Il fintech è un ragazzino di 40 anni: almeno, a giudicarlo dal punto di vista di Bancomat, dall’ottica cioè di un’azienda che l’ha “inventato” in Italia – ovviamente in una forma all’epoca elementare – ben 40 anni fa: nel 1983.

Da allora, la tesserina di plastica rettangolare con quel marchio è entrata nelle tasche di tutti gli italiani, è diventato sinonimo di “denaro di plastica” – prima e più delle carte di credito! – ed oggi, gradualmente, insensibilmente ma marcatamente, sta cambiando pelle e diventando sempre più importante

E Bancomat, per questo suo compleanno molto simbolico, ha deciso di farsi un regalo, una ripartenza ambiziosa all’insegna di nuovi obiettivi e nuove sfide, forte anche di un nuovo azionariato – capeggiato dal Fondo strategico italiano – che oltretutto sancisce la strategicità dei servizi Fintech di Bancomat per il sistema Paese.

Di che si tratta? Si tratta di un nuovo piano industriale per progredire su ben 4 direttrici strategiche: quella dello sviluppo di asset e/o partnership strategici come, ad esempio, quella con Nexi per la Certificazione accreditata, che sarà in roll-out già dal 2024; quella della diversificazione di business, che significa uscire dalla confort-zone del business tradizionale, sviluppando nuovi servizi; lo sviluppo transfrontaliero; e naturalmente il rafforzamento del conto economico. Che però – si badi bene – è già bello forte!

Vediamo qualche dato: nel 2022 sono state effettuate con Pagobancomat 2,3 miliardi di transazioni per un valore di 114,4 miliardi di euro. L’aumento del numero di operazioni sul 2021 è stato del 16,2% ed il ticket medio è stato pari a 49,3 euro. I pagamenti contactless nel 2022 sono stati 1,4 miliardi, contro gli 856,7 milioni dell’anno precedente, pari al 59% delle transazioni totali.

I prelievi di contanti effettuati sul circuito Bancomat nel 2022 sono stati 501,2 milioni con un corrispondente valore di 110,6 miliardi di euro, con un ticket medio di 220,6 euro. Le operazioni Bancomat Pay sono state 6,2 milioni, per un valore di 241 milioni di euro e un ticket medio di 38,9 euro…

Anche il trend per l’anno in corso è eccellente: da gennaio a ottobre 2023 sono state effettuate 2,09 miliardi di operazioni Pagobancomat per un valore di 98,1 miliardi di euro, con un aumento del numero di transazioni del 10,3%. L’incidenza delle transazioni contactless sul totale pagamenti risulta pari al 71,9% (57,7% fino a ottobre 2022) ed il ticket medio è pari a 41,9 euro. E sempre fino a ottobre sono stati 398,7 milioni i prelievi nel circuito, con un corrispondente valore di 87,6 miliardi di euro. Ma il 2023 passerà alla storia per l’ingresso nel capitale della società del Fondo strategico italiano (Fsi), che ha investito 100 milioni, promuovendo l’obiettivo di far divenire Bancomat un leader europeo della monetica, focalizzato su innovazione, qualità e servizio al cliente, e un abilitatore tecnologico al servizio delle esigenze dei clienti. Come? Con il rafforzamento dell’offerta prodotti, una nuova piattaforma tecnologica in grado di offrire maggiore flessibilità e velocità nello sviluppo di servizi ai clienti, l’ampliamento dell’offerta di servizi, anche in segmenti adiacenti e sinergici e mirate acquisizioni di aziende con competenze specifiche.

E naturalmente con l’implementazione di tecnologie sempre nuove: come quella del momento, il soft pos. Si tratta, in sostanza, dell’attivazione in uno smartphone (prevalentemente, ma anche in un tablet e in qualsiasi pc) di un software capace di incassare pagamenti elettronici mediati da una carta di credito o di debito. In pratica, una forte semplificazione a vantaggio di tutti quei “merchant” (commercianti al dettaglio, dal bottegaio sotto casa al tassista) che oggi per accettare pagamenti elettronici devono dotarsi di un apparecchio ad hoc, mentre col soft pos possono semplicemente abilitare il loro smartphone. È una soluzione che agevola i merchant e ne diluisce la “ritrosia” verso il pagamento digitale, azzerando i costi ma anche migliorando la loro “user-experience” di accettazione del denaro, che finalmente viene equiparata a quella del “pagamento” classico.

Ma c’è di più, nel futuro prossimo di Bancomat ed è una convergenza sulla linea delle istituzioni in fatto di pagamenti digitali. Il governo ha promosso l’introduzione dei prelievi di contante presso i commercianti, quasi facendo sua un’innovazione che Bancomat ha lanciato due anni fa, con il brand DebitCashback, che rende già possibile il ritiro di contanti in una catena di 200 punti di distribuzione di carburante in Italia ma sta già diffondendosi ulteriormente. Peraltro il “contante” – ricordano in azienda – non sparirà mai, lo sostengono tutte le banche centrali; e resterà sempre uno strumento di prossimità e di contatto per una fascia della popolazione che per vari motivi, anche socio-culturali, non potrà mai farne a meno.

Inoltre Bancomat ha fatto suo l’auspicio alla riduzione dei costi di prelievo che proveniva dal governo firmando un protocollo con le banche per azzerare le commissioni transazionali di Bancomat Pay, riconosciuto però ai soli partner che riversano questo beneficio attuando una scontistica sui propri esercenti in portafoglio per le transazioni fino a 10 euro sugli esercenti fisici.

Resta sullo sfondo di tanta operatività una visione di futuro strategico. Ed è illuminante al riguardo ciò che l’amministratore delegato di Bancomat, Alessandro Zollo, ha scritto recentemente sulla rivista Bancaria, nell’introduzione ad un lungo saggio sul tema: «Immersi nel mondo digitale – scrive Zollo – i consumatori postmoderni hanno perso l’abitudine a utilizzare i contanti e cominciano a preferire i pagamenti digitali in coerenza con le nuove esigenze emergenti. L’evoluzione tecnologica e l’utilizzo dei social network stanno dando origine a un nuovo concetto di identità digitale, tramite cui il consumatore vuole sentirsi parte di una collettività, accedere alle informazioni in modo rapido e partecipare attivamente anche a tematiche sociali ed ambientali instaurando legami più diretti con brand e istituzioni. In tale contesto, oltre i confini europei si stanno affermando nuove soluzioni che sembrano poter fornire una risposta a questo cambiamento. Già diffuse nel Sud Est asiatico con miliardi di utenti attivi – conclude Zollo – si avvicinano anche al nostro mercato le Super-App che superano la logica di “costellation” a favore dell’integrazione, offrendo quindi al consumatore una molteplicità di servizi all’interno di un unico touchpoint, suggerendo la necessità di inquadrare il concetto di pagamento all’interno di un ecosistema di servizi ben più ampio” (…) L’avvento delle Super-App renderà il pagamento sempre più “intangibile”, integrato con altri servizi e incentrato su una user experience intuitiva in cui risulti minimizzata la sensazione di “cedere” qualcosa per ottenerne in cambio un bene o un servizio».