del 9,2%, confermando una propensione all’investimento superiore a quella delle imprese non familiari. Anche la redditività operativa, pur in lieve flessione rispetto al 2023, si mantiene su livelli superiori al periodo pre-Covid, mentre la struttura finanziaria appare complessivamente solida, con un indebitamento contenuto e una quota crescente di aziende con posizione finanziaria netta positiva. È in questo quadro di stabilità economico-finanziaria che si inserisce una delle trasformazioni più rilevanti per il futuro del sistema produttivo italiano: l’accelerazione dei passaggi generazionali, l’evoluzione delle famiglie proprietarie e il crescente ricorso a modelli di mentoring tra generazioni.

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Famiglie proprietarie sempre più articolate

La ricerca contiene per la prima volta un’analisi sistematica della composizione delle famiglie proprietarie nelle grandi imprese familiari italiane. I dati mostrano famiglie numerose e strutturate: oltre l’80% presenta più di un figlio, spesso di genere diverso, con una media di 2,5 potenziali successori per famiglia. Questa pluralità amplia il bacino della Next Generation, ma rende più complessa la scelta del leader, trasformando il passaggio generazionale da un evento prevalentemente anagrafico a un vero processo decisionale strategico.

“Il passaggio generazionale è uno dei momenti più delicati nella vita di un’impresa familiare: è qui che si decide la continuità dell’azienda e, soprattutto, la sua capacità di evolvere, rafforzare la governance e integrare nuove competenze” evidenzia Cristina Bombassei, presidente di AIDAF. “È una responsabilità importante, che richiede preparazione, metodo e tempi adeguati: per questo in AIDAF ci piace chiamarla ‘transizione generazionale’, più che passaggio. La successione non è solo un trasferimento di ruoli, ma può diventare una vera occasione di rilancio. Con l’ingresso della NextGen arrivano nuove sensibilità, competenze aggiornate e un approccio più strutturato alla gestione e alla governance.

L’Osservatorio fotografa una realtà chiara: i risultati migliori in termini di redditività e di crescita arrivano quando la famiglia riesce a integrare tradizione e meritocrazia, scegliendo sulla base di competenze e preparazione”. Passaggi generazionali in accelerazione Dal 2010 a oggi sono stati osservati quasi duemila passaggi generazionali, con una forte accelerazione a partire dal 2020. La guida dell’impresa viene trasferita mediamente quando la generazione senior ha circa 75 anni, mentre i successori entrano al vertice intorno ai 45 anni, dopo lunghi percorsi di affiancamento.

Sottolinea Carlo Salvato: “I dati dell’Osservatorio mostrano che il sistema delle imprese familiari italiane è entrato in una fase di forte accelerazione dei passaggi generazionali, come evidenziato dal numero di transizioni registrate a partire dal 2020. Sulla base di questa traiettoria, le nostre stime indicano che oltre un terzo delle aziende familiari potrebbe essere coinvolto in un passaggio generazionale nel prossimo decennio. Se si ipotizza l’adozione di una best practice di governance – ovvero che la Generazione Senior lasci intorno ai 70 anni la guida dell’impresa alla NextGen – la quota di aziende interessate potrebbe arrivare a sfiorare il 50% nei prossimi dieci anni». Il mentoring come leva di continuità e performance Uno dei risultati più rilevanti riguarda la diffusione del mentoring intergenerazionale.

Oggi oltre un terzo dei passaggi generazionali avviene attraverso un periodo strutturato di affiancamento tra Senior e NextGen, una quota in forte crescita negli ultimi anni. Nel solo 2024, quasi un passaggio su due è stato preceduto da un percorso di mentoring. Le imprese che adottano questa modalità ottengono risultati migliori: maggiore redditività, crescita più sostenuta e transizioni più stabili. In particolare, si è notato che le aziende che affiancano alla Next Generation anche competenze manageriali esterne risultano più performanti. Sottolinea Fabio Quarato: “L’allungamento dell’età media delle persone – e quindi anche degli imprenditori – sta cambiando profondamente il modo in cui avviene il passaggio generazionale nelle aziende familiari. I dati dell’Osservatorio mostrano con chiarezza che la successione non avviene più come un evento puntuale, ma come un processo che si sviluppa nel tempo. Il mentoring interpreta questa evoluzione, consentendo una convivenza generazionale che può rendere il passaggio più ordinato ed efficace”.

Ordine di nascita e merito nella scelta dei successori

Nonostante l’evoluzione dei modelli di governance, i criteri di selezione del successore restano in larga parte tradizionali: nel 70% dei casi la guida viene affidata al primogenito. Tuttavia, l’analisi mostra che le scelte di successione tendono a integrare sempre più elementi di merito: i successori selezionati presentano spesso livelli di istruzione più elevati rispetto agli altri potenziali candidati. Quando questo accade, l’impatto positivo del passaggio generazionale sulle performance aziendali risulta significativamente amplificato. Uno snodo decisivo per il sistema produttivo italiano Nel complesso, la XVII edizione dell’Osservatorio AUB restituisce l’immagine di un capitalismo familiare in trasformazione: più consapevole, più strutturato e sempre più attento a governare il ricambio generazionale come leva di continuità e competitività. La sfida dei prossimi anni sarà anticipare e accompagnare questi passaggi, valorizzando la diversità delle famiglie proprietarie e investendo in percorsi di mentoring capaci di coniugare tradizione e rinnovamento.

Massimiliano Mastalia, Head of Wealth & Large Corporates di UniCredit Italia: “Le imprese italiane negli ultimi anni si sono trovate ad affrontare un contesto caratterizzato da cambiamenti non lineari e repentini, maggiore volatilità e forte Interconnessione tra i fenomeni.  A questo si aggiungono alcune sfide peculiari della forma d’impresa famigliare, tra cui l’Osservatorio AUB individua come cruciali quelle della competitività e del passaggio generazionale, che può rappresentare un momento di rilancio e riorientamento strategico. Il nostro impegno è supportare le imprese familiari anche in questa traiettoria di trasformazione, facendo leva anche sulla nostra dimensione Europea. Il futuro sarà delle imprese capaci di trasformare le sfide in vantaggi competitivi duraturi e sostenibili, costruendo eco-sistemi più resilienti, integrati e aperti ai mercati internazionali.”

“Ciò che emerge dall’ultima edizione dell’Osservatorio AUB conferma che una delle sfide centrali per le imprese risiederà proprio nella costruzione delle competenze del futuro, necessarie per creare un ponte tra generazioni e tra ambiti di conoscenza.” commenta Sergio Marullo di Condojanni, CEO di Angelini Industries & Angelini Pharma. “Da parte nostra, abbiamo deciso di investire in modo molto importante nell’Angelini Academy, con il lancio di percorsi di formazione internazionale innovativi, aperti anche a talenti esterni, e di borse di ricerca sulle nuove frontiere dell’educazione. Il nostro obiettivo è rispondere al bisogno di guidare il cambiamento, e non subirlo, proprio come le imprese familiari hanno dimostrato di saper fare nella loro storia.”

Barbara Lunghi, Responsabile dei Mercati Primari di Borsa Italiana – Gruppo Euronext: “Come evidenziato dall’Osservatorio AUB, l’accesso al mercato dei capitali rappresenta, per le aziende a conduzione familiare, una leva strategica per migliorare le performance e accelerare i processi di internazionalizzazione. In questo percorso, il rafforzamento della governance e una gestione consapevole del ricambio generazionale diventano elementi chiave di continuità e competitività. Borsa Italiana mette a disposizione delle imprese strumenti e competenze per crescere, innovare e competere sui mercati, incoraggiando al contempo a coltivare quella cultura imprenditoriale che le famiglie custodiscono e tramandano da generazioni.”

Commenta Massimo Meloni, EY Italy Private Leader: «I dati dell’Osservatorio AUB confermano che le aziende familiari continuano a investire e a guardare al lungo periodo: è un tratto distintivo di resilienza e visione strategica. L’analisi sui percorsi formativi delle nuove generazioni e la correlazione tra passaggi generazionali, redditività e titoli di studio evidenziano quanto le competenze – attuali e future – siano la leva chiave per competere. Nel decennio 2025‑2034 circa un’impresa familiare su tre affronterà un ricambio generazionale: un passaggio che richiede una preparazione condivisa e coordinata dell’intero ecosistema, in cui anche realtà come EY sono chiamate a contribuire con competenze aggiornate e un ruolo di supporto per accompagnare investimenti e creazione di valore.”