mercato europeo delle criptovalute si prepara a vivere uno dei passaggi più delicati della sua storia. Dal 1° luglio termina infatti il periodo transitorio previsto dal regolamento europeo MiCA (Markets in Crypto-Assets) e, da quel momento, gli operatori privi della necessaria autorizzazione non potranno più offrire servizi agli investitori dell’Unione europea.

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Non si tratta di un divieto nei confronti di Bitcoin o delle altre criptovalute, che restano perfettamente detenibili e negoziabili attraverso intermediari autorizzati. A cambiare è invece il quadro regolatorio entro cui operano gli exchange e le piattaforme di trading, chiamati ad adeguarsi a un sistema di regole uniforme valido in tutti i Paesi dell’Unione.

La scadenza del 30 giugno segna la conclusione di una lunga fase di transizione durante la quale gli operatori hanno avuto il tempo necessario per ottenere la licenza come Crypto-Asset Service Provider (CASP). Chi non avrà completato il percorso autorizzativo sarà costretto a interrompere l’offerta dei propri servizi nel mercato europeo.

L’obiettivo perseguito da Bruxelles è quello di trasformare un settore cresciuto per anni in modo frammentato in un mercato regolamentato, con standard comuni in materia di trasparenza, tutela degli investitori, requisiti patrimoniali, governance aziendale e controlli antiriciclaggio.

Per il mondo delle criptovalute si tratta probabilmente del cambiamento normativo più importante dalla nascita del settore.

Secondo le stime circolate a livello europeo, sono oltre 1.200 le società crypto registrate nell’Unione e, fino a poche settimane fa, meno del 20% risultava aver già ottenuto la nuova autorizzazione prevista dal MiCA. Un dato che lascia intuire quanto profonda possa essere la selezione destinata a interessare il mercato nei prossimi mesi.

Le conseguenze riguarderanno soprattutto gli operatori non conformi. Le piattaforme prive della licenza non potranno più acquisire nuovi clienti, promuovere i propri servizi o continuare normalmente l’attività nell’Unione europea. Saranno invece chiamate ad avviare una fase di uscita ordinata dal mercato, consentendo agli utenti di trasferire o ritirare le proprie criptovalute e gli altri asset digitali custoditi.

Per gli investitori, invece, la novità più rilevante consiste nella necessità di verificare con attenzione l’identità dell’intermediario utilizzato. Non basterà più scegliere una piattaforma conosciuta: sarà fondamentale accertarsi che il soggetto che presta il servizio disponga della licenza MiCA e sia autorizzato a operare nello Spazio economico europeo.

Il nuovo quadro regolatorio punta infatti a rafforzare la fiducia degli investitori in un comparto che negli ultimi anni è stato attraversato da numerosi fallimenti societari, frodi e casi di cattiva gestione delle risorse dei clienti.

Tra le situazioni osservate con maggiore attenzione c’è quella di Binance, il più grande exchange di criptovalute al mondo per volumi di scambio. Secondo le informazioni diffuse nelle ultime ore, la società non avrebbe completato entro la scadenza il percorso autorizzativo europeo e ha comunicato di essere al lavoro per ottenere una licenza MiCA in uno Stato membro dell’Unione. Nel frattempo l’azienda ha assicurato che i fondi degli utenti rimangono accessibili e che la transizione verrà gestita senza compromettere la sicurezza degli asset detenuti dai clienti.

Il passaggio al nuovo regime normativo rappresenta quindi molto più di un semplice adempimento burocratico. Segna l’ingresso definitivo del settore crypto nell’universo della finanza regolamentata, dove gli operatori saranno sottoposti a requisiti simili a quelli richiesti agli altri intermediari finanziari.

Per il mercato europeo si apre così una nuova fase. Da un lato è prevedibile una riduzione del numero delle piattaforme operative, con la probabile uscita degli operatori più piccoli o meno strutturati. Dall’altro, la presenza di regole comuni dovrebbe aumentare la trasparenza del mercato e offrire maggiori garanzie agli investitori, riducendo il rischio di affidarsi a soggetti privi di adeguati requisiti organizzativi e patrimoniali.

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Cristina Giua
Cristina Giua, milanese, classe 1971, giornalista professionista dal 2002. Si è sempre occupata di giornalismo economico, con specializzazione in Finanza, Legal e Real Estate. Ha lavorato per testate come il Sole-24 Ore, Monitorimmobiliare, il Quotidiano Immobiliare. Si è occupata anche di organizzazione di eventi e di ufficio stampa & comunicazione per Fiera Milano e Fondazione ISMU (Istituto Studi sulla Multietnicità) della Regione Lombardia. Laureata in legge, con indirizzo d’impresa, presso l’Università degli Studi di Milano, ha conseguito, in seguito, un Master in Giornalismo presso l’Università Cattolica di Milano.